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Roots! n.112 marzo 2021

Il Silenzio Delle Vergini-Fiori Recisi

Autore: Il Silenzio Delle Vergini

Titolo: Fiori Recisi

Anno: 2020

Genere: Indie-rock, Shoegaze

Città: Bergamo

Componenti: Armando Greco (chitarra), Cristina Tirella (basso, cori), Riccardo Lupi (tastiere), Francesco Lauro Geruso (batteria)

Etichetta: I Dischi Del Minollo

Formato: CD, digitale

Sito web: https://it-it.facebook.com/ilsilenziodellevergini/

Il Silenzio Delle Vergini-Fiori Recisi

by Simone Rossetti

Ci piace pensare che se Pier Paolo Pasolini avesse realizzato un’album anziché un film forse sarebbe stato proprio come questo, chi lo sa (e scusateci l’azzardato accostamento ma c’è un motivo e lo capirete proseguendo la lettura). Pasolini, specchio ed anima (critica) di un’Italietta che non esiste più ma dalla quale non si scappa ed il cui “futuro” aveva ben intuito, il peggio doveva ancora arrivare; Fiori Recisi, un’album attraversato da una lacerante ed amara tristezza, l’esatto ed ineluttabile riflesso di questi tempi, di questi anni, di questi giorni; ancora Pasolini, con tutti i suoi pregi e difetti ma quanto spessore e sangue nelle sue parole, nel suo pensiero, quanto di questo presente; pregi e difetti che sono propri anche di questo lavoro dei bergamaschi Il Silenzio Delle Vergini, loro terzo album in studio pubblicato nel marzo del 2020  per la piccola ma sempre fiera etichetta indipendente italiana I Dischi Del Minollo; e ve lo diciamo subito, molto serenamente e senza la presunzione di avere la verità in tasca, se di difetto si può parlare (e qui sta la differenza con il pensiero Pasoliniano) è questo senso di mesta rassegnazione che avvolge come una cappa soffocante il desolante sopravvivere di questo paese e dalla quale non se ne intravede via d’uscita. Una rassegnazione che non condividiamo ma lo dobbiamo ammettere, anche qui sta la bellezza di questo lavoro, una bellezza fragile, cupa, disorientante, che sa far male. Musica di difficile catalogazione, un indie rock intriso di sognanti atmosfere in stile Shoegaze che potrebbero trarre in inganno, sono soprattutto i testi (queste storie) che sapranno affondare le loro unghie in una carne in putrefazione specchio reale di questi tempi; album ostico e di doloroso ascolto come la traccia iniziale Non Ho Più Paura, una storia raccontata in uno stile “parlato” che può ricordare i grandi Offlaga Disco Pax, la differenza è che qui non c’è alcuna “nostalgia” a riscaldare l’anima, solo un senso di abbandono e di perdita devastante, uno spaesamento interiore in netto contrasto con le linee armoniche leggere e piacevoli, “fino alla prossima volta che ci rivedremo” declama la voce narrante ma non ci sarà più alcun’altra prossima volta. Non è da meno l’amarissima Radici Di Paradiso su atmosfere quasi chillout ma di una desolazione disarmante, e che dire della splendida Cenere, nulla; ed è proprio questo “silenzio” interiore che disturba, questo vuoto, non c’è niente di splendido in questo brano, né armonicamente né melodicamente, solo il narrare di questo presente, una voce normalissima (quella della brava Cristina Tirella) che si fa poesia, racconto di questi tempi. Una considerazione personalissima (e che quindi può lasciare il tempo che trova) riguardo alla title track Fiori Recisi, un testo che andrebbe “urlato” fino a farlo limpidamente sanguinare ma che invece resta un grido soffocato, una voce sommessa che viene quasi nascosta da effettistica varia, probabilmente sbagliamo (sono comunque scelte artistiche personali non discutibili) ma qui ci sarebbe piaciuto vedere (ed ascoltare) un diverso approccio perchè quel “come si può essere così cattivi” declamato dalla bravissima Cristina meriterebbe davvero di più (è tutta una generazione che meriterebbe di più). Ma siete su Roots! dove non ci interessa fare la solita lista della spesa né “campare” di offerte sottocosto da supermercato, vi lasciamo con un’ultimo brano e poi chiudiamo (il resto scopritelo da soli anche perchè è un’album che richiede un “sentire” molto personale ed intimo), quel Il Treno Dei Desideri che come un vecchio e malinconico spot pubblicitario invita a partire per realizzare i propri sogni e speranze, eteree atmosfere “sofisticate” che andranno a fare da tappeto sonoro ad un testo “recitato” di un’attualità (e di una crudeltà) che non lascia scampo, proprio come quel treno. Una bellezza discutibile questo Fiori Recisi, ciascuno si farà una propria idea ma è comuque un “confrontarsi” necessario, voltare lo sguardo altrove non sarà di aiuto (non lo è mai); il nostro “consiglio” è quello di ascoltarlo con i suoi pro ed i suoi contro, non solo “fisicamente” ma soprattutto nei vostri pensieri, nella vostra carne, nel vostro guardare questo presente, non il classico “bell’album” e del quale non ce ne potrebbe fregare di meno ma se ne parliamo qui su Roots! un motivo c’è. Buon ascolto (qui o qui).

 

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