Roots! n.197 giugno 2021

Hiroshi.-Anything

Autore: Hiroshi.

Titolo: Anything

Tracks: 1. Lost Highway – 2. Trading Places – 3. Run Ran Run – 4. Intimate – 5. Days – 6. Isolation Row – 7. Mountains – 8. Float – 9. Shapes

Anno: 2020

Genere: Indie-pop, dream-pop, shoegaze

Città: Fermo

Componenti: Lorenzo Renzi (voce,flauto), Luca Torquati (sinth, basso, programmi), Nicolò Bacalini (batteria, percussioni), Alessio Beato (chitarra, sinth)  

Etichetta: Nufabric Records

Formato: Digitale, vinile              

Sito web: Hiroshi.

Hiroshi.-Anything

by Simone Rossetti

Sono bravi questi Hiroshi., diciamo che non osano più di tanto (su questo ci ritorneremo) ma gli va riconosciuto il merito di aver trovato una loro dimensione (matura) in sonorità dream-pop-shoegaze di tutto rispetto. Non siamo qui per raccontarvi se un album “ci piace o non ci piace”, troppo facile/stupido, una rececensione deve trascendere dai gusti personali (oggettiva nel possibile ed onesta), senza secondi fini (e qui non ne abbiamo), in poche parole, che si tratti di un capolavoro o di un cesso (poi è tutto relativo) non deve fare alcuna differenza. Un pò di storia, gli Hiroshi. (senza quel punto sarebbe stato un errore ortografico) sono Nicolò Bacalini, Alessio Beato, Lorenzo Renzi e Luca Torquati, gruppo marchigiano (Fermo) formatosi nel 2015, è del 2016 il loro Ep di debutto dall’enigmatico titolo ed a seguire (siamo nel dicembre 2020) questo Anything pubblicato per l’interessante label italiana Nufabric Records. Lo abbiamo detto, questi ragazzi sono bravi, un suono “derivativo” di quella scena shoegaze che nacque in Inghilterra sul finire degli anni 80 primi 90 (My Bloody Valentine, Spacemen 3, Cocteau Twins solo per citarne alcuni) ma molto più moderno, probabilmente (e giustamente) più attuale nonché “pop”; niente di male in tutto questo, diciamo che le prime band shoegaze erano ancora “underground”, c’era la voglia di sperimentare nuove sonorità e confrontarsi con tempi che avevano un altro scorrere ed altre priorità, oggi è un pò diverso (molto), si guarda al presente (perchè lo si vive) e lo si interpreta secondo nuovi bisogni. Non disdegnano l’elettronica gli Hiroshi. ma ne fanno un sapiente uso, dosata il giusto e che ben si amalgama con sonorità più elettro-acustiche eteree e sognanti; 9 brani che guardano a questo mondo con molta semplicità e riflessione (bello, non datelo per così scontato) e con un approccio tutto sommato “intimo”. Non siamo dei cubetti di ghiaccio ed è inutile dirvi che ci sono dei brani che ci regalano particolari emozioni più di altri, normale che sia così, questo accade in quei pezzi dove risaltano al meglio tutte le tessiture armoniche di scuola anni 80 e 90 (non ci interessa se più o meno radiofoniche), ad esempio nella conclusiva Shapes, ariosa e malinconica, con il beat giusto e quella scorrevolezza che nasce dalle intuizioni più semplici, un bel crescendo con la voce di Lorenzo che si lega ottimamente a queste sonorità; c’è Trading Places dalle atmosfere più delicate e introspettive, e bella anche la traccia di apertura, Lost Highway-Reloaded, con gli arpeggi di chitarra a tessere trame “vintage”; c’è anche molto uso di elettronica, sempre con garbo ma della quale (prestate attenzione, è una considerazione personalissima che giustamente lascia il tempo che trova) non se ne sente necessariamente il bisogno e questo proprio perchè i brani hanno già una loro identità a prescindere, restano comunque scelte artistiche e personali non discubili e che meritano tutto il rispetto. Days, Isolation Row e Mountains sono carine ma (e questo purtroppo è un adagiarsi comune di questi tempi) sanno un pò troppo di già sentito, quell’indie-pop radiofonico che lo si ascolta velocemente così come lo si dimentica; prima di concludere vi lasciamo però con un ultimo brano, forse quello che meglio rappresenta gli Hiroshi., Run Ran Run, brano più strutturato compositivamente e ritmicamente sostenuto che spazia da sonorità anni 80 fino ad abbracciare influenze psych-noise-prog, quell’osare in più che ammalia e ci affascina. Vi abbiamo dato quell’input speriamo giusto, il resto (la parte migliore) sta nel piacere e nella curiosità di conoscere nuova musica al di là dei propri gusti personali, cosa che spetta solo a voi, Anything è sicuramente un buon album ed avrà il suo meritato riscontro, da parte nostra, prima di sbilanciarci, preferiamo aspettare un suo seguito per capire meglio come evolverà questo progetto, progetto interessante (questa è la parola giusta) e già sufficientemente maturo per “osare” quell’imprevedibile (e più personale) salto nel vuoto. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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