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Roots! n.36 agosto 2020

Kiss-Dynasty

Kiss-Dynasty

by Simone Rossetti

Sempre profondamente detestati (il troppo stroppia); scaltri imprenditori di se stessi, un successo enorme sul quale ci campano (e sopravvivono) ancora oggi, ripetitivi (come immagine) fino alla nausea, ma per qualità musicali e compositive tanto di cappello; sapevano scrivere canzoni, forse banali, superficiali e tutto quello che vi pare ma sapevano farlo bene, con un senso per la musicalità e nel rispetto di un genere (il rock’n roll) che ha pochi eguali; benvenuti nel fantastico mondo dei Kiss. New York, 1979, una giostra impazzita illuminata dai suoni e dai colori della disco music (ancora per poco, la fine sarà imminente), le classifiche musicali erano interamente dominate da artisti dell’ambiente disco; il punk, la no-wave, l’hardcore, restavano nel sottobosco e seguivano percorsi alternativi, nel rock l’ondata di progressive alla lunga aveva rotto i “coglioni” con tutte le sue lungaggini e ricercatezze sofisticate ed era probabilmente già finita, c’era bisogno di altro; se l’esplosione del metal, dell’alternative rock e della new wave era dietro l’angolo, quel 1 maggio del 1979, giorno di pubblicazione di questo Dynasty, New York era ancora New York così come la conoscevamo e i Kiss erano nel momento della loro massima maglificenza. Lasciate perdere le tristezze (non tanto musicali) dell’ultimo (lungo ed eterno) periodo di carriera, in Dynasty c’è tutto lo spirito del rock’n roll, la sua enfasi, il suo luccichio, la sua ingannevole illusione, ma anche grandi pezzi e il perchè lo capirete al suo ascolto, da parte nostra possiamo solo provare a raccontarvelo ma non dimenticatevi il giusto “climax”, non siete dove credete di essere, siete nella New York di quarantun’anni fa. I Was Made For Lovin’You è la traccia che apre l’album, niente di che; ma stiamo scherzando?? Intro devastante affidato alla sezione ritmica di Gene Simmons al basso e Anton Fig alla batteria (Peter Criss compare come membro ufficiale accreditato ma che praticamente suona solo in Dirty Livin’), è un hard rock-disco di gran classe con un crescendo che esplode nel refrain, la voce di Paul Stanley riesce (riusciva) a volare altissima, solo di chitarra di Ace Frehley necessario ma senza strafare, un pezzo contagioso che farà storia; di solito consigliamo di “limitarsi” all’ascolto dei brani ma in questo caso se non avete idea di come doveva essere l’impatto dei Kiss in quella sfavillante New York dei fine 70 siete liberi di guardarvi qualche video che si trova in rete, segue la seconda traccia, 2,000 Man, un brano dei Rolling Stones qui riletto in un puro e semplice rock’n roll più sostenuto e grezzo, non male, forse anche migliore dell’originale, alla fine si muove il culo ed è quello a cui miravano i Kiss. Piccolo gioiello di classe sopraffina, stiamo parlando di Sure Know Something, aiutatemi a trovare gli aggettivi, soffice, avvolgente, calda, sensuale, suona tutto troppo semplice e perfetto, ritmica stile disco, basso legnoso e potente, riff moderatamente di contorno, il brano si indurisce nel refrain ma è solo un attimo per poi tornare a riabbracciare le sonorità del tema, i cori di scuola Eagles saranno la ciliegina sulla torta mentre la città è la fuori che vi aspetta. Dirty Livin’ chiude il lato A nel più classico dei rock’n roll, cantata dal batterista Peter Criss (unico brano in cui è presente), non male, leggera con un buon refrain orecchiabile e momenti più di atmosfera. Ad aprire il lato B ci penserà l’hard rock di Charisma con un buon chorus e la voce di Simmons “cattiva” al punto giusto, ovvio che siamo sempre su sonorità molto orecchiabili e sempliciotte ma compositivamente ben realizzate; un altro pezzo di gran classe è Magic Touch con la voce più calda di Stanley, ottime armonizzazioni che passano da momenti tipicamente hardrock ad altri più delicati ma senza perdere di potenza, cori di contorno ed un refrain che si stampa subito in testa, ripetiamo, sembra tutto maledettamente semplice sta di fatto che oggi, nel rock ma anche più in generale, brani così sembra non riesca farli più nessuno (lo so, qualcuno starà pensando che è meglio così). Hard Times è un buon pezzo rock FM con la voce di Frehley (più ruvida e grezza di quella di Stanley), comunque ha un buon tiro con riff decisi che nel ponte lasciano il posto ad arpeggi più eterei, un pezzo da ascoltare in compagnia e con una buona birra, lo stesso si può dire per X-Ray Eyes affidata alla voce Simmons, due pezzi che influenzeranno molto le future band hair-metal anni 80; ma si chiude alla grande con la bellissima Save Your Love, un pezzo “pieno”, sfavillante quanto effimero proprio come la Grande Mela, la voce di Frehley è perfetta, il crescendo sfocia nel refrain con una ritmica sostenuta mentre i cori danno ancora ancora più potenza e ricchezza armonica, un bel solo di quelli appiccicosi poi la ritmica riparte come un treno in corsa e ci accompagna così verso il finale. E’ il momento di tornare al presente, per molti a malincuore, per molti altri una liberazione (così va la vita, per fortuna direi) e i Kiss erano questi, da prendere o lasciare senza tentennamenti; litigi, attriti, problemi personali e di cassa non incidevano ancora sulla bontà delle loro composizioni o almeno la musica restava la musica (di questo gli va dato atto) e in Dynasty ce n’è abbastanza e buona da saziare anche i palati più fini (sempre che di questi tempi ce ne siano rimasti e a che pro), ma bando alle polemiche e buon ascolto (qui).

 

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