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Roots! n.48 dicembre 2020

Marcello Zinno-Il Passo Obliquo

Marcello Zinno-Il Passo Obliquo

by Simone Rossetti

Lo sapete che differenza passa fra la zuppa di mia nonna, un album e un libro? Nessuna, cambia l’uso di uno dei cinque sensi ma solo apparentemente, in realtà diventano interscambiabili fra loro; la zuppa non la si può ascoltare ma è vero solo in parte, quella zuppa (il suo gusto) porta con se tutte quelle storie che mia nonna (come tutte le nonne) era solita raccontare e che a distanza di tempo posso ancora ben udire, così come un album, la musica la si ascolta (principalmente) ma la si può anche vedere, anzi, è quasi una cosa naturale, per un libro è lo stesso, serve la vista (per leggere) ma potrebbe bastare anche l’udito (pensate alle fiabe raccontate) e in ogni caso il leggere, il “vedere” e il “sentire” diventano quasi inscindibili, un tutt’uno; questa premessa per dire cosa, che qui su Roots! parliamo senza problemi anche di libri e di zuppe, così come ci piace parlare di musica (principalmente), il recensire è un di più, non l’aspetto fondamentale e tanto meno in questo caso visto che non vuole essere (non saremmo nemmeno in grado) una recensione; premessa, come sempre non abbiamo alcun interesse a pubblicizzare o compiacere nessuno, questo Il Passo Obliquo ci è stato consigliato da un amico e mi sono preso personalmente l’onere (ed anche il piacere) di leggerlo ma vorrei parlarne in modo molto informale, come se ci trovassimo in un pub di fronte ad una buona birra (meglio la seconda o la terza), niente di più e niente di meno. Per chi non lo sapesse Marcello Zinno è il direttore responsabile di RockGarage.it (è anche molto altro ma diventerebbe la classica lista della spesa un pò spocchiosa e per un pub non andrebbe bene), mastica musica come io posso masticare zuppe, in più c’è anche l’amore e la dedizione per la scrittura (cosa che io non ho e solitamente mi fermo alle zuppe); si, ma il libro? Ora ci arriviamo; così come è possibile scegliere fra un album pluripremiato di Teilor Suift (e che dimenticherete della sua esistenza nel giro di una decina di minuti) o un album dei Ramones che vi accompagnerà per il resto della vita, così si può scegliere fra un libro di Ape Bruno ed un’altro che vi darà non pochi “pensieri”; Il Passo Obliquo è uno fra questi ma consentitemi una raccomandazione, saltate a piè pari sia l’introduzione che la prefazione (e non leggete nemmeno quanto scritto sul retro copertina), questo perchè vi rovinerebbe ciò che l’atto della scrittura merita di trasmettere, la sorpresa, un pò come andare a mangiare in un ristorante indiano e chiedere prima di poter assaggiare i piatti, accontentatevi del titolo, quel passo obliquo del quale ignoriamo l’esistenza ma che tutti bene o male ci portiamo dentro; un ultima cosa, un libro non è un album di musica ma al cuore non si comanda ed ecco che qua e la l’autore inserisce all’interno della storia dei riferimenti ad album rock più o meno noti, riferimenti “nascosti” ma che non sfuggiranno a chi mastica musica (anziché zuppe come me); riguardo alla storia narrata non vi accennerò nulla, serebbe come aggiungere un altra pre-prefazione a quella già riportata sul libro, posso dirvi però che ha un bello scorrere e un divenire, per certi versi spiazzante, non sempre “comprensibile” (ma questo rientra nella storia narrata), qualche volta difficilmente “accettabile” (dipende un pò dai punti di vista personali) ma si muove estremamente bene nel delineare le pedine, i personaggi, che di volta in volta si incastreranno all’interno di una scacchiera ben più grande della loro (nostra?) “misera ed umana” esistenza (misera non per causa loro ma anche), ed eccoci al punto, alla fine tutti i personaggi si muovono (per necessità e con finalità diverse) seguendo un “pensare” che è comunque il prodotto di questo sistema, vinti e vincitori, presunti buoni e cattivi, nessuno escluso, tutti sono alla ricerca di un qualcosa, di un senso, di uno scopo, di una risposta, chi di altro, in realtà anche quel passo obliquo rientra perfettamente nella logica di quella scacchiera (c’è in effetti un personaggio che a sua insaputa si muoverà estraneo a questo schema, un personaggio apparentemente secondario ma che innescherà, inconsapevolmente e a sue spese, quel passo obliquo). Un libro è come un album o una zuppa anche per un altro banalissimo motivo, può piacere o meno, se mi mettete davanti un disco di  progressive rock o un piatto di sushi probabilmente volerebbero entrambi fuori dalla finestra nel giro di pochi minuti, non c’è niente di male, è normale ed umano, così un libro non deve necessariamente piacere a tutti, potremmo dirvi che è un bel libro, che ha buone intuizioni, che lo stile è quello di un noir-esistenzialista, che le domande da porsi dovrebbero venire prima di quel fatidico passo, ma non avrebbe alcun senso, quello che possiamo dirvi è che non vi lascerà indifferenti, in ogni caso (che vi piaccia o meno) e per tutta una serie di motivi che qui abbiamo solo accennato, ma non temete, una volta iniziata la lettura sarà lui stesso che prendendovi per mano vi condurrà fino al suo epilogo attraverso un semplice quanto imprevedibile passo obliquo. Buon ascolto, anzi, buona lettura. Siete su Roots!

 

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