Roots! n.393 marzo 2022 La Santeria – Chiedeteci Dei Nostri Nemici Invisibili

La Santeria - Chiedeteci Dei Nostri Nemici Invisibili

La Santeria – Chiedeteci Dei Nostri Nemici Invisibili

(2022, Guscio Records)

by Simone Rossetti

Ci siamo detti: be’ la cosa sembra interessante… insomma come può essere interessante una punk rock band negli anni 20 del secondo millennio, cioè non molto a dire il vero. Ma questo siamo.” (La Santeria)

Non lasciatevi ingannare da quel “punk rock band” o meglio il punk rock c’è e c’entra ma andrebbe riletto (saperlo rileggere) in un contesto storico completamente diverso da quello dei fine anni ’70 primi ‘80 e non ne abbiamo la presunzione; questa è la premessa per il resto ci affideremo (come al solito) alla pancia ed al cuore, in parole povere qui non “recensiamo” ma preferiamo parlare di musica (molto serenamente e liberamente). Album di debutto dei padovani La Santeria (culto-religione-rito praticato dagli schiavi africani e loro discendenti una volta arrivati/importati nel nuovo mondo ma non è tutto e ci arriveremo), Alessandro Baccelle alla voce e chitarra, Michele Marchetto alla chitarra, Federico Baratelli al basso e Alberto Martina alla batteria e cori; album di debutto, parola che può voler dire tutto e nulla, dipende, a scanso di equivoci per noi vuol dire un “tutto”, un tutto come è giusto che sia ancora in divenire e con tutti i suoi promettenti “limiti” a meno che non vi accontentiate del classico “debutto-botto” scala classifiche per poi un nulla; un punk-rock (termine stra-abusato ed oggi quanto mai di comodo) che sta a questi ragazzi come l’aglio e l’olio stanno alla bruschetta, un piatto onesto, semplice, umile e che non chiede (richiede) di essere altro, un “piatto” che potrete ritrovare in La Teoria Del Piacere, in Brucia Galileo, in una spensierata ed irresistibile Le Smorfie Che Fai o nella bella conclusiva Una Prigione Di Specchi; una considerazione (personalissima e che giustamente lascerà il tempo che trova), quello che andrete ad ascoltare è un “punk-rock” molto derivativo della scuola anni ‘70/’80 (ed in parte anche del beat italiano anni ’60), “molto” che però non vuol dire “completamente” ed è una cosa che la si percepisce “a pelle”, suono pulito, testi diretti e tutto sommato “piacevoli”, un’approccio che guarda al passato ma che non può sfuggire ad un oggi di ben altro “spessore”, attenzione, non leggetelo come un “difetto” ma più come una distorsione-temporale; bella la voce di Alessandro, un’attitudine più “new wave” che punk-rock nel senso classico e già in Cos’è Rimasto si ascolterà qualcosa di diverso “Cos’è rimasto ora, di quello che avevamo noi, le cose semplici, le risse, i concerti, ed il viaggo di Céline”, un bel sentire anche se il testo come “rilettura” di questo presente non ci convince del tutto (a ciascuno un proprio sentire); poi arriva La Strada Delle Stelle e ci domandiamo se i veri La Santeria siano questi e c’è poco da dire, brano bellissimo, reale, attuale (ecco un bel confrontarsi con questi tempi), compositivamente ed armonicamente un alternative-prog ma non è una questione di genere, è come si apre armonicamente, è come “suoni e respiri” di questo presente (un presente che musicalmente potrà piacere o meno ma almeno è quello che vediamo e tocchiamo con mano). Nessuna lista della spesa, questo Chiedeteci Dei Nostri Nemici Invisibili (bellissimo titolo) riuscirà a disorientarvi proprio come il culto della Santeria, “Hey! ma questi stanno ascoltando punk-rock!” quando in realtà starete ascoltando tutt’altro, ecco, un lavoro che forse manca ancora di quell’osare oltre (budella e testa bassa) che per noi meriterebbe ma arriverà anche quel momento, ogni cosa a suo tempo e senza forzare. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).     

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