Roots! n.269 settembre 2021

Leatherette-Mixed Waste

Leatherette – Mixed Waste

by Simone Rossetti

Tanto oramai lo sapete, qui ci esaltiamo per un non nulla e magari sbagliando ma è un rischio che corriamo volentieri, se ci dovessimo adeguare alla mediocrità e ad un “pensare comune” non saremmo qui o probabilmente staremmo a parlare d’altro. Ed invece no, Mixed Waste è un piccolissimo album, anzi, nemmeno un album ma un Ep di sole quattro tracce pubblicato per l’interessante label italiana We Were Never Being Boring Collective (un piccolo collettivo fai-da-te, piccolo come un semplice sorriso) dei bolognesi Leatherette, solo un piccolo assaggio (precisazione dovuta, disponibile anche in edizione limitata con 10 bonus-tracks, versione che però al momento non abbiamo); un assaggio che non possiamo dire sia un capolavoro ma che per attitudine ed intuizione vi si avvicina ed è proprio questo a lasciarci insoddisfatti. Sono Michele Battaglioli alla chitarra e voce, Francesco Bonora alla batteria, Marco Jespersen al basso, Jacopo Finelli al sax e synth e Andrea Gerardi alla chitarra; un primo demo autoprodotto, No Way (2018) ed ora questo Mixed Waste (giugno 2021), un bellissimo sentire ma del quale qui su Roots! non ci accontentiamo (sarebbe troppo facile ed alla fine banale); Ep che si apre con l’incedere potente e notturno della splendida Decisions, un post-punk di alta scuola (quella fine anni 70 primi 80) come oggi non ci si aspetterebbe di ascoltare ma a scanso di equivoci ed è bene dirlo, niente di “posticcio” o “riesumato”, è un pezzo che riesce a brillare di luce propria nonostante riporti inevitabilmente alla memoria certe sonorità dei Joy Division, dei Birthday Party o di Nick Cave & The Bad Seeds, derivativo quindi e tutto quello che vi pare ma non ce ne può fregare di meno. E se la prima traccia ci aveva in qualche modo “spiazzati” con la successiva Mixed Waste sarà ancora “peggio”, cioè meglio, un post-punk morbidamente jazzato ed “asincrono”, qui c’è classe, tanta classe, l’esplosione elettrica verrà da sé e sarà un bel crescendo, che dire, notevole interpretazione vocale di Michele qui semplicemente perfetta e poi c’è il sax di Finelli, proprio quello che volevamo ascoltare, tutto un “altro” sentire, a voi il piacere di scoprirlo; segue Leave Her, pezzo acustico per sola chitarra e voce ed interferenze noise, non male ma sembra restare lì, come sospeso, poi intendiamoci è pur sempre una questione di gusti ed orecchie (personali). Ultimo brano in scaletta, Thru Concrete, piacevole, carino, radiofonico (giustamente o meno) ma arrivati a questo punto non ci può bastare, non ci accontentiamo, di una cosa però ne siamo certi, accontenterà i più e probabilmente avrà anche il suo meritato seguito. 4 tracce possono essere un buon indizio, in questo caso no, onestamente non lo sappiamo, è un divenire difficilmente intuibile, fra potenzialità da “classifica” e quell’osare oltre ancora tutto da scoprire (secondo il nostro umile ed inutile parere quella via maestra da seguire), vedremo e nel caso ne riparleremo più approfonditamente. Per il momento da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).       

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