Roots! n.30 settembre 2020 Led Zeppelin – Physical Graffiti

Led Zeppelin - Physical Graffiti

Led Zeppelin – Physical Graffiti

(1975, Swan Song Records)

by Simone Rossetti

Non volevo recensire un album degli Zeppelin, non ora (ma ora o dopo sarebbe comunque cambiato poco), non fraintendete, non è che non mi piacciono, anzi, ma è un pò come camminare con un sassolino dentro la scarpa e non potersi fermare a toglierlo perchè nel frattempo pioverà a dirotto e non abbiamo l’ombrello; si ma dov’è il problema? Ci arriviamo, grandissimi musicisti, tecnicamente e compositivamente, fra i più grandi gruppi rock degli anni ’70, John Bonham “Bonzo” (che riposi in pace) è stato uno fra i più intuitivi (e tecnici) batteristi di tutti i tempi, sulla chitarra di Jimmy Page ed il basso di John Paul Jones c’è solo da togliersi il cappello, resta quel “sassolino” la voce di Robert Plant, forse nemmeno tanto la voce in sé, più un “suo uso”, sicuramente bella ma, perdonatemi il termine, tronfia, “eccessiva”, enfatica, che poi sia tecnicamente bravo non ci sono dubbi, ma personalmente oltre i 10 minuti di ascolto non la reggo. Comunque siamo nel 1975, musicalmente un grandissimo anno dove la musica black si mischiava al rock bianco compreso l’hard rock ampliandone gli orizzonti compositivi e creando una miscela veramente esplosiva. E’ per questo che abbiamo scelto Physical Graffiti, sesto album degli Zepp, forse non il migliore ma compositivamente abbastanza vario, album doppio forse suo unico limite. Si parte con i riff di Custard Pie, buon pezzo di roccioso hard rock ma non imprescindibile, meglio la successiva The Rover, più blues, più scarna e con un bella variazione armonica nel refrain e qui devo ammettere bella anche la voce di Plant, un bel solo di chitarra che vola lontano ed una sezione ritmica martellante e sospesa; si prosegue con il blues di In My Time Of Dying, un gran bel pezzo ma questa volta è la voce di Plant che, personalmente, mi sembra si adatti poco allo stile del brano. House Of The Holy ad aprire il lato B, un buon rock’n’roll su riff blues ma tirato troppo per le lunghe e ripetitivo, c’è Trampled Under Foot dalle influenze funky e soul, un bel sentire (tornando alla voce di Plant qui si farà “scura” quel tanto che basta per “starci bene”), a chiudere Kashmir dall’incedere solenne e progressive, un successo ma personalmente non l’ho mai sopportata, lo stesso si può dire per In The Light che aprirà la prima facciata del secondo disco in pieno stile progressive-rock, una bella apertura melodica verso la metà del brano ma niente di più; la strumentale Bron-Yr-Aur per sola chitarra acustica ma che al di là della bravura tecnica di Jimmy Page scivola via senza lasciare il segno mentre Down By The Seaside è un bel brano, una morbida ballata che si aprirà ad un cambio di ritmo più sostenuto con un bellissimo e potente refrain che farà storia e non sarà da meno Ten Years Gone con le sue armonie acustiche a ricamare accordi quasi jazz ed uno sviluppo rilassato di grande classe. E siamo all’ultimo lato con una splendida Night Flight una delle vette di questo Physical Graffiti ed a seguire una più dura e tipicamente hard rock The Wanton Song; Boogie With Stu è un classico boogie anni ’50, simpatico ma la voce di Plant questa volta non lega come dovrebbe (sono ovviamente considerazioni personali e pienamente non condivisibili), si prosegue con Black Country Woman, una discreta ballata blues con la batteria di Bonham in primo piano, un senso del ritmo scarno, semplice ma perfetto ed infine a chiudere una più sostenuta Sick Again che scivolerà via senza alti né bassi. Questi erano gli Zeppelin nel momento del loro massimo splendore (cioè mentre tutto sembrava dover girare alla grande e senza problemi), Physical Graffiti non è un album “immenso” ma onestamente è un ottimo album ed è anche lo specchio di un’epoca oramai lontana ed oggi impensabile, che poi non sia tutto oro quel che luccica è vero ma c’è abbastanza del buono per mettersi in viaggio ed a buon intenditor poche parole; siete su Roots! e come sempre buon ascolto (qui o qui)

 

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