Roots! n.433 aprile 2022 Joni Mitchell – Blue

Joni Mitchell - Blue

Joni Mitchell – Blue

(1971, Reprise Records)

by Simone Rossetti

Lo sappiamo cosa starete pensando ed è vero, ci siamo arrivati con un ritardo di 50 anni ed oltre, cose che capitano quando si ha un proprio tempo; sappiamo anche che su Joni Mitchell è già stato detto e scritto di tutto, che i suoi album li potrete trovare nei primissimi posti di una qualsiasi classifica/rivista più o meno blasonata, che siamo dei “pezzenti” (vero), che questo Blue (suo quarto album in studio) è un capolavoro totale, cioè no, il “capolavoro” non esiste (e ne parliamo qui) ma di una disarmante ed immensa bellezza, che questa musica per quanto “bella” possa essere non potrà mai compensare dolori e mancanze di uno scorrere spesso crudele, che non vi faremo alcuna “lista della spesa”, che per un attimo, e solo per un attimo, ascoltando questa musica ci siamo “pensati” forse migliori di quanto in realtà lo siamo veramente. Fermi, prendete questo album e fatelo vostro, con cura, delicatezza; che altro dire, 10 tracce di un intimo folk cantautorale che (detto molto banalmente) farà storia e scuola ma non è solo questo, non è solo una questione di note o di armonie, di perfezione compositiva, di una voce da togliere il fiato, dolce, scura, fino ad inerpicarsi su vette altissime come ultima espiazione, redenzione, rinascita; no, le cicatrici resteranno e non c’è musica che tenga, forse solo un loro tempo. Nessuna lista della spesa e non la faremo, questo Blue non ha eguali (o pochissimi, a pancia ci viene in mente quel Tapestry di Carole King anche se le coordinate stilistiche saranno leggermente diverse), lo si ascolta o ri-ascolta come fosse ancora una prima volta, come se quel giugno del 1971 non fosse una data ma un luogo, come se nulla fosse cambiato (nemmeno “noi”, per chi ha avuto la fortuna di esserci) e poi Joni poco più che una ragazzina, seduta al piano, con la sua chitarra acustica, il suo dulcimer degli Appalachi a ricordarci che la vita sa essere violenta, di dolore come di immenso amore.

River

“It’s coming on Christmas, They’re cutting down trees, They’re putting up reindeer, And singing songs of joy and peace, Oh I wish I had a river I could skate away on, But it don’t snow here, It stays pretty green, I’m going to make a lot of money, Then I’m going to quit this crazy scene, I wish I had a river I could skate away on, I wish I had a river so long, I would teach my feet to fly, Whoa I wish I had a river I could skate away on, I made my baby cry, He tried hard to help me, You know, he put me at ease, And he loved me so naughty, Made me weak in the knees, Oh, I wish I had a river I could skate away on, I’m so hard to handle, I’m selfish and I’m sad, Now I’ve gone and lost the best baby, That I ever had, Oh I wish I had a river I could skate away on, I wish I had a river so long, I would teach my feet to fly, Oh I wish I had a river, I could skate away on, I made my baby say goodbye, It’s coming on Christmas, They’re cutting down trees, They’re putting up reindeer, Singing songs of joy and peace, I wish I had a river I could skate away on.

Thank you.

Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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