Roots! n.241 agosto 2021 Lucky Thompson

Lucky Thompson-Tricotism
Lucky Thompson-Tricotism

Lucky Thompson-Tricotism

by Simone Rossetti

La vita è fatta di tante piccole storie personali, questa è la storia di Lucky Thompson, grande sassofonista (tenore e soprano) jazz che ad un certo punto della sua vita decise di mollare tutto e di sparire in un “nulla” ma non finisce qui. Nasce a Columbia (South Carolina) nel 1924, da qui si trasferisce a Detroit dove suonerà nelle più prestigiose orchestre swing, Lionel Hampton, Billy Eckstine fino a Count Basie, poi il be-bop, l’hard-bop, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Milt Jackson, siamo ancora negli anni 50, a seguire l’Europa dove vi si stabilìrà più per una scelta personale-artistica che per necessità, un “odio” quasi paranoico nei confronti del business musicale, americano inizialmente e poi in generale, nel vecchio continente continuerà comunque a registrare sia in studio che in sede live, questo fino agli inizi degli anni 70 quando farà rientro in patria dove fra il ‘73 ed il ‘74 insegnerà presso il Dartmouth College (Hanover, New Hampshire); questo in breve, poi accaddrà qualcosa perchè da qui se ne perderanno del tutto le tracce, artisticamente ma anche come persona. Molte voci, come al solito più o meno veritiere, di certo c’è che fu “ritrovato” negli anni 90 da alcuni appassionati di jazz a Seattle dove viveva da homeless che si presero cura di lui, a quanto è dato sapere i suoi ultimi anni di vita li trascorse in una residenza assistita (casa di riposo) dove spirò il 30 luglio del 2005 affetto da Alzheimer. Questa è la sua storia ed il suo epilogo, nel mezzo un sassofonista che cercò sempre di andare oltre i soliti linguaggi jazz-standard indipendentemente dalle epoche e dagli stili, non un innovatore nel senso classico ma una “voce fuori dal coro”, con una propria personalità e come vedremo anche ottimo compositore. Tricotism raccoglie due sedute registrate in studio a New York City rispettivamente nel gennaio e dicembre del 1956, una in trio (oltre a Lucky Thompson al sax, Skeeter Best alla chitarra e Oscar Pettiford al basso) ed una in quintetto/quartetto (con Jimmy Cleveland al trombone, Hank Jones o Don Abney al piano, sempre Oscar Pettiford al basso e Osie Johnson alla batteria); due particolarità, le prime otto tracce saranno registrate in mono mentre le restanti in stereo, la seconda è che tutte le composizioni eccetto una, Tricotism a firma Oscar Pettiford, sono originali di Thompson, cosa abbastanza rara per quegli anni e nel jazz in generale dove solitamente si preferiva rileggere standard del passato. Detto questo veniamo alla musica, le tracce # 1-4 e # 9-12 sono in trio mentre le # 5-8 e # 13-16 sono in quintetto o quartetto; insieme a Thompson, inutile dirlo, nomi di tutto rispetto a partire da Oscar Pettiford che qui il più delle volte si assumerà l’intero compito di sostituire la sezione ritmica, la chitarra di Skeeter Best sempre discreta e precisa, c’è il trombone di Jimmy Cleveland, il piano di Hank Jones ed ovviamente il sax di Thompson, elegante, caldo, un suono, “un soffio”, molto vicino a quello di un altro grande sassofonista del passato, Ben Webster, mentre il fraseggio è diverso, più aperto e disinvolto, meno standard; quello che ci troveremo davanti sarà un bel jazz, tutto sommato classico, non dimentichiamoci che siamo “solo” nel 56, ma molto “arioso”; i brani in trio sono più vicini ad un cool-jazz “bianco” ma che non dimentica il classico swing, Tricotism, Dancing Sunbeam, The Plain But The Simple Truth e poi due pezzi di rara eleganza, due piccoli capolavori, l’intensa Deep Passion e la tesa Little Tenderfoot, si potrebbe obiettare che “alla fin fine è sempre il solito jazz”, vero ma solo in parte, qui c’è del vecchio ed insieme qualcosa di nuovo. Fra le tracce in quartetto e quintetto segnaliamo lo scorrere dolce e morbido di Once There Was o di A Lady’s Vanity introdotta dalle note del piano di Hank Jones che è veramente tanta roba; più in stile hard-bop sono Tom-Kattin’, NR #1, Old Reliable e Translation ma sempre con un occhio rivolto ad un passato, quello delle grandi orchestre, di tutto rispetto. Si può ascoltare la musica in tanti modi, questo è uno, raccontare una storia, poterla strappare (nel nostro piccolo) allo scorrere del tempo ed al suo oblio, non sarà molto ma è qualcosa (e anche fosse nulla non importa); da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o nel vostro più vicino negozio di dischi, basta crederci).

Track list

  1. Bo-Bi My Boy
  2. OP Meets LT
  3. Tricotism
  4. Deep Passion
  5. Old Reliable
  6. Translation
  7. Tom-Kattin’
  8. A Lady’s Vanity
  9. Dancing Sunbeam
  10. Mister Man

11.The Plain But The Simple Truth

  1. Little Tenderfoot
  2. Once There Was
  3. NR #1
  4. NR #2
  5. Good Luck

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