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Roots! n.153 aprile 2021

Konrad Strumpfel & The Set-Refrescoscopio

Autore: Konrad Strumpfel & The Set

Titolo: Refrescoscopio

Tracks: 1. The Big Sky In The Eye – 2. Space Rocket Salad – 3. Porcupines – 4. Living Thing – 5. Gotham City Shuffe – 6. Horror song – 7. Frenetic Fingers – 8. sregniF citenerF – 9. gnoS rorroH – 10. mahtoG ytiC effuhS – 11. gnihT gniviL – 12. senipucroP – 13. dalaS tekcoR ecapS – 14. eyE ehT nI ykS giB ehT

Anno: Composed, arranged and performed by Konrad Strumpfel & The Set 1988, released 2020

Genere: Post-punk, Krautrock, No-wave, Abstract music, Noise, Exp

Città: Germania Ovest / Cecoslovacchia                   

Componenti: Konrad Strumpfel, Herbert Lukùndra, Josif Afkak

Etichetta: Music à la Coque

Formato: Musicassetta, digitale

Sito web: https://musicalacoque.bandcamp.com/album/refrescoscopio-cassette

Konrad Strumpfel & The Set-Refrescoscopio

by Simone Rossetti

Recensire un album del passato è anche e soprattutto raccontarne la sua storia, un narrare che rimanda quell’inevitabile oblio dove tutto svanisce e dove nulla è mai esistito; e questo album non solo è ricco di Storia (quella con la s maiuscola, quella che ha cambiato, cambia e cambierà sempre i destini di questo mondo) ma anche di quelle piccole storie personali che non faranno mai notizia e delle quali nessuno ha più memoria, e forse, mai accadute. Eventi e fatti dei quali ovviamente non eravamo a conoscenza nemmeno noi e che riporteremo con molta umiltà e rispetto; abbiamo cercato nel web un eventuale contatto, una vecchia recensione, un ricordo, un accenno, due parole, niente, la verità è che stiamo parlando di fantasmi, fantasmi appartenenti ad un tempo remoto (solo apparentemente), fantasmi che ci appartengono più di quanto si possa credere e questa è la loro storia. C’era una volta (no, non ci pentiamo) la Germania Ovest e la cortina di ferro, Konrad Strumpfel, musicista e compositore (se sia il suo vero nome od uno pseudonimo non lo sappiamo) nasce qui, in una piccola cittadina bavarese nei primi anni 70, Ergoldsbach, sul finire degli anni 80 alcune sue registrazioni su nastro arrivano nelle mani di due giovani musicisti cecoslovacchi, Herbert Lukùndra e Josif Afkak, inizierà così una collaborazione a distanza resa però difficile dal muro (materiale ed ideologico) che divideva l’Europa in due, il nastro finale (questo Refrescoscopio, siamo nel 1988) una volta ultimato verrà rispedito a Konrad Strumpfel ma non vi giungerà mai e da allora se ne perderanno le tracce. Questo per 32 anni fino a quando (il come non chiedetecelo) la piccola etichetta discografica italiana Music à la Coque entra in possesso di questo nastro e nel luglio del 2020 lo sottrae a quell’oblio per riportarlo alla luce (in musicassetta e digitale). Vi starete chiedendo se alla fine tutte queste parole abbiano un senso (un riscontro, un fine, un interesse), si, o forse no ma non ce ne può fregare di meno, siete su Roots! e questo basta. Bellissimo album e bellissimo a prescindere (dai gusti personali, dalle varie etichette di genere, da un qualsiasi stile e da tutto quello che vi pare); 14 tracce, in realtà 7+7 (prestate attenzione ai titoli ed al loro svolgersi), tracce dal minutaggio molto breve, se il tempo è relativo qui semplicemente cessa di essere. Non parleremo dei singoli brani né dell’album in sé, nessuna lista della spesa od “input” all’ascolto, questo perchè non siamo un volatino delle offerte qualsiasi da cassetta postale, il piacere, il desiderio ed il sorprendersi di un ascolto vanno ben oltre una classica e mediocre recensione come può essere questa, ma c’è anche un altro motivo, queste tracce trasmettono vita, malgrado tutto, malgrado giorni (questi) che forse non gli appartengono più; dai Tangerine Dream ai Neu!, dai CAN fino ai Kraftwerk ed a tutta quella scuola tedesca (Krautrock) più sperimentale e post-moderna, un “sentire” che al di la del reale valore (bello o meno bello) del singolo brano ci ha quasi commosso, la Musica è anche questo. C’è una traccia, bellissima, talmente aliena e di una melodia così fragile e disturbante da togliere il respiro a questo mondo, poco più di un minuto e nient’altro ed un titolo che lascia sgomenti, Horror Song. Come in tutte le migliori storie che iniziano con il “c’era una volta” arriva anche un finale, quel momento dove ogni cosa riprende il suo posto e tutto torna ma non sarà questo il caso, è come se le pagine centrali di questo libro fossero state strappate, abbiamo un inizio ed una “conclusione” ma ci manca la cosa più importante, il suo trascorrere, un trascorrere che vorremmo raccontarvi ma che non possiamo, non ci appartiene e forse non appartiene più nemmeno a questo presente. Sapete bene che qui non pubblicizziamo (né consigliamo) e quello che stiamo per dirvi non è uno strappo alla regola (Roots! va saputo leggere, fra le righe, fra le parole), se volete farvi un regalo prendete una copia di questa cassetta, sarà come avere un pezzo di quel muro dove si incrociavano i destini dell’umanità ma soprattutto le vite ed i sogni di persone comuni (caduto un muro ne sono nati altri). Da Roots! è tutto e credeteci, con infinito rammarico. Buon ascolto (qui).   

Dedicato a:

Konrad Strumpfel, Herbert Lukùndra, Josif Afkak

(ovunque essi siano)

 

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