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Roots! n.90 febbraio 2021

Mother Island-Motel Rooms

Autore: Mother Island

Titolo: Motel Rooms

Anno: 2020

Genere: psychedelic garage-rock, paisley underground

Città: Vicenza

Componenti: Nicolò De Franceschi (chitarra), Nicola Tamiozzo (chitarra), Anita Formilan (Voce), Giacomo Totti (basso), Nicola Bottene (batteria)

Etichetta: Go Down Records

Formato: digitale, Lp

Sito web: https://www.facebook.com/Motherisland/

Mother Island-Motel Rooms

by Simone Rossetti

Il termine “leggero” non è sempre da disprezzare e non è questo il caso, anzi, Motel Rooms ha quella leggerezza che si protrae nel tempo (non quella pubblicizzata usa e getta), ha sostanza e corpo, bellissime armonizzazioni e melodie, il suono in particolare è perfetto (ma di questo ne riparleremo), per farla breve è un piacevole ascoltare. Detto questo non pretendete molto di più ma vi assicuriamo che nel suo piccolo può bastare; i Mother Island arrivano da Vicenza e sono la classica formazione rock, voce, due chitarre, basso e batteria, album pubblicato per la Go Down Records nell’appena trascorso 2020 (ma che sembra non trovare una fine) e disponibile anche in vinile (al solito, non è pubblicità ma una possibilità) e diciamolo subito, questi ragazzi ci sanno fare, il suono rimanda alle classiche formazioni garage-rock psichedeliche anni 60 ma più pulito e definito (come è giusto che sia), in particolare l’uso del riverbero che qui fa veramente la differenza, una considerazione sulla voce di Anita Formilan, non male ma siamo certi che se osasse appena un tantino di più ne acquisterebbe in originalità e spessore, le possibilità non mancano. Ma veniamo all’album vero e proprio, i profumi che vi si respira sono quelli tipici della West-Coast californiana (Jefferson Airplane, Grateful Dead ma anche Birds e Beach Boys), ma personalmente vi trovo più riferimenti in quella bellissima scena degli anni 80 che fu il paisley underground con gruppi come i Dream Syndicate, i Rain Parade, i primi R.E.M., il tutto ovviamente con le dovute proporzioni, anche e soprattutto per una questione “di tempi”; ad aprire l’album spetta a Till The Morning Comes ed è davvero un inizio promettente, morbida e carezzevole, mai banale o scontata e con un refrain che ha classe, a seguire Eyes Of The Shadow, un pezzo veramente trascinante, dal sound perfetto, una sezione ritmica che si apre in un crescendo notevole mentre le chitarre profumano di un epoca ormai lontanissima, non importa, siamo qui e ora; non è da meno la splendida And We’re Shining che ci porta in quell’America di provincia raccontata dai R.E.M. nei loro primi album; ma come al solito preferiamo non fare la solita ed inutile lista della spesa, anche perchè questo Motel Rooms scorre talmente bene da lasciare quasi spiazzati ed è veramente una bella sorpresa, Demons ad esempio è un piccolo capolavoro, con i suoi limiti certo ma mentre la si ascolta diventa proprio quel pezzo del quale se ne sentiva il bisogno, oppure la malinconica Song For A Healer dalle melodie più crepuscolari ed avvolgenti, con i suoi riverberi che fluttuano dolcemente nell’aria per poi depositarsi nelle nostre orecchie, ed è un bel sentire, così come nella più sbarazzina Santa Cruz che si muove fra chitarre beat ed un crescendo contagioso di scuola sempre R.E.M., concludiamo citando la traccia finale Lustful Lovers, notturna e seducente, quel pezzo che profuma di deserto e di motel di periferia dove finalmente perdersi o ritrovarsi, un pezzo ricco di fascino che vi trascinerà in un abisso di echi, distorsioni e riverberi senza tempo. Cos’altro dire, che non volendo abbiamo prorio fatto la solita ed inutile lista della spesa, per una volta concedetecelo; Motel Rooms non è quel capolavoro che cambierà la storia del rock ed è meglio così, qui su Roots! non ci fidiamo dei presunti capolavori e preferiamo sempre i così detti album minori; ha però un difetto (se di difetto si può parlare), quello di essere profondamente derivativo di certe sonorità, senza dubbio affascinanti (almeno per quel che mi riguarda) ma ci chiediamo se oggi abbiano ancora un senso, si, possono avercelo ma allora serve qualcosa in più, è quell’osare ed il mettersi in gioco a fare la differenza, non bastano melodie piacevoli né un prodotto ben confezionato (e noi di Roots! dei prodotti ben confezionati ce ne freghiamo altamente), la musica, quella che “resta” (capolavoro o meno), richiede ben altro, profondità, il che comporta anche rischiare (leggesi che possa non piacere), i Mother Island sono sulla strada giusta, devono solo percorrerla, non è semplice (non lo è mai); questa è più una considerazione personale che “editoriale” quindi prendetela per quel che può valere; Motel Rooms resta un ottimo lavoro a prescindere e sapete bene che qui su Roots! non ci sbilanciamo tanto facilmente né ci interessa compiacere nessuno, quindi sapete cosa fare. Buon ascolto (Qui)

 

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