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Roots! n.189 maggio 2019

Hippie Death Cult-Circle Of Days

Autore: Hippie Death Cult

Titolo: Circle Of Days

Tracks: 1. Red Meat Tricks – 2. Hornet Party – 3. Walk Within – 4. Circle Of Days – 5.Eye In The Sky

Anno: 2021

Genere: Stoner-doom, Hard Rock, Alternative Rock

Città: Portland (Oregon)

Componenti: Ryan Moore (batteria), Ben Jackson (voce, tastiere), Eddie Brnabic (chitarra), Laura Phillips (basso)

Etichetta: Heavy Psych Sounds Records

Formato: Vinile, Digipack, Digitale

Sito web: Hippie Death Cult 

Hippie Death Cult-Circle Of Days

by Simone Rossetti

Come se la passa il rock oggi? Sopravvive (quando meglio, quando peggio), la “verità” (fate caso alle virgolette) è che al di la di generi e stili sembra non essere più quel punto di riferimento che è stato per le generazioni passate, il perchè inutile spiegarlo e girarci intorno, è cambiato il rock ed è cambiato chi lo ascolta. Introduzione (necessaria) per parlarvi di questo ultimo lavoro (Ep) a nome Hippie Death Cult, Circle Of Days; provenienti da Portland (Oregon), una storia iniziata nel 2018 e che troverà compimento nel loro album di debutto, 111, del 2019; quattro “ragazzi” (tre + la bassista) dediti ad uno stoner (solo questa parola racchiude un mondo) old-style ma speziato di molteplici aromi. Album fresco di pubblicazione per l’ottima Heavy Psych Sounds Records (vinile, vinile ed ancora bellissimo vinile); un mese, maggio, ed un anno, 2021, nel quale stentiamo a riconoscerci, eppure, malgrado tutto (non solo per una questione di virus) il rock non si ferma, si suona con la stessa passione di un tempo, vecchio o nuovo che sia non ha importanza, non è a questo che serve; derivativo? Certo ma almeno parliamo di rock e non di una mozzarella da supermercato con scadenza prossima al nulla, l’importante è come viene suonato, con onestà se possibile, poi passione e non solo tecnica ma soprattutto anima (quella a perdere, quella per cui si fanno certe cose solo perchè spinti dal desiderio di farle). Detto questo parliamo dell’album in questione e si parte subito con le atmosfere stoner-doom di scuola Black Sabbath di Red Meat Tricks, un bell’incedere lento e roccioso sostenuto da una sezione ritmica potente e dalla bella voce di Ben Jackson che se per impostazione può ricordare quella di Ozzy in realtà è molto più calda e, come vedremo in seguito, versatile, ottimo refrain ed un bel sentire che profuma di deserto ed orizzonti sconfinati a perdita d’occhio; si prosegue con i riff metal della lanciatissima Horney Party, brano dalle molteplici sfaccettature e molto più strutturato compositivamente che rimanda sia ai Soundgarden che ad un post-metal troppo “moderno” per le nostre orecchie; ma ecco arrivare il vero colpo da maestri, quella composizione che non ci si aspetterebbe (perchè il rock ormai è altro?) eppure eccola qui, in tutta la sua delicatezza e fragilità a ricordarci che la musica sa essere anche questo, bastano poche note di piano ed una melodia senza tempo, Walk Within, una ballad malinconica ed ariosa che vi si appicicherà addosso come miele appena raccolto, voce solista e cori che si rincorreranno in un bellissimo alternarsi e finalmente un solo di chitarra semplice quanto sporco e realmente “sentito”; Circle Of Days è la traccia che da il titolo all’album e che torna a muoversi su territori alternative rock piuttosto pesi e cupi, brano non semplice ma dove spicca la splendida voce di Jackson che a tratti, per intensità e modulazione, ricorda quella del grande Jeff Buckley, un pezzo che vi si svelerà in tutta la sua straziante bellezza solo dopo più ascolti, cosa che potrebbe essere penalizzante in una quotidianità assuefatta all’usa e getta ma qui, è bene dirlo, si vola alto, quindi non accontentavi. Eye In The Sky è il brano che chiude questo Ep ed anche qui non si scherza per ambizioni compositive, forse anche troppe ed infatti alla fine risulta un pò troppo dispersivo, un post-metal che alterna passaggi più atmosferici ad altri più spinti, sempre di buona fattura (bellissimo il solo e l’accompagnamento della chitarra di Brnabic) ma che sembra mancare l’affondo finale. Siamo arrivati così alla conclusione, gli Hippie Death Cult non hanno certo bisogno della nostra pubblicità (anche nel caso la facessimo ma sapete bene che qui su Roots! non pubblicizziamo nessuno né tantomeno diamo “consigli d’ascolto”), Circles Of Days è quell’Ep che promette tante buone cose per il futuro ma con non pochi rischi (a buon intenditor poche parole), vedremo, nel frattempo godiamoci questo piccolo gioiellino, ben suonato, naturale ed onesto; da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Hippie Death Cult-Circle Of Days

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

How’s rock doing today? Survives (when better, when worse), the “truth” (pay attention to the quotation marks) is that beyond the genres and styles it seems to no longer be that point of reference it’s been for past generations, why it’s useless to explain it and go around it, things change and it’s rock and listeners have also changed. Introduction (required) to tell you about the latter work (Ep) for Hippie Death Cult, Circle Of Days; hailing from Portland (Oregon), a story that began in 2018 and that will find fulfillment in their debut album, 111, of 2019; four “Guys” (three + the bassist) dedicated to a stoner (only this word contains a world) old-style but spicy with multiple aromas. Freshly released album for the excellent Heavy Psych Sounds Records (vinyl, vinyl and still beautiful vinyl), one month, May, and one year, 2021, in which we find it hard to recognize each other, yet, despite everything (not just because of the virus), rock doesn’t stops, you play with the same passion of the past, old or new it doesn’t matter, not that’s what it’s for; derivative? Sure, but at least we’re talking about rock and not a mozzarella from supermarket with near deadline; the important thing is how it is played, honesty if possible and first of all, then passion and not only technique but above all soul (the one to lose, the one for which certain things are done only because driven by the desire to do them). Having said that let’s talk of the album in question and we immediately start with the stoner-doom atmospheres of the Black Sabbath school of Red Meat Tricks, a beautiful slow and rocky gait supported by a powerful rhythm section and the beautiful voice of Ben Jackson that if by setting can remember that of Ozzy in reality it is a lot warmer and, as we will see later, versatile, excellent refrain and a nice smell that smells of desert and boundless horizons as far as the eye can see; it continues with the metal riffs of the very launch Horney Party, a song with multiple facets and much more compositionally structured than it refers to both Soundgarden and a post-metal that is too “modern” for our ears; but here it is get the real master stroke, that composition that you would not expect (because rock is it something else now?) yet here it’s, in all its delicacy and fragility to remind us that music knows be that too, just a few piano notes and a timeless melody, Walk Within, one melancholy and airy ballad that will stick to you like freshly harvested honey, lead voice and choirs that will chase each other in a beautiful alternation and finally a simple guitar solo how dirty and really “felt”; Circle Of Days is the track that gives the album its title and that returns to move on rather heavy and dark alternative rock territories, not a simple song but where Jackson’s splendid voice stands out, which at times, in terms of intensity and modulation, recalls that of the great Jeff Buckley, a piece that will reveal all its heartbreaking beauty only after more plays, something that could be penalizing in a daily life addicted to throwaways but here, it’s good say it, you fly high, so don’t settle for it. Eye In The Sky is the song that closes this Ep and also here we do not joke about compositional ambitions, perhaps even too many and in fact in the end it turns out a little too dispersive, a post-metal that alternates more atmospheric passages with others more pushed, always by good workmanship (the solo and accompaniment of Brnabic’s guitar is beautiful) but it looks like it miss the final lunge. So we came to the conclusion, the Hippie Death Cult don’t have certainly need our publicity (even if we did but you know well that here on Roots! we do not advertise anyone nor do we give “listening advice”), Circles Of Days is that Ep which promises many good things for the future but with not a few risks (few to the good connoisseur words), we will see, in the meantime let’s enjoy this little gem, well played, natural and honest; from Roots! it’s all and as always good listening (here).

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