Roots! n.347 dicembre 2021 Nemea

Nemea - Nemea

Nemea – Nemea

by Simone Rossetti

Non “osano” molto di più di quello che in effetti potrebbero ma la loro musica ha un qualcosa di onesto e puramente istintivo che merita “almeno” un ascolto; le sonorità sono quelle di un classico indie-rock italiano che per dirla tutta non è proprio nelle nostre corde ma che come in questo caso sappiamo anche apprezzare (o vederne il buono). Mario De Luca alla voce, Christian Carpentieri alla chitarra e cori, Alex Mauriello al basso e cori e Martino D’Amico alla batteria e cori; per chi avesse qualche dubbio siamo agli sgoccioli di un 2021 che sembra non promettere niente di buono e che possa piacere o meno questo è il “rock” oggi, le virgolette è perchè non vogliamo generalizzare ed a scanso di equivoci ci spacciano (per buono) di molto “peggio”; mettiamola così, questo Nemea (I Make Records / XXXV Live) per essere un Ep di debutto ha delle coordinate stilistiche ben precise, dei testi non banali ed una buona interazione all’interno della band (fortunatamente niente lustrini, ricchi premi e cotillon), poi è vero, qualche dubbio ci resta ma più per quella nostra (e sottolineiamo discutibile) maniacale attitudine/approccio ad un non accontentarsi soprattutto quando la sostanza c’è. Nella Nebbia apre l’Ep con delle belle atmosfere psycho-garage, un bell’input ma che “purtroppo” evolverà in un più classico rock (alternative-hard) forse un pò troppo “scontato” ma niente male, “Restando nella nebbia perdo il tempo della vista” declama il bravo De Luca in una interpretazione che non potrebbe essere migliore, segue l’amara Mogadiscio dall’incedere veramente notevole ed un esplosivo refrain; c’è Solo Insieme A Me che dietro riff più o meno duri nasconde un’anima/attitudine pop-rap che sarà pure una questione di gusti personali ma con un refrain che funziona alla grande e senza svendersi. Intro Muse è una cupa ballata elettroacustica dal taglio molto introspettivo e personale (guarda caso è anche il brano che preferiamo o che almeno ci sembra il più intimo, originale, sentito) ed infine a chiudere questo lavoro troviamo Cattività che riprende un pò le sonorità delle prime tracce, buono ma siamo lì. Allora, se Intro Muse ci racconta del “lato” più oscuro (e da esplorare) di questi Nemea gli atri brani suonano sicuramente più orecchiabili e rock-radiofonici, niente di male, è un “rock” al quale di questi tempi siamo purtroppo “abituati” (riferimenti stilistici ad altre band italiane non mancherebbero ma a noi vengono in mente i Litfiba) ed è questo e non la più o meno bontà dei brani a non convincerci del tutto ma tant’è, sappiamo bene che sono scelte artistiche e personali non discutibili (non da parte nostra); Nemea resta un lavoro che riesce “almeno” ad elevarsi al di sopra del solito ascoltare nazional-popolare e già questo non è poco, alle nostre orecchie gli “ingredienti” sono di quelli buoni ma il piacere/rischio da correre sta anche nello scoprirne di nuovi, di scoprirsi “altro”, vedremo. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).          

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