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Roots! n.88 febbraio 2021

Madness At home-Madness At Home

Autore: Madness At Home

Titolo: Madness At Home

Anno: 2020

Genere: alternative rock, grunge, hardcore

Città: Roma

Componenti: Pietro Zaccari (chitarra, voce), andrea De Cave (basso), Giulio Calamarà (batteria)

Etichetta: Seahorse Recordings

Formato: digitale

Sito web: https://www.facebook.com/RealMadnessAtHome/

Madness At Home-Madness At Home

by Simone Rossetti

Pestano alla grande questi Madness At Home e lo sanno fare bene, un grunge primordiale quando ancora affondava le proprie radici nell’hardcore e nell’alternative rock; qualcuno una volta ha detto  “dicono tutti che bisogna guardare avanti ma se quello che vedo non è niente di buono allora preferisco guardare indietro”; si potrebbe riassumere così lo spirito di questa musica che sa essere sanguigna, spigolosa, grezza, senza concessioni a facili motivetti pubblicitari o ad insulsi contest di dubbia qualità, ma con un rischio evidente, quello di accontentarsi di un passato accomodante anziché confrontarsi con la realtà di un presente (per il momento stoppiamo qui ma ci ritorneremo su). I Madness At Home provengono da Roma, vari cambi di formazione ed infine il trovato giusto equilibrio, questo Ep di debutto dal titolo omonimo arriva proprio all’inizio di questo già infausto 2021 (e che segue l’altrettanto infausto 2020), album interamente autoprodotto e distribuito dalla Seahorse Recordings (vi consigliamo di spulciare il suo interessante catalogo) ed è un gran bel sentire seppur con i suoi limiti; i Nirvana prima di tutto (nel suono, nella forma ma soprattutto nella voce di Pietro Zaccari che a tratti non può non ricordare quella di Kurt Cobain) ma anche i Green River, i Mudhoney ed il loro ancora proto-grunge in divenire; si parte subito a manetta con Fade, sporca, violenta, una sezione ritmica che suona hardcore ed un bel refrain di quelli che colpiscono duro, segue la più possente e cupa Life Is A Dream, riff grossi ed incombenti di settantiana memoria poi l’esplosione del refrain che ci riporta a territori più alternative-rock; Shelley’s Wall è forse il pezzo che preferiamo anche se compositivamente ricalca lo stile dei Nirvana ma stiamo ascoltando qualcosa di buono ed è questo che alla fin fine conta, veloce, grezzo, intuitivo, con momenti in cui i battiti decelerano per creare quell’attesa che poi esploderà di nuovo in tutta la sua violenza. Una considerazione sull’artwork, ad un primo colpo d’occhio ci sembrava più adatta ad un album jazz, in questo caso forse un pò “fuori contesto”, in realtà è molto bella con i suoi colori sgargianti e quelle note che come pennellate di nero sembrano schizzare nell’aria intorno alle sagome dei tre musicisti, ma torniamo all’Ep ed alla più lenta ed agrodolce Rosebud, una mid-tempo ben interpretata dalla voce “strascicata” e drammatica di Zaccari ed un ponte strumentale che pur nella sua semplicità riesce a spiccare il volo per intensità e pathos, a chiudere la devastante Leech dalle radici hardcore, un crescendo di grande impatto che “suona” meravigliosamente e dal quale vi sarà difficile staccarvi. Ma qui bisogna pur concludere e lo facciamo a modo nostro (cioè di pancia e senza dover compiacere nessuno), in questo Madness At Home c’è sudore, budella, intuizione, un approccio che è segno di purezza d’intenti, per contro manca però di quell’osare, di quello spingersi oltre per vedere e scoprire fin dove sia possibile arrivare, è un suono che guarda al passato e lo fa ottimamente ma è questo fottuto presente che viene a mancare e badate bene che non è un limite da poco se si vuole creare qualcosa di originale, di proprio, qualcosa che sappia di “presente”; Madness At Home è solo un primo Ep di debutto e, come si suol dire, se son rose fioriranno, per ora le spine ci sono e sono di quelle che promettono bene, il tempo, ne siamo certi, farà il resto. Da Roots! che vi augura come sempre un buon ascolto è tutto (qui ma non solo un link all’album ). 

      

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