Roots! n. 326 dicembre 2021 Lovesick Duo

Lovesick Duo - A Country Music Adventure

Lovesick Duo – A Country Music Adventure

by Simone Rossetti

C’è un mondo là fuori sconosciuto ai più (e nello specifico ci mettiamo dentro anche noi) che è quello della country music; aspettate a storcere il naso (ed a cambiare pagina), dimenticatevi per un attimo dei più classici luoghi comuni su questo “genere”, musica campagnola che parla di mucche, cowboys dalla battuta facile, feste di paese dove si ballano folkloristiche danze di gruppo; fermi un attimo, questo è solo un banale immaginario collettivo (vero solo in piccolissima parte) poi si, è una musica che potrà piacere o meno (i gusti sono pur sempre gusti ed anche noi abbiamo i nostri insindacabili) ma la country music è anche altro, soprattutto altro. Non avendo le competenze necessarie per parlarvene in modo più approfondito lasciamo a voi il desiderio o meno di interessarvi a questa musica ed alla sua storia però dei nomi ve li facciamo ugualmente, nomi di persone, uomini e donne, che a prescindere da un genere sono entrati di diritto nella leggenda ma che almeno per noi sono e resteranno quotidiane esistenze con tutti i loro fardelli, virtù ed umane miserie; Johnny Cash, Hank Williams, Willie Nelson, Dolly Parton, Buck Owens. Perdonateci questa probabilmente inutile introduzione ma che crediamo necessaria per parlarvi di questi Lovesick Duo, Paolo Roberto Pianezza (vocals, guitars, lap steel, dobro) e Francesca Alinovi (vocals, brush pad, doublebass) che vivono e respirano country music come io potrei vivere e respirare di minestrone con cavolo nero e fagioli; A Country Music Adventure è il loro ultimo lavoro interamente autoprodotto in una veste tanto “inusuale” quanto carina, il CD lo troverete infatti all’interno di una graphic novel scritta sempre di loro pugno insieme a Lorenzo Menini che si accuperà anche del drawing e colors, una “storia” che ovviamente non vi sveleremo ma che servirà proprio ad introdurvi a questo mondo “là fuori” in un modo del tutto personale (come tutte le strorie), fra realtà e sogno. 16 tracce, 15 “covers” di brani che stanno alla storia del country come questi tempi stanno al Covid e ad una imbecillità dilagante, più un brano originale, l’ultimo, a chiudere un cerchio; insieme ai Lovesick Alessandro Cosentino al fiddle (tracks 1, 3, 13) e Filippo Lambertucci alla batteria (tracks 3, 6, 11). Detto questo non pretendiamo che tutti i brani siano in egual misura di vostro gradimento (al di là di una indiscutibile bravura tecnica e di attitudine), è un album di musica country (ma anche stessimo parlando di rock o jazz nulla cambierebbe) ed a scanso di equivoci abbiamo anche noi le nostre personali preferenze e partiremo proprio da queste, piccole sfumature è vero ma al cuore ed alle orecchie non si comanda; si perchè se pur sempre di country music si tratta noterete fra brano e brano alcune differenze “stilistiche” non di poco conto; si passa così dalle atmosfere più “traditional” di Roly Poly (Bob Wills And His Texas Playboys) o di Heartaches By The Number (Ray Price) ad altre più “moderne” (considerazione personale e forse non propriamente corretta) come la malinconica e scura I Still Miss Someone di Johnny Cash (l’uomo in nero) e quanta classe ma più che di classe dovremmo parlare di quotidiane storie di vita da narrare così come ci ricorda la graphic novel “Ci sono troppe persone che soffrono ogni giorno, che vengono oppresse, a molti fa comodo far finta che non esistano e piano piano ce ne si dimentica, e io non voglio dimenticarle.” (Johnny Cash); belle anche la delicata ed introspettiva Thanks A Lot di Ernest Tubb e Mama Tried (Merle Haggard) con alla voce la brava Francesca Alinovi, un contry dalle sfumature folk che è già altro. Ma non finisce qui, anzi, c’è una inaspettatamente swingante Divorce Me Cod (Merle Travis) e Singing The Blues di Marty Robbins che a parte il titolo di blues non ha nulla ma è splendidamente cantata a due voci in un’alchimia davvero unica e poi ecco arrivare anche il colpo basso, quel pezzo che senza nulla togliere agli altri incanta e rapisce, For The Good Times di Kris Kristofferson, una ballata dallo scorrere lento ed intenso che in questi tempi infausti saprà come riscaldarvi l’anima, è country? Si ma dentro c’è anche molta roots music. Vi stiamo facendo la classica lista della spesa cosa che invece vorremmo evitare anche perchè non renderebbe merito a questo lavoro che come recita lo stesso titolo è un’avventura, un viaggio (non da cartolina per turisti) che richiede un “suo” tempo, il desiderio di andare oltre i soliti luoghi comuni e non si tratta, come erroneamente si potrebbe pensare, di un viaggio in un passato più o meno remoto ma in un presente “ostinato” ad esistere e re-sistere malgrado un mondo proiettato sempre avanti (dove non si sa ma non sembra promettere niente di buono). Ci congediamo sulle note dell’unica traccia a firma Pianezza ed Alinovi, Ain’t No Other Place (For You And Me), un country-stomp leggermente jazzato che ricorda lo stile delle “vecchie” marching bands di New Orleans, si, è la quadratura del cerchio (anche a livello di tecnica) e con la voce di Roberto che quando si “scurisce ed inasprisce” è davvero tanta roba, viaggiare per credere. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui) ma visto che parliamo di country non possiamo fare a meno di “consigliarvi” un film, forse non imprescindibile ma un piccolissimo capolavoro, quel Nashville del 1975 diretto da Robert Altman, buona visione.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Content is protected !!