Crea sito

Roots! n.97 febbraio 2021

Madness-One Step Beyond...

Madness-One Step Beyond…

by Simone Rossetti

Hey you, don’t watch that,

Watch this!

This is the heavy heavy monster sound

The nutsiest sound around

So if you’ve come in off the street

And you’re beginning to feel the heat

Well listen buster

You’d better to start to move your feet

To the rockin’est, rock-steady beat

Of Madness

One step beyond!

One step beyond!…” (da One Step Beyond…)

Avete voglia di mandare tutto e tutti al diavolo? Dal Covid, ai vaccini, ai governi tecnici, al vostro vicino di casa, a questo infausto e misero mondo? Bene, fatelo, ma fatelo con stile; non c’è bisogno di buttarsi di sotto da un balcone né di farsi di psicofarmaci più o meno legalizzati; fate di meglio, fate girare questo vinile sul vostro piatto, sparatevelo a livelli “normalmente inconsueti”, là fuori non cambierà nulla ma farete del bene a voi stessi ed al mondo. I Madness, nel loro piccolo sono stati un grande gruppo ska-two tone sul finire degli anni 70 e primi 80, un attitudine punk (solo attitudine, il resto è completamente diverso) ed un amore incondizionato verso la musica ska, il rocksteady , la musica giamaicana; la 2 Tone Records (da qui il nome) era la casa discografica che pubblicava i lavori delle band tipicamente ska e multietniche che nascevano in Inghilterra sul finire degli anni 70, una miscela esplosiva (non solo musicale), un grande sound ma soprattutto dignità e rispetto. Una storia travagliata quella dei Madness, formatisi in quel di Londra nel 1976 arrivarono al loro album di debutto, questo One Step Beyond… solo sul finire del 1979, uno stile ed un genere che non tutti (quelli delle testate blasonate) apprezzarono e molti criticarono; ma noi di Roots! ve lo “consigliamo” a prescindere ed il perchè, se non lo avete ancora capito, sta proprio in questa musica, quella dei Madness forse più “moderna” ed accessibile rispetto al suono dei loro cugini The Specials o The Selecter ma l’essenza non cambia e lo spirito che anima questa musica resta immutato. Non vi vediamo convinti, se dubitate fate girare la prima traccia senza esitazioni, quella che darà il titolo all’album, poi vi ricrederete; One Step Beyond… è quanto di più travolgente vi possa essere, ritmica in levare spinta al massimo, Lee Thompson che soffia dentro al sax come se fosse il suo ultimo giorno di vita e poi la voce potente di Graham McPherson che ripete come un mantra “One step Beyond”,  direttamente dalle periferie londinesi; oppure lasciatevi scivolare addosso il ritmo rocksteady di Night Boat To Cairo con in primo piano il basso profondo di Mark Bedford ed una sezione fiati in crescendo che spinge come un treno in corsa; arrivati a questo punto vi sentirete già meglio, manca solo la jazzata Razor Blade Alley con le sue note di piano che ci trasportano l’anima in un saliscendi da luna park ed il gioco è fatto; ma non è finita, se volete tirare un pò il fiato c’è la spensierata ed irresistibile My Girl o le più reggae The Prince e In The Middle Of The Night, oppure la più leggera Believe Me dal sapore ReB o ancora la skaeggiante Madness; non aspettatevi sonorità o composizioni da black metal, qui si viaggia con un altro passo ma se musicalmente potrà anche sembrarvi un sound “leggerino” non lo è da un punto di vista di denuncia sociale contro un sistema che ghettizzava i nuovi immigrati di colore provenienti dalle ex-colonie inglesi ed un proletariato che non era più adatto ai nuovi tempi (qui qualcosa ci sfugge). Musica “leggera” quindi ma necessaria, altamente liberatoria per lo spirito e per il corpo; passato certo ma anche presente ed un futuro quanto mai incerto e cupo. Da Roots! è tutto, buon ascolto (qui).

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!