Roots! n.216 giugno 2021

Nina Simone-Little Girl Blue (Jazz As Played In An Exclusive Side Street Club)

Nina Simone-Little Girl Blue (Jazz As Played In An Exclusive Side Street Club)

by Simone Rossetti

Pianista, cantante, compositrice, scrittrice, attivista per i diritti civili degli afroamericani ma prima di tutto una donna che nel corso della sua vita ha dovuto lottare e non poco; per un colore della pelle, per discutibili legami sentimentali e per scelte definitive come quella, sul finire degli anni 60, di lasciare gli Stati Uniti per trasferirsi prima in Africa e poi in Europa dove concluderà il suo viaggio terreno (era il 21 aprile del 2003). Una storia che ha avuto inizio molto prima, in una piccola cittadina del North Carolina, Tryon, non proprio quel profondo sud che ha dato i natali al blues ma anche qui “un” colore che faceva la sua differenza; discografia immensa quella della Simone che l’ha portata, fra alti e bassi, a muoversi fra diversi generi musicali, dal jazz, al blues fino a sonorità funky e pop. Nel dubbio su cosa “proporvi” abbiamo optato per il classico album di debutto, Little Girl Blue pubblicato nel febbraio del 1959 per la Bethlehem Records ed il perchè di questa scelta lo capirete proseguendo nella lettura; una voce “black”, molto particolare, per capirsi si può considerare all’opposto di un altra grande voce, quella di Billie Holiday, scura, profonda, potente, uno stile più “teatrale”, insomma, una voce più gospel che jazz. Nina Simone (il suo vero nome era Eunice Kathleen Waymon) non era così famosa come si potrebbe pensare, un riconoscimento a livello internazionale arrivato, come spesso accade, tardivamente (solo negli anni 80, praticamente a fine carriera) ma che almeno è riuscita a godersi per un pò; il motivo per il quale abbiamo scelto questo album, al di là della bellezza dei brani, sta nei nomi che accompagnano la Simone al piano, Jimmy Bond al contrabbasso e Albert Health alla batteria (e va detto, stratosferici), nessun’altro, un accompagnamento essenziale ma preciso proprio come piace a noi (più spesso accadeva che arrangiamenti orchestrali andassero ad appesantire inutilmente i brani a discapito della sezione ritmica e delle note di piano), uno stile pianistico quello della Simone di stampo “classico” eppure profondamente blues (asoltatevi le due bellissime tracce strumentali Good Bait e la più jazzata Central Park Blues), poi c’è la sua voce, intensa, drammatica, che riesce a scavare nel ventre più scuro di quella terra che non riesce ancora a trovare pace, a darsi pace (Plain Gold Ring è un pezzo da brivido); c’è la più classica I Loves You Porgy (uno standard di George ed Ira Gershwin) qui ridotta all’osso ed è proprio un gran bel sentire e due brani che sono entrati di diritto nella storia e che ben rappresentano tutto il mood della Simone, le swinganti Love Me Or Leave Me e My Baby Just Cares For Me, ad un primo ascolto forse più “leggere” ma dove le note di piano fondono magnificamente insieme blues e musica classica. Mood Indigo è fra i pezzi che preferiamo, dall’incedere sostenuto ed una sezione ritmica che tanto di cappello mentre il piano della Simone qui vola altissimo, c’è un pò di tutto, blues, spiritual, jazz, rhythm and blues ed è tanta roba. Anche quando le atmosfere si addolciscono come nella semplice e malinconica He Needs Me lo sono in modo “diverso”, quello che si ascolta non è quello che si percepisce, è quel profondo sud (o profondo nord, non è che poi la situazione fosse così diversa) con il quale, nel bene e nel male, Nina dovrà sempre confrontarsi, una sensazione che si amplificherà nello spettrale e drammatico spiritual per solo piano e voce di Don’t Smoke In Bed e concludiamo lasciandovi alle note di quel piccolo capolavoro che è You’ll Never Walk Alone che sebbene possa sembrare un brano minore racchiude tutta la poetica di Nina Simone (in realtà un brano immenso per magia ed intensità che si meriterebbe uno e più ascolti). Questo Little Girl Blue malgrado l’inevitabile peso degli anni (che non sono pochi) non perde nulla della sua potenza emotiva, della sua classe, del suo spessore (che è anche il nostro quotidiano vivere); non una “recensione” quindi ma un ricordo ed un omaggio ad una grande artista che ovunque si trovi adesso speriamo possa leggere, gradire e perdonarci eventuali dimenticanze ed errori; ciao Eunice. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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Nina Simone- Little Girl Blue (Jazz As Played In An Exclusive Side Street Club)

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

 Pianist, singer, composer, writer, Afro-American civil rights activist but above all a woman that in her life has had to fight a lot, for the color of her skin, for questionable sentimental ties and for definitive choices like the one to leave at the end of the 60s the United States and move first to Africa and then to Europe where she will end her earthly journey (it was April 21, 2003). A story that began much earlier, in a small town in the North Carolina, Tryon, not quite that deep south that gave birth to the blues but here too “one” color made its difference; immense discography that of Simone, a very approach varied that over the years has led it, between ups and downs, to range between different musical genres, from jazz to blues up to funky and pop sounds. When in doubt about what to “offer” we opted for classic debut album, Little Girl Blue released in February 1959 for Bethlehem Records and the reason for this choice you will understand it by continuing to read; a “black” voice, a lot particular, that understanding each other can be considered the opposite of another great voice, that of Billie Holiday, dark, deep, powerful, a more “theatrical” style, in short, a voice more gospel than jazz. Nina Simone (her real name was Eunice Kathleen Waymon) wasn’t as famous as she is might think, an international recognition arrived, as often happens, belatedly (only in the 80s, practically at the end of her career) but at least she managed to enjoy for a while; the reason why we chose this album, beyond the beauty of the songs, is in the names that accompany Simone on piano, Jimmy Bond on double bass and Albert Health on drums (it must be said, stratospheric), no other, an essential but precise accompaniment of its own as we like it (more often it happened that orchestral arrangements were going to weigh down the pieces are useless to the detriment of the rhythm section and the piano notes), a piano style that Simone’s “classic” yet deeply bluesy (listen to the two beautiful tracks Good Bait instrumentals and the more jazzy Central Park Blues; then there is her voice, intense, dramatic, that manages to dig into the darkest belly of that earth that still cannot find peace, to give itself pace (Plain Gold Ring is a thrill piece); there is the more classic I Loves You Porgy (a standard of George and Ira Gershwin) here reduced to the bone and it is really a great feeling and two songs that are entered by right in history and that well represent the whole mood of Simone, the swinging Love Me Or Leave Me and My Baby Just Cares For Me, at first listen perhaps more “light” but where the piano notes beautifully blend blues and classical music together. Mood Indigo is among the pieces which we prefer, from the sustained gait with a rhythm section that a lot of hat while the Simone’s piano flies very high here, there’s a little bit of everything, blues, spiritual, jazz, rhythm and blues and it’s a lot of stuff; even when the atmospheres soften as in the simple and melancholy He Needs Me am in a “different” way, what you hear is not what you perceive, it is that deep south (and deep north, it is not that the situation was so different) with which, for good and in the evil, Nina will always have to confront, a feeling that will amplify in the ghostly and dramatic spiritual for solo piano and voice by Don’t Smoke In Bed and we conclude by leaving you at notes of that little masterpiece that is You’ll Never Walk Alone which, although it may seem like a minor piece contains all the poetics of Nina Simone. This Little Girl Blue in spite of it the inevitable weight of the years (which are not few) loses nothing of its emotional power, of its class, its depth (which is also our daily life); not a “review” then but a memory and a tribute to a great artist who, wherever she is now, we hope she can read, accept and forgive us any forgetfulness and errors; hello Eunice. From Roots! that’s all and as always good listening (here or here).

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