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Roots! n.49 novembre 2020

L'Oceano Sopra-Kéreon

Autore: L’oceano Sopra

Titolo: Kéreon

Anno: 2020

Genere: hardcore, punk, post punk, metalcore

Città: Milano

 

Componenti: Danny (batteria), Max (chitarra), Dario (basso), Stefano (voce)

Etichetta: Non Ti Seguo Records

Formato: digitale

Sito web: https://it-it.facebook.com/loceanosopra

L’Oceano Sopra-Kéreon

by Simone Rossetti

Ve lo diciamo senza peli sulla lingua, se pensate di cavarvela ascoltando solo i primi minuti meglio che lasciate perdere, bisogna saper aspettare, lasciare che questa musica “dolcemente” si depositi negli anfratti più remoti della vostra anima, lo sappiamo, non sono questi tempi di plastica quelli più idonei ma fregatevene, prendetevi il vostro tempo, anzi, ri-prendetevi il vostro tempo perchè è questo che farà la differenza. Non tutto è perfetto, volendo essere proprio pignoli si può disquisire sul missaggio finale, il risultato è più che buono ma qualcosa sembra mancare (comunque è sempre una questione di “orecchie” e ciascuno ha le sue), la sostanza però c’è tutta e in questo caso è dirompente. Dario al basso, Massimo alla chitarra, Danny alla batteria e Stefano alla voce, si formano in quel di Milano nel 2015, un primo EP omonimo ed ora questo Kéreon; “e Stè urla” come ci dicono sul profilo del gruppo, ed è vero ma non sempre, ed è quando smette di “urlare” che allora risaltano al meglio i testi e tutto acquista un senso, musicalmente sono di difficile inquadratura (ma chi l’ha detto che la musica debba necessariamente essere “inquadrata”?), comunque le radici affondano in un hardcore primi anni 80 ma si sentono anche influenze metalcore (black metal?) che si alternano a momenti più atmosferici e malinconici, un suono che a volte sembra stentare ma ciò è dovuto ad una sua lenta ma continua evoluzione, con una grande “musicalità”, senso armonico ed aperture melodiche da togliere il fiato, non tutto vi apparirà subito chiaro ma non vi ci vorrà molto. Noi non ci fermiamo qui e passiamo all’album vero e proprio; Kéreon, un faro che si trova sullo scoglio di Men Tensel (Pietra Astiosa in lingua bretone), un isoletta sperduta nel mare della Bretagna, un nome che ha una storia e una sua lapide «Il crimine dà disonore e non il patibolo. Io muoio innocente», se volete approfondire sapete dove cercare, noi proseguiamo con la prima traccia, Kéreon (La Solitudine Del Faro), “Se qualche volta sorrido mentre l’acqua sale, è perche’ penso che in fondo non sia cosi’ male, riuscire a sentirsi persi sul fondo del mare, senza piu’ niente da perdere”, forse la traccia più ostica, ma non temete, vi si rivelerà in tutta la sua fragile bellezza, il cantato (scream) non aiuta, all’inizio si può restare un pò spiazzati ma non demordete perchè il brano si aprirà melodicamente su vette altissime, cupe, lontane, atmosfere di scuola black metal ma senza mai rinunciare ad un approccio tipicamente hardcore, l’impatto sarà notevole; si passa alla successiva Itaca, dura e aspra ma anche in questo caso lasciate che il tempo scorra, ottime aperture armoniche, un bel testo, un incedere devastante ma ben strutturato e controllato, è un amalgama che funziona e al di la di “generi o stili” e questo è un grande merito, ma non è finita; “Ho scritto cartoline alla luce di un lampione, per dirti che mi manchi anche quando sei con me, ho nascosto il tuo cuscino in una casa di cartone, raccolto i tuoi capelli e non so quale scegliere, tra i sogni confidati a due barattoli e ad un filo, la lista dei ricordi che non voglio perdere” da I Lupi Nei Muri, che dire, forse il brano migliore in assoluto, di una desolazione e malinconia che si arriva alla fine con una pesantezza dell’animo insopportabile ma è inutile negare la sua bellezza, potrei parlarvi di stili, generi, etichette o altro ma perderebbe di qualsiasi senso, è cibo per l’anima, quello che di questi tempi scarseggia; Governo L’ombra si muove più o meno sulle stesse coordinate, l’intensità non manca, è un ottimo brano, da notare che le atmosfere pian piano si allontanano dal classico hardcore per avvicinarsi ad un alt rock più “orecchiabile” e sempre ricco di sfumature, si, anche questa lascia un segno non indifferente; l’ultima traccia è Nubi, devastante e solitaria come il suo testo “Sei nuvola, sei mare, sei l’oblio, sei anche tutto quello, che hai smarrito”, sezione ritmica di grande impatto e riff di matrice black ma si fa fatica a distinguere il confine tra uno stile e l’altro anche perchè certe soluzioni armoniche sfiorano il “radiofonico” (non vuole essere un offesa), nel mentre la voce di stefano “urla” ma riesce a trasmettere un dolore ed una “alienazione” che si fanno nostro stesso dolore, nostra stessa alienazione. Che altro aggiungere, nulla, se volete ascoltare qualcosa per cui valga davvero la pena “prendervi” il vostro tempo anzichè perderlo in inutili stronzate che vi propinano quotidianamente questo Kéreon è “una buona cosa”, ma qui su Roots! non diamo consigli né tantomeno “consigli per gli acqusti”, scriviamo e voi se vi va leggete, poi fate un pò come vi pare.

 

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