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Roots! n.68 gennaio 2021

Jefferson Airplane-Volunteers

Jefferson Airplane-Volunteers

by Simone Rossetti

Novembre 1969, esce Volunteers dei Jefferson Airplane, la colonna sonora perfetta per una stagione (quella della Summer Of Love) ormai segnata dal suo ineluttabile destino; un finale amaro, triste (al di la delle personali “preferenze”), un epilogo forse scontato e “giusto” (per l’ipocrisia di molti e per gli interessi che alla fin fine ci giravano intorno), chi ci ha creduto veramente ed ha voluto continuare a crederci ha preferito lasciarsi alle spalle tutto il ciarpume mediatico e ritirarsi lontano dai riflettori in qualche comune o fattoria persa nel nulla di un deserto, di una cosa gli va comunque dato atto, è stata una generazione che ha creduto di poter cambiare questo cazzo di mondo in un posto migliore; non è andata così (non va mai così) e questo Volunteers segnò un pò uno spartiacque fra un prima e un dopo, un dopo che sa già di oggi. Jefferson Airplane, un nome buffissimo che sa di tante cose, formatisi nel 1965 in quel di San Francisco, più una “comune” che un gruppo, un punto di riferimento per tutta la controcultura degli anni 60 ed inutile dirlo, Volunteers è un album bellissimo ma che in qualche modo suona già a “campana a morto”; pubblicato nel novembre del 1969 ma registrato tra i mesi di marzo e giugno dello stesso anno, nel mezzo il festival di Woodstock (dal 15 al 18 agosto) che in qualche modo fu l’apice e la pietra tombale di tutta un’utopia, lo si potrebbe considerare a tutti gli effetti un album “postumo” (di loro e di tutta la Summer Of Love); Grace Slick alla voce e piano, Paul Kantner alla voce e chitarra, Marty Balin alle percusioni e voce, Jorma Kaukonen alla chitarra e voce, Jack Casady al basso e Spencer Dryden alla batteria più svariati musicisti che vi collaborarono (tanto per citarne qualcuno Jerry Garcia, David Crosby, Stephen Stills), e si parte subito con la splendida We Can Be Together, il primo colpo al cuore (il primo fra i molti che seguiranno), armonizzazioni vocali senza tempo, psichedelia e rock che si fondono insieme in un equilibrio perfetto, un pezzo che invita a vivere malgrado tutto e tutti e di fronte al quale c’è solo da inchinarsi (si, anche se amate il metal o l’hardcore come il sottoscritto), segue un altro brano da storia, l’immensa Good Shepherd If you want to get to heaven, over on the other shore, stay out of the way of the blood-stained bandit, oh good shepherd, feed my sheep”, dolce e sognante come quei giorni dove tutto è (era) possibile, una melodia che si deposita nell’animo per restarvi molto ma molto a lungo, segue The Farm un country rock con buone aperture armoniche ma non imprescindibile; a fare la differenza sarà la successiva Hey Frederick cantata dalla stessa Grace Slick, una voce potente e pulita che sembra provenire da mondi lisergici di un altro universo, un pezzo più cupo ed amaro dei precedenti che sa quasi di presagio, più eterea e sognante è invece la semi-acustica Turn My Life Down anche questa dalle armonizzazioni perfette ed il sempre splendido tocco della chitarra di Kaukonen; attenzione, ora mettetevi comodi perchè arriva l’elegante ed immenso soul psichedelico di Wooden Ships in un crescendo di colori e sfumature capaci di fermare l’attimo per l’eternità (ed è quello che riuscirà a questo album); Eskimo Blue Day è molto riflessiva con un testo bellissimo e triste che vi invitiamo a leggere per intero “You call it rain, but the human name, doesn’t mean shit to a tree”, c’è consapevolezza dell’umana miseria e della piccolezza del nostro vivere quotidiano, un brano semplice, quasi sommesso ma di grande intensità, A Song For All Seasons è un altro country folk che scorre bene ma niente di più, a chiudere questo lavoro spetterà proprio alla traccia che da il titolo all’album, un brano che sa di promessa mancata, di un’utopia che non si avvererà, i Jefferson Airplane si scioglieranno di li a poco ed il seguito lo conoscete bene, che dire, benvenuti in questo presente. (qui)

Hey now it’s time for you and me

Got a revolution

Got to revolution

Come on now we’re marching to the sea

Got a revolution

Got to revolution

Who will take it from you

We will and who are we

We are volunteers of America” (da Volunteers)

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