Roots! n.458 giugno 2022 Le Tenebre – Vento Dell’Est

Le Tenebre - Vento Dell’Est

Le Tenebre – Vento Dell’Est

(2022, autoprodotto)

by Simone Rossetti

Partiamo da un inizio che potrebbe sembrare quanto di più banale possa esserci, in realtà una scelta (nostra) dettata da “un seguito” del quale varrà la pena parlarne (e ve ne parleremo) ma ogni cosa a suo tempo (tempo che qui su Roots! non esiste motivo per il quale ce la prenderemo comoda); Roberto Sartori alla voce, Steven Pastorello alla chitarra, Alessandro Clementel al basso e Mattia Ugolin alla batteria, i Le Tenebre formatisi in quel di Trento nel 2018, un inizio con le idee già ben chiare su quella che sarà la loro musica, una finale al Sanremo Rock (se vinta o se persa non lo sappiamo né ci interessa), l’omonimo EP del 2020 ed ora questo LP interamente e fieramente autoprodotto dal titolo Il Vento Dell’Est. Intro banale? E pensare che per umani motivi di tempo e spazio stavamo per “scartarlo”, poi ma solo per puro caso e non sappiamo nemmeno come ha iniziato “a girare” (purtroppo lo troverete solo in forma “liquida” ma si meriterebbe davvero un bel vinile); un lavoro che richiederà di entrarci senza fretta (all’inizio aveva lasciato un po’ disorientati anche noi) ma lo merita, lo meritano (poi sarà pur sempre una questione di gusti indiscutibili). Testi in italiano dal sentire “epic-prog” (belli o almeno ad un nostro sentire perfetti al genere), un sound che affonda le radici nelle pietre più oscure degli anni ’70, doom, hard rock, primo heavy metal, prog, tradotto, Black Sabbath come attitudine, Iron Maiden (le parti soliste della chitarra di Pastorello che bruciano di luce propria ed una potente sezione ritmica), Deep Purple e tanto prog di scuola italiana soprattutto nei testi (la voce di Sartori è notevole anche quando accenna a scendere su timbri più bassi, per capirsi meno metal e più prog); e no, non sono i Greta Van Fleet “de noartri” ma quattro ragazzi che suonano qualcosa che oramai sembra (va) preistoria ma la suonano oggi, onestamente, con passione (ed un bel rischio considerando la scelta della lingua) ed anche con tutti i suoi “limiti” (forse uno solo ma ci arriveremo) ad ogni modo fatelo “girare” perché si sa mai che ne restiate affascinati. E’ vero, tutto è discutibile, opinabile, controvertibile e noi non siamo nessuno (della qual cosa non ce ne può fregare di meno) ma in questo lavoro ci sono dei pezzi che suonano terribilmente bene (stupendamente bene), Lo Lascio Detto A Dio con un refrain di fragile e potente bellezza (prestate attenzione al testo perché la differenza la farà la voce di un bravissimo Sartori), una malinconica Maschera Di Cera che tanto di cappello (ma in che cazzo di anno siamo? Non ha importanza, non stiamo parlando della scadenza di un povero tonno in scatola ma di una musica che malgrado un nostro tempo ne avrebbe ancora di cose da dire), la title track dalle atmosfere epic e con un immenso solo di chitarra in crescendo; e niente male anche Lo Specchio, Tenebre e soprattutto Sentiti Libera (tutte di scuola hard rock). E pensare che….sicuramente “migliorabile” (leggete “maturabile”, cosa che potrà fare solo il tempo) ed è giusto così perché i Le Tenebre ne hanno tutte le possibilità e qualità, andranno lontano? Sì, poi bisognerà vedere “dove” (a buon intenditor poche parole) ma questo Vento Dell’Est per il momento è un gran bel sentire, vero e per quel che ci riguarda non ce ne pentiamo (in un negozio di dischi lo avremmo scelto a prescindere solo per l’esoterica artwork). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Content is protected !!