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Roots! n.205 giugno 2021

Marco Pianges-Somewhere

Autore: Marco Pianges

Titolo: Somewhere

Tracks: Lena River

Anno: 2021

Genere: Musica elettronica, drone music, ambient, experimental noise, industrial

Città: Sicilia

Componenti: Marco Pianges

Etichetta: UKhan Records

Formato: Digitale

Sito web: Marco Pianges 

Marco Pianges-Somewhere

by Simone Rossetti

Musica prima di tutto, perchè di questo si tratta e di questo parliamo su Roots!; per un attimo (se è ancora possibile) mettete da parte tutte le varie etichette di genere ed ascoltate questo lavoro senza riserve, preconcetti, pregiudizi od altro, poi valuterete, i gusti sono pur sempre gusti ma non sempre è detto (ed è questo il bello, il sorprendersi). Marco Pianges, siciliano, membro del collettivo AMP2 (Advanced Music e Media Pool Palermo), Inside Implosion è il suo album di debutto (2008), segue Hums (2009) insieme a Tim Hodkingson, Removal del 2013 ed infine questo Ep, Somewhere, per la label catanese UKhan Records (marzo 2021). Molto in breve, ovviamente una recensione non può prescindere dalla musica ma alle volte è necessario partire da più lontano ed arrivarci gradualmente, se poi il risultato finale (musicale) ne sia all’altezza o meno questo non spetta a noi stabilirlo, è solo un primo “input”; Guy-Ernest Debord (1931-1994), leggetevi la sua storia perchè ne vale la pena, tra i fondatori dell’Internazionale Situazionista, un “pensiero” che malgrado possa sembrare appartenente ad un’altra epoca è quanto mai attuale (forse perchè lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, ineluttabilmente); non abbiamo le competenze per entrare nello specifico ma questa musica si riallaccia in qualche modo a questa “visione”, lucida, dolorosa e necessaria. Musica elettronica, drone-music, ambient nel senso più introspettivo e cupo, un viaggio in quest’oblio contemporaneo, disfunzionale, destrutturato, eppure così  “appagante” ed in qualche modo (così sembra ai più) l’unico possibile; Lena River apre questo lavoro fra atmosfere industrial-noise rarefatte e paesaggi disturbanti, un muoversi cupo, opprimente ma anche poetico, mentre Naran è più dura e malinconica, un battito ritmico che lentamente sfuma fino ad annullarsi, quello che resta è solo un senso di desolazione, un vuoto (quel vuoto che ciascuno interpreterà come meglio crede); e si prosegue con Maze, un tappeto di morbide tastiere sulle quali si ripete una voce effettata, lontana, aliena, non c’è alcun spiraglio di luce, sonorità notturne che anticipano o forse hanno il potere di riuscire a visualizzare un presente quanto mai “normale” (quella sub-normalità alla quale tutti sembrano aspirare). Ancora più plumbee le atmosfere in Negev Desert e qui non sappiamo che dirvi, ci arrendiamo, se dev’essere così sia, è comunque un prodotto (un destino) che l’umanità si sta creando su misura (quella del mercato) a propria fine, un bel brano ma come si suol dire è tutto soggettivo (e relativo), ed infine a chiudere Was War che però nel suo insieme suona più “anonima”. Una considerazione, Somewhere è un “osservare” reale, lucido, consapevole, di questo presente e prossimo futuro, un ascolto non semplice ma con un suo spessore, si poteva, forse, pretendere quell’osare in più che nasce dal dialogo/confronto con chi poi ascolterà questa musica ma si tratta pur sempre di scelte artistiche e personali non discutibili. E’ bravo Marco Pianges e “personale”, nell’attesa di un seguito (dove speriamo di ascoltarlo in un confrontarsi anche con una strumentazione acustica, una piano, un sax, un violino) abbandonate i vostri sensi a questo Somewhere, non una cura a questo presente ma almeno quella flebile e necessaria luce. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).  

 

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