Roots! n.352 gennaio 2022 Kold – Kold

Kold - Kold

Kold – Kold

by Simone Rossetti

E’ sempre lo stesso bordo ed è sempre lo stesso abisso del quale non se ne vede una fine; “qualche” volta accade e lì ci ritroviamo, il perchè ed il per come non ha importanza (ce l’ha ma non ora); c’è chi chiude gli occhi e fa qualche passo indietro, c’è chi cerca di “comprenderlo” e c’è chi vi si lascia “cadere”; fermi, sono scelte che non giudichiamo e che non rientrano in ambito “Roots!”, esiste però un’altra possibilità, un “lasciarsi andare”, non una caduta ma un sogno, una “sospensione” dove a cadere non sarete voi ma sarà quell’abisso stesso a scorrervi davanti senza toccarvi, senza nemmeno sfiorarvi ed infine un risalire fino a quel bordo iniziale; Kold è questo, poteva essere altro e sarebbe andato bene lo stesso ma la sorte ha voluto diversamente e non chiedeteci nemmeno il perchè, sappiamo quanto quell’abisso sia umano. 4 brani dal minutaggio piuttosto lungo per gli odierni standard di ascolto (pochi secondi di cervello e nulla più), nel caso lasciate perdere e passate ad altro; Kold dei Kold, band danese della quale al momento non sappiamo praticamente nulla ma fatevi bastare questo, M alla voce e batteria, N alle chitarre e basso ed un debut-album (crediamo) pubblicato per la label tedesca Vendetta Records (giugno 2021), fine. Black metal volendo generalizzare, depressive o atmospheric black metal nel caso si volesse per forza “distinguere” (cosa della quale non ne sentiamo la necessità), un metal di tradizione scandinava caro agli Agalloch, almeno come atmosfere solo un pò meno folk e con un impatto più “violento”; violento, violento lo è questo mondo, questo sistema, violento sa esserlo l’essere umano in tutte le sue miserie ma non la musica (per quanto si tenda a pensare diversamente soprattutto verso alcuni generi); c’è una violenza devastante nella musica dei Kold, una devastazione malinconica e triste, umana, un sentire che potrà piacere o meno ma “bello” (nel senso più nobile di questa parola). 4 tracce dal minutaggio piuttosto lungo ma di una intensità tale (nei suoi cambi armonici e ritmici) che non vi renderete nemmeno conto del loro scorrere, cioè si, perchè da una parte vi sarà impossibile. Un “cadere” che si apre con la bellissima Svare Indre Kvæler dal crescendo dilaniante, un susseguirsi di aperture armoniche oscure e violente di straziante malinconia, segue la ancora più bella En Skov Af Tavse Stemmer, un piccolo capolavoro, quel “lasciarsi andare” senza timore alcuno ad un abisso sempre pronto a divorarci ma non ora, non qui, pestano duro questi ragazzi, a tratti durissimo ma senza mai perdere di vista una “melodia” non solo musicale ma poetica, bravissimi. C’è Sorgens Bristepunkt dalle atmosfere epic e metal con una prima parte strumentale più onirica che poi esploderà in tutta la sua primitiva devastazione eppure, eppure anche qui si resta sorpresi dal senso di autentica purezza quando intorno ai 7 minuti la tempesta si placherà lasciando il posto a poche note di chitarra che in totale solitudine riprenderanno il tema del brano in tutta la sua fragile drammaticità, finale immenso. A chiudere Fortvivlelsens Kammer, forse la traccia più ostica ma come per tutte le cose dategli il suo tempo ed ecco quel refrain che non vi deluderà, ecco quella “risalita”, quell’uscire da un abisso che non vi/ci merita ma che qualche volta è necessario affrontare per non lasciarsi inghiottire. Ecco, questo è Kold dei Kold, questo è black metal ma soprattutto è grande musica, quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui). 

Kold – Kold

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

It is always the same edge and It’s always the same abyss of which there is no end to it; “some” once it happens and there we find ourselves, the why and the how does not matter (it does but not now); there is those who close their eyes and take a few steps back, there are those who try to “understand” and there are those who break up with it “fall”; firm, they are choices that we do not judge and that do not fall within the “Roots! “, exists but another possibility, a “letting go”, not a fall but a dream, a “suspension” where it will not be you who will fall but that abyss itself will flow in front of you without touching you, without not even touching it and finally going back up to that initial edge; Kold is this, it could have been something else and it would have been fine anyway but fate would have it differently and don’t even ask us for the because, we know how human that abyss is. 4 songs with a rather long playing time for listening standards today (a few seconds of brain and nothing more), in case forget it and move on to other; Kold by Kold, a Danish band of which at the moment we know practically nothing but let this suffice, M on vocals and drums, N on guitars and bass and a debut-album (we believe) released for the German label Vendetta Records (June 2021), end. Black metal if you want generalize, depressive or atmospheric black metal in case you want to “distinguish” (which we don’t feel the need for), a traditional Scandinavian metal dear to the Agalloch, at least in terms of atmosphere, only a little less folk and with a more “violent” impact; violent, violent is this world, this system, violent the human being knows how to be violent in all of his miseries but not music (although we tend to think differently especially towards some genres); there is a devastating violence in the music of the Kold, a melancholy and sad devastation, human, a feeling that may or may not please but “beautiful” (in the noblest sense of this word). 4 tracks with a rather long playing time but of such intensity (in its harmonic and rhythmic changes) that you will not even realize their flow, that is, yes, because on the one hand there will be impossible. A “fall” that opens with the beautiful Svare Indre Kvæler with a tearing crescendo, a succession of dark and violent harmonic openings of heartbreaking melancholy, follows the even more beautiful En Skov Af Tavse Stemmer, a small masterpiece, that “letting go” without any fear to an abyss always ready to devour us but not now, not here, they beat these guys hard, at times very hard but without ever losing sight of a “melody” not only musical but poetic, very good. There is Sorgens Bristepunkt with epic and metal atmospheres with a more dreamlike first instrumental part which then will explode in all its primitive devastation and yet, yet even here one is surprised from the sense of authentic purity when around 7 minutes the storm will subside giving way to a few notes of guitar that in total solitude will take up the theme of the piece in all its fragile drama, immense ending. To close Fortvivlelsens Kammer, perhaps the most difficult track but as for all things give it its time and here is that refrain that will not disappoint you, here is that “Ascent”, that coming out of an abyss that you do not deserve but that is sometimes necessary face in order not to be swallowed. Here, this is Kold by Kold, this is black metal but above all it is great music, that extra chance that you would not otherwise know you have. From Roots! it’s all and as always good listening (here).

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