Roots! n.242 agosto 2021 Marshall Sidbury

Marshall Sidbury-Late Eclipses

Marshall Sidbury-Late Eclipses

by Simone Rossetti

Dove stia andando questo fottuto mondo (o dove qualcuno voglia portarci) non ci è dato sapere, quello che è certo è che navighiamo a vista, senza alcun punto di riferimento, spaesati e timorosi verso un qualcosa che sa molto di salto nel vuoto; la musica può essere di aiuto (per quel che può ovviamente), anche piccoli album come questo che probabilmente non entreranno mai nella storia ma hanno il dono di ricordarci uno scorrere, fra i suoi alti e bassi, che trova ancora un senso; Marshall Sidbury è un cantautore statunitense del North Carolina qui al suo secondo lavoro dopo il debutto nel 2020 con Lp Sundown e pubblicato per l’ottima etichetta indipendente di Rothley (UK) Aldora Britain Records; Late Eclipses è, appunto, un piccolissimo album ma ricco di storia e di storie; country, blues, folk, roots, old-time, ballate senza tempo dove ogni brano farà storia a sé fra passato e presente; Bucky Johnston al basso e cori, Libba Cash al piano e dobro, Roscoe “Doc” Pettigrew al dobro, lap steel e slide guitar, Danny McCoy alla batteria, Leon Fuller alla batteria, Zeb Amos alla chitarra elettrica e slide e Naomi Cash al piano, questi gli ottimi compagni di viaggio di Marshall Sidbury (voce e chitarra); un suono quanto mai semplice ed “onesto”, niente di innovativo ma “vero” e che ha ancora qualcosa da raccontare (raccontarci). A partire dalla “vecchia” ballata folk di Twenty Dollar Bill, non serve poi molto, una chitarra, un’armonica ed una storia da narrare, sferraglianti treni merci, paesaggi sconfinati a perdita d’occhio, Woody Guthrie, Kerouac, Bob Dylan; c’è la malinconica e dolce Saturday Inbetween dai profumi acoustic-folk anni 70 (Jackson Browne, Van Morrison) ed il contry-folk leggermente speziato di psichedelia di Night Turns To Day ma anche la bellissima Broken Bottles, e qui tanto di cappello, perchè la vita, quella vera, quella fatta di piccole cose, passa anche da pochi e sperduti accordi come questi. Hang Me altro splendido brano dalle atmosfere folk-blues che profumano di deserto, di cactus, di motel persi nel nulla, di vite ai margini, mentre suona più rock in stile primi Eagles Come Morning Light, non male anche se non imprescindibile; prima di concludere vi lasciamo alle note di un altro piccolo “capolavoro”, Got A Lot On My Mind una ballata acustica dai toni dimessi e malinconici e che tutto si porterà via, noi compresi. E’ bravo Marshall, veramente bravo, scrive e compone con una naturalezza che risplende di luce propria ed in un genere che non è propriamente da “classifica” (e speriamo che non lo diventi); Late Eclipses è questo, un piccolo album, fragile, onesto ed intenso, non idispensabile, forse, o forse si. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).  

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