Roots! n.289 ottobre 2021 Mind/Knot

Mind/Knot - Eat The Leaf

Mind/Knot – Eat The Leaf

by Simone Rossetti

Inutile girarci intorno quindi tanto vale togliersi subito il sassolino dalla scarpa; oggi, ma non da oggi, sono moltissime le bands punk e hardcore del nostro paese che scrivono i loro testi in italiano, altre no, questione di approccio e di attitudine ma soprattutto una scelta artistica personale ed in quanto tale crediamo non discutibile, la musica, o meglio quello che ci trasmette, segue spesso vie traverse, percorsi irrazionali, fino a farsi altro. I Mind/Knot, formazione romana al suo album di debutto sono Marco “Er Matto” alla voce e chitarra, Simone “Er Pecca” alla batteria e Yari “Er Devastante” al basso e seconda voce e scrivono i loro testi in inglese; letto questo fate anche un’altra cosa, prendetevi questo Eat The Leaf (Dinomite Records, Fresh Outbreak Records, Mastice Autoproduzioni) e sparatevelo ad un volume ultrasonico degno di questo nome perchè lo merita. Un hardcore punk vecchia scuola (Black Flag, Squirrel Bait, Minor Threat) ancora attuale, ancora pulsante di vita e forse oggi più che mai necessario; 13 pezzi tiratissimi, suonati a testa bassa e senza alcuna concessione a questo fottuto mondo, un bel sentire (non bello in sé, tanto i gusti sono e resteranno personali) ma un bello che fa bene al corpo (elimina tossine preconfezionate) ed allo spirito (elimina sporie ipocrite e buoniste). Album che si apre con la splendida I Don’t Care, un bel giro di basso, riff secchi ed una ritmica destrutturata che esploderà in un grande refrain; si pesta ancora più duro nelle successive Minimalize, Till The End e Mind/Knot, lanciate a tutta velocità contro quell’appagante “nulla” che sembra ormai ammorbare ineluttabilmente questo paese, c’è il punk rock di Don’t Break My Brain con uno scorrere tutto sommato più orecchiabile ed un refrain “contagioso” (sempre che sia nelle vostre “libere” corde) e le più cupe Self Destruct, Hate The Cops e John Rambo (granitica, devastante) dove ritroviamo quelle linee di basso che tanto ci esaltano ma soprattutto una struttura compositiva più compiuta (si, è hardcore e allora?), tanto di cappello. Come al solito non aspettatevi la classica lista della spesa da supermercato, l’input, speriamo quello giusto, ve lo abbiamo dato (forse) poi fate voi; Eat The Leaf non è quel capolavoro che magari “ vi starete immaginando” né quell’album che cambierà la storia della musica, è “solo” un buon album di hardcore e punk, suonato bene, onesto e sincero (strano, di questi tempi sembra che siano difetti) ed a ben vedere non è altro che quella possibilità in più che nessuno vi dirà di avere e che invece avete. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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