Crea sito

Roots! n.191 maggio 2021

Jérémy Jouve & Friends-Play Mathias Duplessy Chamber Music

Autore: Jérémy Jouve & Friends

Titolo: Play Mathias Duplessy Chamber Music

Tracks: 1. Quator De Guitare In D Minor: I. Allegro – 2. II. Adagio – 3. III. Presto – 4. Le Secret D’Hiroshigé – 5. Sonate Pour Guitare Et Violoncelle En Quatre Rêves: I. Rêves Exalté – 6 – II. Rêves Heureux – 7. III. Rêves Mélancolique – 8. IV. Rêves Fou – 9. Parmi Le Vent – 10. Valse Pour Camille – 11. La Danse Des Sentiments – 12. Les Laemes D’Egberto – 13. Berceuse – 14. Cyrano – 15. Le Labyrinthe De Vermeer

Anno: 2021

Genere: Musica classica, Contemporary classical music, Chambre music

Città: Parigi (Paris, France)

Componenti: Jérémy Jouve (chitarra), Gérard Abiton (chitarra), Armen Doneyan (chitarra), Pierre Fouchenneret (violino), Thibaut Garcia (chitarra), Julien Martineau (mandolino), François Salque (violoncello), Samuelito (chitarra) – Musica composta e scritta da Mathias Duplessy

Etichetta: Totem

Formato: Digitale, CD

Sito web: Jérémy Jouve

 

Jérémy Jouve & Friends-Play Mathias Duplessy Chamber Music

by Simone Rossetti

Qui su Roots! abbiamo un “limite”, un nostro limite, recensiamo ma soprattutto ci piace, molto serenamente e liberamente, parlare di musica (senza la presunzione di avere la verità in tasca); ci sta anche di sbagliare, è accaduto in passato ed accadrà ancora ma è un rischio che corriamo volentieri e se sbagliamo non abbiamo nessun problema a riconoscerlo. Iniziamo con due considerazioni che giustamente (come tutte le considerazioni più o meno personali) lasciano il tempo che trovano ma qui necessarie, la prima, questo Play Mathias Duplessy Chamber Music di Jérémy Jouve & Friends, come suggerisce il titolo stesso, non è composto da brani originali dello stesso Jouve ma da composizioni scritte appositamente dal maestro e multistrumentista Mathias Duplessy (una collaborazione artistica e personale di lunga data che culminerà in un primo album, Cavalcade, del 2015), attenzione, il discorso sull’originalità o meno non deve essere visto come un limite, non lo è per il jazz (dove gli esempi di riletture o re-interpretazioni non mancano), non lo è per la musica classica né tantomeno per il rock (seppur con alterne fortune), questo per chiarirvi su quello che andrete ad ascoltare, riguardo la seconda considerazione dovrete aspettare ancora un pò (cioè proseguire nella lettura ed il perchè lo capirete in seguito). Prima due parole su Jérémy Jouve, chitarrista francese di formazione classica che in questo suo ultimo lavoro (pubblicato per la label Totem) si avvale, di volta in volta, della collaborazione di ottimi musicisti di livello internazionale (i suoi “Friends”), Gérard Abiton (chitarra), Armen Doneyan (chitarra), Pierre Fouchenneret (violino), Thibaut Garcia (chitarra), Julien Martineau (mandolino), François Salque (violoncello) e Samuelito (chitarra), nomi che forse ai più diranno poco o nulla ma che vi assicuriamo, in quanto a qualità, sapranno fare la differenza; detto questo arriviamo anche alla seconda considerazione, sapete bene che qui si bada “a’i lesso”, cioè alla musica, non pubblicizziamo né dobbiamo compiacere nessuno, i vari studi, premi, riconoscimenti alla carriera e attestati di stima (sicuramente meritati e che comunque sono “storia” di una persona) ci interessano ma fino ad un certo punto (considerazione da leggersi in generale e valida per qualsiasi artista a prescindere), perchè poi viene la musica (la nostra unica bussola) ed è tutta un’altra storia. Non è finita, consentiteci un’ultimissima considerazione, quella di pancia e forse quella più vera, un bellissimo album che per intensità e varietà vi trascinerà verso un sentire “altro”, vivo, pulsante di quell’ineluttabile scorrere che è il tempo datoci, intenso, fragile e drammatico; si può discutere quanto si vuole sul fatto che alla fin fine non siano composizioni originali (ci aspettiamo che da parte di Jérémy Jouve sia un prossimo e doveroso “confrontarsi”) ma questo Play Mathias Duplessy Chamber Music è e resta (a suo modo) un “piccolo” capolavoro; Sonate Pour Guitare Et Violoncelle En Quatre Rêves: I. Rêves Exalté brucia di quella passione e nostalgia che forse abbiamo dimenticato, un brano che si fa respiro di questo mondo e di tutte le sue (e nostre) miserie, un pezzo che profuma di tango, di Astor Piazzolla, di ciò che è ineluttabile, di un oblio passato, presente e futuro, superbo il violoncello di François Salque che qui raggiungerà vette altissime per poi finalmente librarsi in un volo che trascende dal tempo stesso, la chitarra di Jouve non è da meno, in un dialogo continuo, un rincorrersi e scambiarsi di ruolo affascinante, un brano che si può ascoltare, si può sentire, si può vedere. C’è Parmi le Vent ed il suo scorrere su atmosfere più rilassate e morbide, anche qui un gran bel sentire, quell’ultimo perdersi che oggi sembra non esserci più concesso o non trovare più spazio, brano malinconico e ricco di grazia dove violoncello, violino (di Pierre Fouchenneret, ma quanta classe) e chitarra vi accompagneranno in prospettive nuove e “diverse”; e che dire di La Danse Des Sentiments lasciata alle note (qui splendide) delle sole chitarre di Jérémy Jouve e Gérard Abiton, uno scorrere sommesso, scarno, c’è solo questa melodia che nella sua più totale semplicità riesce ad incantare, a rapire l’anima (o a dilaniarla, no, non è hardcore né black metal, con tutto il massimo rispetto per questi generi che amiamo). Fermi un attimo, non siamo (e non vogliamo essere) la vostra lista della spesa, l’input (speriamo quello giusto) ve lo abbiamo dato, se dedicargli un ascolto o passare ad altro sarà solo una vostra scelta, noi vi lasciamo alle note della delicata Berceuse con la sola chitarra di Jérémy Jouve (ma come non menzionare anche la più articolata Quator De Guitare In D Minor I. Allegro, da brivido), affreschi d’altri tempi eppure contemporanei, quella tela bianca che tutti i giorni, ostinatamente, fosse anche per un’ultima volta, cerchiamo di colorare, di dargli un senso. No, questo Play Mathias Duplessy Chamber Music non è un capolavoro (ma se anche lo fosse non spetterebbe a noi dirlo), forse e con tutti i suoi limiti è di più, una musica che nella sua complessità non si riduce ad un semplice esercizio di stile ma è vita in tutte le sue imperfezioni (si, poi c’è anche la tecnica, molta e non potrebbe essere diversamente ma mai fine a se stessa), è quel respiro universale (di tutto questo fottuto mondo) che riesce ad elevarsi (e ad elevarci) al di sopra delle sue e nostre nefandezze; 15 tracce non sono poche soprattutto se si vuole mantenere un livello di ascolto sempre “attento” ma vi assicuriamo che Jérémy Jouve ed i suoi Friends (forse, anzi, senza il forse, dovremmo menzionare anche Mathias Duplessy e qui tanto di cappello) ci riescono stupendamente (e con naturalezza) portandoci alla fine di questo viaggio con il desiderio di ripartire, di ritrovarci le stesse emozioni, di sorprendersi nuovamente. Lo sappiamo bene, tutto è relativo e le parole ancor più dei suoni, quello che conta sta nel loro e nostro scorrere; da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).    

Jérémy Jouve & Friends-Play Mathias Duplessy Chamber Music

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

Ici sur Roots! Nous avons un “limite”, notre limite, nous révisons mais surtout on l’aime beaucoup sereinement et librement, parlez de musique (sans présomption d’avoir la vérité en poche); il y a aussi faire des erreurs, c’est arrivé dans le passé et cela se reproduira mais c’est un risque que l’on prend avec plaisir et si nous faisons une erreur, nous n’avons aucun problème à le reconnaître. Commençons par deux considérations qui à juste titre (comme toutes les considérations plus ou moins personnelles) ils laissent le temps qu’ils trouvent mais ici nécessaire, la première, cette Play Mathias Duplessy Chamber Music de Jérémy Jouve & Friends, comme son titre l’indique, n’est pas composée de chansons originales de Jouve lui-même mais de compositions spécialement écritèes par le maître et multi-instrumentiste Mathias Duplessy (une collaboration artistique et personnelle de longue date qui aboutira à un premier album, Cavalcade, de 2015), attention, le discours sur l’originalité ou pas ne doit pas être vu comme un limite, il n’est pas pour le jazz (où les exemples de réinterprétations ou de réinterprétations ne manquent pas), ce n’est pas pour la musique classique ni pour le rock (quoique avec des fortunes variables), ceci pour clarifier ce que vous irez écouter, concernant la deuxième considération, vous devrez attendre un peu plus longtemps (c’est à dire continuez à lire et pourquoi vous comprendrez plus tard). Deux premiers mots sur Jérémy Jouve, Guitariste français de formation classique qui dans son dernier travail (sorti pour le label Totem) se prévaut, de temps en temps, de la collaboration d’excellents musiciens de niveau international (ses “Amis”), Gérard Abiton (guitare), Armen Doneyan (guitare), Pierre Fouchenneret (violon), Thibaut Garcia (guitare), Julien Martineau (mandoline), François Salque (violoncelle) et Samuelito (guitare), des noms qui diront peut-être peu ou rien mais que nous vous assurons, quant à qualité, ils sauront faire la différence ; Cela dit, nous arrivons également à la deuxième considération, tu sais bien qu’ici on fait attention au “i bouilli”, c’est-à-dire à la musique, on ne fait ni de la publicité ni de devoir s’il vous plaît tout le monde, les diverses études, prix, distinctions de carrière et certificats d’estime (sûrement mérité et qui sont de toute façon “l’histoire” d’une personne) nous intéressent mais jusqu’à un certain point (considération à lire en général et valable pour tout artiste peu importe), car alors il vient la musique (notre seule boussole) et c’est une toute autre histoire. Ce n’est pas fini, permettez-nous une toute dernière considération, celle du ventre et peut-être la plus vraie, un bel album qui pour l’intensité et la variété vous entraînerez vers une «autre» sensation vivante et palpitante de ce flux ineluctable que c’est le temps qui nous est donné, intense, fragile et dramatique; tu peux argumenter autant que tu veux à ce sujet au final ce ne sont pas des compositions originales (on s’attend à ce que le rôle de Jérémy Jouve soit un à côté et à droite de “confronter”) mais cette Play Mathias Duplessy Chamber Music est et reste (à sa manière) un «petit» chef-d’œuvre; Sonatas Pour Guitare Et Violoncelle En Quatre Rêves: I.Rêves Exalté brûle de cette passion et de cette nostalgie qu’on a peut-être oubliées, une chanson qui se fait souffle de ce monde et de toutes ses (et nos) misères, une pièce qui sent le tango, d’Astor Piazzolla, de ce qui est inéluctable, d’un oubli passé, présent et futur, superbe le violoncelle de François Salque qui atteindra ici de très hauts sommets puis s’élèvera enfin dans un vol qui transcende le temps lui-même, la guitare de Jouve n’en est pas moins, dans un dialogue continu, un se poursuivant et échangeant des rôles fascinants, une chanson qui peut être entendue, entendue, peut à voir. Il y a Parmi le Vent et son flux d’ambiances plus détendues et douces, encore une fois beaucoup agréable à entendre, le dernier se perdant qui semble aujourd’hui ne plus être autorisé ou ne plus trouver de place, pièce mélancolique et gracieuse où violoncelle, violon (par Pierre Fouchenneret, mais combien de classe) et la guitare vous accompagneront dans des perspectives nouvelles et «différentes»; et que dire de La Danse Des Sentiments laissée aux notes (ici splendides) des guitares de Jérémy Jouve et Gérard Abiton seul, un flux faible et décharné, il n’y a que cette mélodie qui dans sa plus totale simplicité parvient à enchanter, kidnapper l’âme (ou la déchirer, non, ce n’est pas du hardcore ou du black metal, avec tout le meilleur respect de ces genres que nous aimons) Arrêtez une minute, nous ne sommes pas (et nous ne voulons pas être) là votre liste de courses, nous vous avons donné l’entrée (espérons-le la bonne), si vous voulez l’écouter ou passer à autre chose sera juste votre choix, nous vous laissons aux notes de la délicate Berceuse avec le guitare seule de Jérémy Jouve (mais comment ne pas évoquer aussi le Quator De Guitare plus articulé In D Minor I. Allegro, passionnant), des fresques d’autre temps mais contemporaines, cette toile blanche que chaque jour, obstinément, même pour une dernière fois, nous essayons de colorer, de lui donner un sens. Non, ce Play Mathias Duplessy Chamber Music n’est pas un chef-d’œuvre (mais même s’il si ce n’était pas à nous de le dire), peut-être et avec toutes ses limitations c’est plus, une musique que dans son la complexité ne se réduit pas à un simple exercice de style mais c’est la vie dans toutes ses imperfections (oui, puis il y a aussi la technique, beaucoup et il ne pourrait en être autrement mais jamais une fin en soi), c’est ça souffle universel (de tout ce putain de monde) qui parvient à s’élever (et à nous élever) au-dessus de ses atrocités et de nos méchancetés ; 15 pistes ne sont pas rares, surtout si on veut garder un niveau écoute toujours “attentive” mais nous vous assurons que Jérémy Jouve et ses Amis (peut-être, en effet, sans le peut-être, il faut aussi citer Mathias Duplessy et ici chapeau bas) ils réussissent merveilleusement (et naturellement) nous conduisant à la fin de ce voyage avec le désir de repartir, retrouver les mêmes émotions, être à nouveau surpris. On sait bien, tout est le relatif et les mots plus encore que les sons, ce qui compte, c’est leur et notre flux; de Roots! Est tout et comme toujours une bonne écoute (ici ou ici).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!