Roots! n.213 giugno 2021 Liverpool Alligator Park

Liverpool Alligator Park-Look Out! The Alligators Are Running
Liverpool Alligator Park-Look Out! The Alligators Are Dead

Autore: Liverpool Alligator Park

Titolo: Look Out! (The Alligators Are Running & The Alligators Are Dead)

Tracks:  The Alligators Are Running 1. Brat, 2. California Girl, 3. Interlude, 4. Spiderwebs, 5. We Don’t Wanna Die – The Alligators Are Dead 1. Smarty Pants, 2. Hey Sugar, 3. Holes In My Boots, 4. Desperado, 5. Punch Drunk

Anno: 2018-2019

Genere: Garage-punk, punk-rock, brit-pop

Città: Veneto

Componenti: Emanuele Zanardo (chitarra e voce), Francesco Giacomin (batteria e cori)

Etichetta: autoprodotto (The Alligators Are Running), Rocketman Records (The Alligators Are Dead)

Formato: CD, digitale

Sito web: Liverpool Alligator Park 

 

Liverpool Alligator Park-Look Out! (The Alligators Are Running & The Alligators Are Dead) Ep

by Simone Rossetti

Look Out!, due Ep, The Alligators Are Running (autoprodotto) e The Alligators Are Dead (Rocketman Records), usciti ripettivamente il primo nel 2018 ed il secondo nel settembre del 2019 mentre dovrebbe essere in lavorazione il loro ultimo album del quale però non sappiamo nulla ma non è detto che non si concluda nella trilogia degli “alligatori”, vedremo. Stiamo parlando dei Liverpool Alligator Park, un duo tutto italiano proveniente dal Veneto, Emanuele Zanardo alla chitarra e voce e Francesco Giacomin alla batteria e cori; niente di nuovo si dirà, alla fin fine il solito “ripescare” suoni ed atmosfere appartenenti ad un remoto passato per riattualizzarli ad un più accomodante contesto (quello di questi tempi) “indie”, vero ma c’è anche altro. Un suono “vintage” che spazia dal classico garage-beat anni 60 al punk rock anni 70 fino ad abbracciare sonorità brit-pop più moderne ma con una vena compositiva molto personale e di tutto rispetto (troverete anche brani “minori” ma è proprio così che deve essere); quello che conta, o almeno ci sembra, è che il tutto suona onestamente e senza inutili forzature. Badano al sodo i LAP e sanno farlo bene, forse avremmo preferito un approccio più “diretto”, di “pancia”, non cosa da poco ma è solo una considerazione del tutto personale e che dimenticherete in fretta sparandovi nelle casse del vostro stereo la bella Hey Sugar (da The Alligators Are Dead) , un garage-punk anni 70 speziato di psichedelia, il groove è quello giusto, ad un passo dai Rolling Stones ma più “grezzo”, un bel sentire; e non è da meno Spiderwebs (da The Alligators Are Running), dall’approccio più “moderno” (indie-pop) ma con un refrain che non vi abbandonerà tanto facilmente ed un crescendo che non sarebbe dispiaciuto ai Nirvana (anche se di grunge non ha nulla ed è questo il bello). E sempre da The Alligators Are Running c’è il beat anni 60 della spensierata California Girl, cori ed armonizzazioni perfette, la voce “effettata” ci suona un pò “finta” (per capirsi, non sono i The Mummies) ma nell’insieme il tutto funziona, tradotto, l’importante è godere. Tornando a The Alligators Are Dead c’è la splendida Holes In My Boots dall’intro non proprio originale ma che esploderà in un refrain che è tanta roba, e si, è “ruffiana”, nel senso che i LAP sanno bene come amalgamare i suoni ed alla fine creare quelle “canzoncine” piacevolmente accattivanti da party estivo e badate che non è una osservazione negativa, i Ramones facevano altrettanto solo che il contesto storico era diverso e poi lo “facevano per primi”; Desperado è un altro bell’esempio di punk-rock tirato ma non troppo, sporco ma levigato quel tanto che basta per non risultare troppo ostico e va detto che funziona alla grande perchè è davvero irresistibile. E per concludere a voi la scelta se lasciarvi travolgere dal groove esplosivo di Smarty Pants (The Alligators Are Dead) o dalle sonorità psycho-garage in stile The Sonics di Brat (The Alligators Are Running). Ora si può (potrete) anche guardare al passato e fare i soliti inutili raffronti, la verità è (che piaccia o meno) che questi Liverpool Alligator Park sono “oggi” e ne sono ben consapevoli (non potrebbe essere altrimenti visto che lo vivono), altro discorso è se si parla di “spessore musicale” ma qui si entra in ambito di scelte artistiche e personali poco discutibili, ciascuno vive questo presente e la propria arte come meglio crede e qui ci fermiamo, ad ogni modo bravi (da leggersi più come “limite” che come complimento); da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui e qui).  

 

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