Roots! n.215 giugno 2021 Minus

MINUS-CASA BASE

Autore: Minus

Titolo: Casa Base

Tracks: 1. CASABASE #1 (short version) 2. CASABASE #2 (short version) 3. CASABASE #3 (alternate version) 4. CASABASE #4 (alternate version) 5. CASABASE #X (Mattia Loris Siboni remix)

Anno: 2021

Genere: Elettronica, glitch music, drone music, abstract music, video art

Città: Bologna

Componenti: Giovanni Magaglio-Matteo Pastorello (CASA BASE #1), Daniele Carcassi-Mattia Loris Siboni (CASA BASE #2), Simone Faraci-Niccolò Salvi (CASA BASE #3), Biagio Cavallo-Federico Pipia (CASA BASE #4), Mattia Loris Siboni (CASA BASE #X remix)

Etichetta: Slowth Records

Formato: CD, digitale

Sito web: Minus – Collettivo d’Improvvisazione    

MINUS-CASA BASE

by Simone Rossetti

Andiamo per gradi, la parola Minus da sola non è sufficiente, meglio sarebbe dire Minus-Collettivo d’Improvvisazione, formatosi nel 2017 in quel di Bologna ed ora giunto alla pubblicazione del loro secondo Ep, CASA BASE, per la Slowth Records (il primo era Round del 2020), collettivo formato da Daniele Carcassi, Simone Faraci, Giovanni Magaglio, Matteo Pastorello, Federico Pipia, Niccolò Salvi e Mattia Loris Siboni (più la partecipazione di Biagio Cavallo nella traccia #4 ). Messa così può sembrare la solita classica recensione, in realtà non lo è, non potrebbe esserlo, non qui; nella musica viene prima il piacere o l’interesse? A pelle probabilmente il piacere, l’interesse viene di conseguenza, in questo caso però (non è un consiglio, qui non ne diamo) lasciatevi guidare prima dall’interesse. Non è una considerazione casuale, si può parlare di musica? Si, perchè a tutti gli effetti lo è ma non la si può estrapolare da un progetto che non è solo auditivo ma principalmente audio-visivo e qui c’è un primo errore (nostro e che riconosciamo serenamente); è tutto bello quello che si legge nelle varie press-kit promozionali ma poi viene lei (la musica) ed è proprio di questa che amiamo parlare (a nostro rischio e pericolo), visiva o meno che sia. Dopo aver ascoltato questo CASA BASE, per curiosità e per correttezza, siamo andati ad ascoltare anche il loro precedente Round, il che ci ha aperto gli occhi da una parte ma dall’altra ci ha anche complicato questa “recensione” (virgolette non a caso); due lavori diversi ma con il medesimo filo conduttore, sperimentare nuove forme di interazione umana-musicale ma mentre il loro primo lavoro trovava una sua compiutezza nel far dialogare tra loro sonorità sia elettroniche che acustiche in questo CASA BASE a predominare è la componente elettronica (l’unica); sapete bene che qui non scriviamo né per compiacere né tanto meno per giudicare (di avere la verità in tasca non ci interessa) ma qualcosa non ci convince, almeno in quest’ultimo lavoro. Come abbiamo detto un progetto audio-visivo che probabilmente in sede “live” assume tutt’altro valore e significato ma Round è musicalmente “più aperto” e badate che non è una differenza da poco, semplicemente riesce a creare un punto d’incontro con l’ascoltatore cosa per noi fondamentale (sia che si tratti di hardcore, free jazz, industrial-noise, abstract music o tutto quello che vi passi per la testa). CASA BASE, quattro tracce “suonate” ciascuna a quattro mani più l’ultima, un remix “concettuale” a riassumere un “tutto” ad opera di Siboni; l’approccio e l’intuizione sono di tutto rispetto quel che viene meno (lo ripetiamo, musicalmente) è la difficoltà di interazione, intendiamoci, non sono suoni lasciati al caso, anzi, ma è una combinazione di suoni “nudi” difficilmente recepibili in un contesto “fuori” da quello visivo. Glitch-music, drone, suoni digitali, un microcosmo destrutturato e scomposto che si muove all’interno di nuove regole (e probabilmente quanto mai attuali), più una “sensazione”, una percezione che un dialogo (musica creata “a distanza” durante il periodo di lockdown, il che probabilmente ha fatto si che maturassero certe scelte stilistiche); non siamo qui per farvi la classica lista della spesa (cosa che non ce ne può fregare di meno), quello che possiamo dirvi è che questo CASA BASE è un Ep quanto mai interessante ma lo diventa in un ascolto che richiede un tipo di approccio “diverso”, concedetegli il tempo necessario (il suo) e forse sarà quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere (possibilità che la musica, come forma d’arte, riesce a dare a prescindere da generi e stili), non è molto ma è qualcosa ed alle volte basta a salvarci il culo dalla follia di questo sistema; rispetto a Round è un’ulteriore evoluzione, un divenire, quanto poi questo si possa concretizzare in un “sentire/confronto” non spetta a noi dirlo. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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