Roots! n.519 agosto 2022 Kenny Drew / Niels-Henning Ørsted Pedersen – Duo

Kenny Drew / Niels-Henning Ørsted Pedersen - Duo

Kenny Drew / Niels-Henning Ørsted Pedersen – Duo

(1973, SteepleChase Records)

by Simone Rossetti

Kenny Drew (New York 1928 – Copenaghen 1993), Niels-Henning Ørsted Pedersen (Osted 1946 – Copenaghen 2005).

Copenaghen, Danimarca….una storia, prima umana e poi artistica; sarà qui che agli inizi degli anni ’60 Kenny Drew si stabilirà definitivamente lasciandosi alle spalle “un tutto”, non solo una “patria” (un’America ancora a “senso unico”, bianco ovviamente) ma anche una carriera di tutto rispetto (insieme a Sonny Rollins, Lester Young, Coleman Hawkins, John Coltrane, Dexter Gordon, Dinah Washington….), quel “nuovo mondo” (allora, oggi irriconoscibile)…Niels-Henning Ørsted Pedersen (lui sì danese, contrabbassista di classe immensa) e Kenny Drew (al piano e che sentire!), prima un’amicizia poi una collaborazione artistica che durerà finché un tempo gli sarà concesso. Duo, album del 1973 (seguirà un Duo 2 l’anno succesivo) che arriverà dopo quasi dieci anni di “silenzio”….e che dire…che di fronte a tale bellezza ci arrendiamo, che non ne avremmo mai abbastanza, che come “esseri umani” non ci spetterebbe, che un pezzo come Kristine vi dilanierà l’anima di una cristallina bellezza senza tempo, che il piano di Come Summer è di una malinconia così struggente che non basterebbe una vita intera per farsene una ragione (di questo vivere, di questo mondo)….che Serenity sarà dolce come quel primo (o forse ultimo) bacio sfiorato, che Det Var En Lørdag Aften a scanso di un titolo a dir poco complicato la potrete sussurrare ai vostri figli o nipoti in quel di un pre-sogno…..che Wave o Duo Trip suonano così “jazz” da poterle quasi toccare con mano ed ancora il blues di Hush-A-Bye con un basso così “basso” che vi divorerà carne e budella ad ogni tocco di corda, immenso…ed infine la conclusiva I Skovens Dybe Stille Ro, una buona notte, un’ultima preghiera serale, rassicurante, un lasciare che tutto placidamente scorra così come dovrebbe sempre essere….Un album che non sarà forse un “capolavoro” ma che saprà farsi semplice e pura poesia….solo un piano, un contrabbasso e noi (e con chi avremmo la fortuna di condividerlo), già….che dire, è solo jazz. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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