Roots! n.521 settembre 2022 Malauriu – De Natura Obscuritatis

Malauriu - De Natura Obscuritatis

Malauriu – De Natura Obscuritatis

(2022, Black Mass Prayers)

by Simone Rossetti

Di una bellezza così oscura, profonda, nera che quasi preferiremmo parlarvi d’altro se non fosse….se non fosse che queste tenebre ci attraggono come falene di fronte alla flebile luce di un lampione…ma qui ci perdiamo e ad una pancia, budella e penna lasceremo il non facile compito di parlarvi di questo De Natura Obscuritatis. Dei siciliani Malauriu (cattivo presagio) ne avevamo già parlato a suo tempo qui, un bell’articolo scritto dal bravo Tommaso sul loro omonimo EP di debutto (e che vi consigliamo di ri-ascoltare/ri-leggere a prescindere) solo che qui il sentire sarà “altro”……Iniziamo da un formazione (leggermente rinnovata), sempre Felis Catus ma questa volta alla voce, tastiere e chitarre, Schizoid alle chitarre e basso e l’arrivo di Marbas alla batteria….detto questo non ci piace fare “raffronti” e non li faremo vi diciamo solo che se un’oscurità (reale, quanto mai umana) resterà materia viva e pulsante anche in questo nuovo lavoro a cambiare sarà un approccio ed un’attitudine….Se Malauriu era un’opera quasi “meta-concettuale” questo De Natura Obscuritatis suonerà più diretto, più scarno, più violento e (cosa non da poco) dove l’uso di un’elettronica noise-core lascerà il posto ad una strumentazione più “elettrica” ed a testi in inglese…un evolversi veramente “bello” ma in realtà non lo sappiamo nemmeno noi tanto sarà dilaniante ed improvviso lo “strappo”….Musicalmente un primordiale (anche come registrazione) black metal dalle atmosfere prog-psych, un sentire all’inizio forse spiazzante (se non ostico) ma un gran bel sentire. Dall’iniziale Red Goat Rises in un “espandersi sonico” fra Mayhem, Venom ed i Pink Floyd di Ummagumma o di Live At Pompeii (peccato per la durata perché non se ne avrebbe mai abbastanza) alla successiva Putridarium che ci (e vi) sprofonderà in una perdizione eterna senza fine….cioè..fermi un attimo, questo è un EP di musica mentre questo cesso di mondo è veramente un cesso di mondo/perdizione, se qui si “sprofonda” lo è in una consapevolezza forse amara ma mai fine a se stessa. C’è The Locust dove quasi ci commuoviamo per il suo suonare così “antico”, quel growl portato all’estremo, un definitivo ed ineluttabile svanire/riappropiarsi…e poi, poi…perché magari finisse qui e invece no…ci sarà ancora il tempo per la conclusiva titletrack (atmosfere che riprenderanno in parte quelle del primo EP)……un oblio di malinconica e pura poesia, un abisso di desolazione ma anche di infinita “bellezza”….A questo punto fate voi, qui non pubblicizziamo nessuno, non dobbiamo vendere un prodotto da supermercato né tantomeno compiacere, parliamo di musica (o almeno nel nostro piccolo ci proviamo) un resto (un entrarci, un osare, un comprendere) spetterà solo a voi e noi non siamo voi…tant’è, di questi tempi si naviga a vista, a naso, dimenticatevi di una bussola che purtroppo vi (e ci) servirà a poco ed allora godete di questa musica e soprattutto condividetene un sentire…..Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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