Roots! n.367 gennaio 2022 Marco Mattei – Out Of Control

Marco Mattei - Out Of Control

Marco Mattei – Out Of Control

by Simone Rossetti

Un album di debutto che di debutto non ha proprio nulla, un pò come dire che le lasagne di mia nonna, che ha quasi 90 anni e che le cucina da una vita, sono il suo piatto di debutto solo perchè le assaggia qualcun’altro per la prima volta. Marco Mattei non è ovviamente mia nonna e non cucina lasagne ma questo suo “piatto” dal titolo Out Of Control (2021, 7D Media / Third Star Records) ne ha tutto lo spessore, anche discutibile se vogliamo (e ci arriveremo) comunque notevole. Marco Mattei (già nei DeBlaise e The Snowdogs tribute band dei Rush); polistrumentista “di qualsiasi strumento abbia una corda” (chitarre elettriche, acustiche, resofoniche, basso elettrico, basso elettrico con archetto, bouzouki) ma all’occasione anche percussionista e programmatore, un’esperienza non solo “imparata” ma anche vissuta (tutti i brani ad eccezione di Gone a firma Andy Timmons sono composti di suo pugno). Friends, ovvero i compagni di viaggio che affiancheranno Marco in questo lavoro, Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel), Jerry Marotta (Hall & Oates), Chad Wackerman (Frank Zappa), Fabio Trentini (Le Orme) solo per citarne alcuni; poi viene la musica ed è di questa che parleremo molto serenamente e liberamente senza badare ad un “resto” che per quanto possa avere un suo “peso” non indifferente ora non ci interessa, ora ascoltiamo semplicemente 12 tracce di un’artista che si espone in prima persona con la Sua musica e che noi rispettiamo a prescindere. Volendo “generalizzare” un prog-rock dal suono (e compositivamente) molto anni ’80 (lontanissimo dal progressive di scuola anni ’70); la bella More Intense (voce “prestata” da Dave Bond), le PinkFloydiane atmosfere di Hidden Gems e Void (alla voce Richard Farrel) o la conclusiva strumentale Gone dalle splendide atmosfere jazzate alla Carlos Santana ma anche l’hard rock di Anymore che sembra uscire da uno degli ultimi album dei Deep Purple (vocalist Barak Seguin) ma non è finita perchè c’è anche altro ed è un “altro” che, considerazione personalissima, preferiamo ed è quando le atmosfere si rarefanno per diventare più acustiche e meno appesantite strumentalmente (e compositivamente), un suono che si discosta dal prog per abbracciare un folk di scuola Canterbury come nelle delicate I’ll Be Born e Lullaby For You, nel blues “lisergico” di Tomorrow (un bel sentire), nell’incedere aspro e sognante di After Tomorrow o nella la splendida e della quale non se ne avrebbe mai abbastanza Would I Be Me con ancora Dave Bond alla voce. Un lavoro che riesce a trasmettere “umori” e sensazioni diverse con forse un unico limite, quello di essere musicalmente vario, il che potrebbe essere un bene ma anche no (cosa che dipende sempre da un peronale sentire), noi ve lo riportiamo da un nostro (umilissimo quanto inutile) punto di “ascolto” (ci piace “raccontarci” che qui non recensiamo ma “parliamo di musica”) poi sono pur sempre scelte artistiche non discutibili. Marco Mattei ha realizzato un album che non è cosa da tutti, sicuramente ambizioso ed anche coraggioso, un bell’album ma nel quale è facile “perdersi/orientarsi”, forse è giusto così, forse no, a ciascuno il suo e da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).  

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