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Roots! n. 80 gennaio 2021

Iyv-Blacktar

Autore: Iyv

Titolo: Blacktar

Anno: 2020

Genere: alternative-rock, post-grunge

Città: Treviso

Componenti: Matt G., Matteo Medea, Alessio Frisone, Alessio Gallazzio

Etichetta: autoprodotto

Formato: digitale

Sito web: https://www.facebook.com/iyvmusic/

Iyv-Blacktar

by Simone Rossetti

Qui su Roots! recensire un album vuol dire soprattutto parlare di musica, per questo abbiamo eliminato il fatidico “voto”, non vogliamo avere la presunzione di bocciare od incensare nessuno (né compiacere), ma quando si parla di musica lo facciamo molto onestamente e senza peli sulla lingua, le parole (al di là di un patetico voto) bastano e avanzano. Detto questo permetteteci un paio di considerazioni, la prima è che ciascuno fa la musica che “sente” e che vuole suonare, sono scelte artistiche che meritano tutto il rispetto (quando la musica è fatta bene e trasmette qualcosa), la seconda, il rock è cambiato, ed è cambiato a tal punto che ormai il confine tra rock e pop è molto labile, che ci piaccia o meno è così. Sono considerazioni forse banali ma quando si parla di musica qui su Roots! si bada “a’i lesso”; questo Blacktar non è un album ma un concept-album e non è la stessa cosa (lo diciamo per chi fosse a digiuno di queste cose), il tutto viene creato seguendo e narrando una storia ben precisa, in quest’ultimo album degli Iyv è quella di un uomo (come molti, come tutti) fatta di cadute, di abissi (blacktar, un tipo di eroina chiamata catrame nero), di risalite ma anche di quelle cicatrici che indelebili resteranno a futura memoria, cicatrici che sono la “nostra” stessa storia, il nostro peso, ma anche il nostro guardare ostinatamente avanti, ed è, lasciatecelo dire, un bell’album, ma sapete anche che su Roots! non ci accontentiamo di un semplice ascolto, una recensione deve essere il più possibile oggettiva ed onesta, i gusti o le preferenze personali non devono influire né tantomeno essere un punto di riferimento per il lettore, quello che ci interessa è la Musica ed il suo comprenderla; Blacktar è un album suonato e registrato magnificamente, un’autoproduzione che rende merito agli Iyv ma non solo, i brani ci sono, la “storia” anche ed ha un suo spessore, così come a livello compositivo, è l’aspetto musicale sul quale abbiamo qualche riserva. Ma facciamo un passo indietro, gli Iyv arrivano da Treviso, alle loro spalle una già storia iniziata agli inizi di questo infausto secolo, seguiranno tre Lp con avvicendamenti vari alla formazione, momenti di “sospensione”, l’incertezza che verrà di conseguenza ed infine nel giugno del 2020 questo nuovo lavoro interamente autoprodotto, ostinatamente a testa bassa. Un album che si muove tra sonorità alternative-rock ed un post-grunge veramente bello, se volete dei riferimenti vi accontentiamo ma è qui che forse risiede l’unico “limite” di questo lavoro, Soundgarden, Stone Temple Pilots, Pearl Jam. My Words Are Not Enough è trasportata dalla voce di Matt G. su livelli di intensità veramente alti, è uno splendido pezzo per ariosità ed armonizzazioni, riff potenti ricchi di melodia che sanno raccontare e sanno di cose fin troppo vere, così come il crescendo amaro di Renamer, un senso di drammatico spaesamento e vuoto, quel restare ostinatamente aggrappati ad una realtà che per quanto discutibile possa essere è l’unico appiglio possibile; molto bella è anche la malinconica Nightmareas con il suo incedere sostenuto che esploderà in un refrain difficile da dimenticare, ed è un bel sentire, come anche la contagiosa e disperata Stay For Hire, grandi suoni ed una voce che sa coinvolgere, The Last Road To The Silver Giant è forse la traccia che preferiamo, più intima e riflessiva, un grande pezzo che in altri tempi (ed in altri luoghi) avrebbe scalato le classifiche, come anche la serenità che riesce a trasmettere World Says Words impreziosita da delicati ricami di chitarra e dal suo “in divenire” semplice quanto intenso. Che questo Blacktar sia un grande album ve ne accorgerete da soli, il suo “limite” (quello che vediamo noi ma senza la presunzione di avere la verità in tasca) sta in uno stile (compositivo, musicale) fortemente derivativo dei gruppi sopra citati, bello e coinvolgente ma che sa un pò di pre-confezionato, avremmo preferito un osare di più, uno spingersi oltre, un riprendere il suono grunge (non quello post) e farlo proprio, farlo a pezzi fino a sanguinare, cosa non facile ma la qualità agli Iyv non manca e questo è l’importante; al di là di considerazioni varie che possono lasciare il tempo che trovano Blacktar è un album che merita e se ne parliamo qui su Roots! è perchè un motivo c’è. Buon ascolto.

 

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