Roots! n.256 settembre 2021 Ludd

Ludd-Un Silenzio Vivente

Ludd-Un Silenzio Vivente

by Simone Rossetti

Partenza con “il botto”, cosa per noi inusuale ma della quale non ce ne può fregare di meno; allora, sia che ne abbiate abbastanza di tutto il plasticume che ci propinano quotidianamente sia che non ne abbiate ancora abbastanza questo album dei Ludd è quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere per tirarvi fuori da un imbecillità dilagante e quotidiane umane miserie (non l’unico ovviamente). No, non è un capolavoro, ha i suoi limiti (ma chi non li ha?), inutile sperare (nel caso possa avere una qualche importanza) che si possa avvicinare ad una qualsiasi posizione di una qualche classifica più o meno blasonata, album che non vi cambierà la vita e soprattutto non vi salverà il culo, o forse si. Punk-hardcore vecchia scuola ma senza essere portato all’estremo, musicalmente almeno, compositivamente è un album molto articolato e con testi che ben rappresentano un “distorto” ma rassicurante (?) presente; Kina, Franti, echi Hüsker Dü, quanto basta a saziare (ed incendiare) il cuore, l’anima, le budella. Arrivano da Rovereto ed al momento sono Federica e Lorenzo alla voce, Massimo alla batteria, Giuliano al basso e Gigi alla chitarra, il loro album di debutto, A Colpi Di Mazza, risale al 2003, seguirà E’ Tempo Di  Partire del 2008 poi una serie di singoli, compilation ed Ep fino a quest’ultimo Un Silenzio Vivente, rigorosamente autoprodotto (al mixaggio Piffi, chitarrista degli Shitty Life) ed uscito lo scorso mese di giugno; 11 tracce di devastante bellezza, cruda, sanguinante vita, quella reale (sempre che sappiate ancora distinguere fra questa e quella che vi raccontano insulsi social-influencer o che ci spacciano “bonariamente” i vari media), senza concessione alcuna, ostinatamente a testa bassa e per questo non esente errori ma che bel sentire. Senza obbligo alcuno (come sempre) ci lasceremo guidare solo dalla pancia e dall’istinto, nessuna accomodante lista della spesa, questo è un lavoro che merita di essere scoperto (e che implicherà un ri-scoprirvi) da soli, le parole qualche volta (spesso ma in certi casi di più) non sono sufficienti; c’è la drammatica ed intensa Sostanza della quale merita riportare il testo “Apparenza. facile, utile, rassicurante in funzione di altri muovi, dici, vivi Grandi platee, piccoli spalti, comunque irreali, già assegnati Piccole novità per non cambiare la sostanza Passare inosservati, senza lasciar traccia di sé Nessun orma sul tuo cammino, nessun pubblico, nessuna tua immagine Nulla lasciato agli altri, nulla di te alla loro volontà Ogni gesto, ogni giorno per stravolgere la sostanza”, traccia cantata a due voci dalla bravissima Federica e Lorenzo, splendidi intrecci armonici e corali dove è tutto un rincorrersi in totale assenza di gravità e si vola in alto, altissimo; La Frontiera è un colpo al cuore, profondamente debitrice dei grandissimi Kina (attenzione, un altro tempo ed un altro luogo), un refrain che vi verrà voglia di ascoltare e riascoltare fino allo sfinimento “E tu sai subito che sei dall’altra parte Sei migliore, forse no Ma sei dall’altra parte”, ritmo serrato, preciso e poi la voce di Federica qui di una bellezza dilaniante così come nel brano che ci è più caro, In Piedi, c’è qualcosa in quelle due parole iniziali, in quella voce, “Domani scappo”, qualcosa che si (e ci) spoglia di tutto lasciandoci soli e nudi in una tempesta di emozioni che credevamo aver dimenticato ed invece no, splendida e dolorosa, tanto di cappello. “Lontano dall’euforia programmata, dall’angoscia del giorno dopo Lontano dalla leggerezza di evasioni consentite Voglio un furore scolpito di pazienza Pensiero dopo pensiero, azione dopo azione”, questa è Furore E Pazienza, a tratti sembra di ascoltare i Franti, no, questi sono i Ludd e lo sono alla grande; potremmo proseguire e svelarvi questo lavoro senza averne mai abbastanza ed è vero ma non sarebbe onesto, non ci vogliamo “sostituire” a voi né cercare di convincervi o consigliarvi qualcosa, ci accontentiamo di lasciarvi alle note di un’ultimo brano che ben riassume “un tutto”, un tutto che ci racconta di questi ragazzi e di un altro mondo che forse è ancora possibile, basta crederci e volerlo, perchè malgrado tutto non è ancora finita, Omaggio, “A chi ha dato qualcosa, A chi ha dato tutto, A chi guarda feroce senza avere il ghigno di questo mondo, A chi lascia tracce profonde senza scriverci “io”, A chi difende i platani, A chi attacca le caserme, A te compagna, a te fratello, a te sconosciuto”.  

Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui)    

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