Roots! n.496 luglio 2022 Matt Mun – LUX

Mått Mūn - LUX

Mått Mūn – LUX

( 2022, Beautiful Loser)

by Tommaso Salvini

Il Pop. Mi son detto “Perché no? Proviamoci!” Ma è proprio Pop quello che sto ascoltando? E, in fin dei conti, cosa significa davvero musica Pop? È davvero musica Pop quella che sto ascoltando? Se Pop viene da popolare, allora probabilmente no, non è Pop quello che sto ascoltando. L’impressione che mi si crea nel cerebro mentre ascolto Divine, prima traccia di questo Lux di Mått Mūn , è più quella di una confessione tragica di debolezza, di fragilità, di paura per ciò che sarà e dell’arrendersi subito per non doverla affrontare. Certo, il suono non  aggredisce, è in minore ma è affabile, la sua elettronica non urta ma accoglie, non sfida ma porge la mano, eppure quel senso di tragedia, di tristezza invincibile mi mette in difficoltà e riesce a non farmi pensare a quel Pop generico e comprensibile ai più. Anche la disperazione della successiva Iridescent è contrastata da una ritmica aggressiva, sostenuta, che esplode in un ritornello in cui la voce smorza la violenza dell’attacco con un dolore quasi tangibile. A nulla servono i fraseggi quasi in odore di Dance anni ’90 del break: il pezzo è triste e devastato, a me non la si fa così facilmente! Red Shift è un singolone con tanto di controcanto femminile e, in effetti, qui la tragedia umana dell’uno-due iniziale viene smorzata da una dolcezza che, e qui davvero, fa pensare a del pop elettronico di ottima fattura: personalmente mi ricorda molto gli svedesi Secret Service, piccolo gioiello ben nascosto del Synth Pop nord europeo. Tuttavia con Waves si torna a picchiare duro con una ritmica ed un synth che ricordano i migliori Pet Shop Boys, quelli in odore di paganesimo di It’s A Sin, per poi risolversi nell’ennesimo ritornello dai toni malinconici e sognanti, mentre sotto, sia ritmica che armonia, tengono viva la tensione con un clima da attesa prima della tempesta. Una tempesta che non arriva, poiché Soul Prism vive di un’elettronica arida, fatta più di accenni che di reale armonia: tutto si sostiene sulla sola voce, sempre fragile, sempre stanca, tranne che sul ritornello dove pare quasi di risentire Autre Ne Veut, giovane speranza di un’elettronica sospesa tra il commerciale e lo sperimentale, e che, come tutte le giovani speranze della musica elettronica, non ha fatto in tempo ad invecchiare (nel senso che dopo il 2015 ha cessato ogni attività, non che sia passato a miglior vita..) ma che qui trova un giusto riconoscimento. Ed ecco finalmente il Pop in Neon Dreams, figlia di Depeche Mode e Beloved: la parte più intellettuale di chi domina le classifiche di vendita con pezzi orecchiabili per quanto tristissimi. Un pezzo trascinante, nel senso che ti trascina in profonde riflessioni su amori finiti male e notti bianche: non esattamente un ascolto da party sulla spiaggia. Lux Lucis resta sempre in quell’ottica: Pop certo, ma Pop intelligente e ben scritto; pare quasi di sentire uno dei pezzi migliori dei Duran Duran anni ’90/’00, solo che non è un pezzo dei Duran Duran ma di Mått Mūn e si lega perfettamente al mood dell’intero disco. Per quel che mi riguarda, con questa, siamo al picco del disco: la perfetta calibratura tra elettronica, pop intimista e un ritornello davvero indimenticabile. The Incredibile Life Of An Ion ricalca un po’ le stesse tracce ma forse è una spanna sotto, pur rimanendo un bel pezzo. Like a Sunflare spezza questo momento in maniera garbata: resta nello spettro di Duran Duran e Depeche Mode (riproponendo gli anni ’90 di entrambi) ma con una ritmica più veloce e meccanica. Ci si congeda con la mestizia imperiosa di un bacio cosmico: Cosmic Kiss è il pezzo, enfatico anche se accompagnato da un cantato ai limiti del sussurrato, che chiude Lux e lo fa con stile, eleganza e senza eccessi nella durata anche a fronte di un’atmosfera che parrebbe preannunciare un minutaggio ben più ampio: senso della misura, questo c’è senz’altro, capacità di prodursi in canzoni orecchiabili, e anche questo c’è, arrangiamenti semplici ma studiati ad arte che rendono il tutto ancora più diretto ed immediato all’ascolto (sfido chiunque a non ricanticchiarsi in testa la melodia di Lux Lucis)…è dunque questo il Pop? Continuo a non saperlo a dir la verità. L’unica cosa certa è che l’ascolto di questo Lux non annoia e, anzi, riesce a captare l’attenzione per tutta la sua stesura, senza cedimenti, debolezze o concessioni a ciò che, per volontà di vendita, potrebbe risultare ruffiano o eccessivamente “facile”. Continuo a non sapere se questo disco possa appartenere o no alla categoria Pop, ma posso dirvi con estrema serenità che ve lo consiglio caldamente!. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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