Roots! n.310 novembre 2021 Marco Sonaglia

Marco Sonaglia - Ballate Dalla Grande Recessione

Marco Sonaglia – Ballate Dalla Grande Recessione

by Simone Rossetti

Il pittore è l’unico che sceglie i suoi colori” (cit. Marco Sonaglia)

Per ora accontentatevi di un “bello” ma vi accorgerete che la sostanza (quello che a noi interessa) è di ben altra natura. Potremmo anche chiuderla qui e lasciare a voi il desiderio o meno di scoprire nella sua interezza questo lavoro (cosa della quale non ce ne potrebbe fregare di meno); detto questo dimenticatevi il più classico e banale “bello o brutto”, primo perchè qui su Roots! non ci interessa (è una cosa che lasciamo volentieri ad altri, sicuramente più competenti di noi) e secondo perchè l’ascolto, un qualsiasi ascolto, è “altro”. Album a firma di Marco Sonaglia (musiche, arrangiamenti, voce, chitarra, armonica) ma in realtà scritto a quattro mani insieme a Salvo Lo Galbo (giornalista e poeta siciliano) per quanto riguarda i testi e pubblicato lo scorso aprile dalla Vrec / Audioglobe; per correttezza ed anche perchè se lo meritano è giusto citare la partecipazione di Julius Cupo al violoncello e Paolo Bragaglia alle tastiere ed elettronica. Marchigiano, classe 1981, nessun “alias”, è Marco Sonaglia e basta; una musica che di cose da raccontare ne ha molte, moltissime ed a scanso di equivoci non siamo noi, forse, i più “adatti” ad interpretare questo lavoro ma ci proveremo ugualmente ed a testa alta perchè qui c’è la nostra storia, quella memoria rimossa, passata e recente, di un paese mai realmente compiuto (ed oggi al delirio), poi ciascuno è libero di pensarla come vuole, tutto è discutibile, opinabile, controvertibile. Tra Fabrizio De André, Bob Dylan e la tradizione musicale francese degli chansonnier (Léo Ferré, Jacques Brel, Juliette Gréco); un cantautorato italiano di scuola anni ’70 che, lo ammettiamo molto serenamente, non è proprio nelle nostre corde ed ancor meno questo, “impegnato” si sarebbe detto un tempo, oggi non lo sappiamo, viviamo un appagante nulla gestito da altri, fateci caso, sembra tutto “socialmente impegnato” (dalla pubblicità, ai programmi televisivi, ai vari canali social) ma a ben vedere non è un cazzo. Questo Ballate Dalla Grande Recessione è un album che fa male, disturbante, come abbiamo detto bello ma ci domandiamo se in questo paese, oggi, abbia ancora un senso ma ci arriveremo; 10 tracce, 8 ballate, nessuna concessione, Marco Sonaglia e Salvo Lo Galbo vanno dritti per la loro strada, a testa bassa e ci raccontano di questo paese fra ieri, oggi e temiamo anche un domani; cosa raccontarvi? Primavera A Lesbo o La Mia Classe parlano da sole e non potremmo aggiungere altro (anche per rispetto), c’è Ballata Per Stefano (Cucchi), qualcuno si ricorda? O la quanto mai vera Ballata Dell’Articolo 18 ma può interessare ancora a qualcuno (nel dubbio guardatevi intorno)? C’è Ballata Della Vecchia Antropofaga (tratta da L’Antropophage di Eugène Pottier, rivoluzionario francese, 1816-1887) pezzo ostico, “ Vieni ha vedere, ho mangiato tuo padre, e mangerò i tuoi figli “, tranquilli, è “solo” un’allegoria di questo sistema, solo, si fa per dire; come non troverete nessuna speranza nella bellissima Ballata A Una Ballerina, parole che sono ancora un battito di ali da chi non c’è più (Franceska Mann, ballerina polacca, in arte Lola Horovitz, ebrea, la sua storia la troverete nel testo). Difficile proseguire ma anche difficile (se non impossibile) tornare indietro; la cosa peggiore ascoltando questi brani è che non ci resta che guardare avanti, solo che non c’è nessun bel guardare, solamente un tirare a campare sperando in qualcosa di meglio ma nulla più, il risultato è questo distorto, spesso bestiale presente, la memoria, quando c’è, è solo per compiacere qualche istituzione. Liberissimi di interpretare queste poche righe come meglio credete, se necessarie o meno lo valuterete dopo l’ascolto di questo Ballate Dalla Grande Recessione, recessione umana; il problema non è quel “bello” o “brutto” (sempre soggettivo e discutibile), il problema è che viviamo una “sospensione”, culturale, di pensiero, umana, comoda ed appagante quanto priva di sostanza e non sarà un album di cantautorato nostrano a fare la differenza (parliamoci chiaro, non l’ha mai fatta) ma ha una memoria che è movimento (quindi non statica) e di questi tempi non è poco. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).   

Tracklist

  1. Primavera A Lesbo
  2. Ballata Per Cuba
  3. Ballata Per Stefano
  4. Ballata Per Claudio
  5. Ballata Della Vecchia Antropofaga
  6. Ballata A Una Ballerina
  7. Ballata Dello Zero
  8. Ballata Per Sacko
  9. Balllata Dell’Articolo 18
  10. La Mia Classe

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