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Roots! n.95 febbraio 2021

Giovanni Di Carlo-A Child's Eyes

Autore: Giovanni Di Carlo

Titolo: A Child’s Eyes

Anno: 2021

Genere: jazz, jazz contemporaneo, fusion

Città: n.d.

Componenti: Giovanni Di Carlo (chitarra), Diederik Wissels (piano), Brice Soniano (contrabasso), Lionel Beuvens (batteria)

Etichetta: Emme Record Label

Formato: digitale

Sito web: https://www.facebook.com/Giovanni-Di-Carlo-377979672648174/

Giovanni Di Carlo-A Child’s Eyes

by Simone Rossetti

Che piaccia o meno anche il jazz è cambiato, per questo recensire oggi un album di jazz è cosa tutt’altro che facile, avremmo potuto cavarcela con un semplice copia-incolla standardizzato e tanti saluti, la cosa sarebbe finita qui, ma sapete bene che su Roots! parliamo di musica e preferiamo metterci “la faccia e il culo” ben consci che tutto (soprattutto nella musica) è discutibile, opinabile, controvertibile. Il jazz oggi, roba da apericena verrebbe da dire, dimenticatevi il bebop, l’hardbop, il cool, il modale, il free, il jazz elettrico, dimenticatevi quel pulsare creativo che era la sua stessa essenza ed anima, dimenticatevi tutto. Riproporre oggi quello che già è stato fatto 50 anni fa non avrebbe alcun senso (se non in termini di tecnica e piacevolezza), ma il jazz richiede ben altro ed è il motivo per cui seppur amandolo ne parliamo con reticenza; oggi, tranne rare occasioni, il jazz è questo, musica da cocktail per qualche cena aziendale o da appuntamento “galante” con relativa escort, ottimamente suonato e registrato ma nulla più; riflessioni che giustamente possono lasciare il tempo che trovano ma ci servono ad introdurvi questo A Child’s Eyes, album di debutto del giovane chitarrista Giovanni Di Carlo (nato a Termoli, Campobasso) qui accompagnato dal piano del belga/olandese Diederik Wissels, dal contrabbasso del francese Brice Soniano e dalla batteria del belga Lionel Beuvens e diciamolo subito, è un buon album (se non lo fosse non ne parleremmo qui su Roots!). Album fresco di stampa pubblicato nell’appena trascorso gennaio per la Emme Record Label (fatevi un giro se volete drizzare le antenne), il problema è un altro ed è sempre lo stesso, quel “non aspettatevi troppo o chissa che”, tradotto, accontentatevi (ed accontentiamoci) della mediocrità (che comunque di questi tempi non è poco). No, della mediocrità, seppur buona o anche ottima qui su Roots! non ci accontentiamo ed ovviamente peggio per noi; abbiamo detto che questo A Child’s Eyes è un buon album jazz e lo è, almeno non replica quanto già fatto nel passato ma cerca di andare oltre, un jazz “europeo” di ampio respiro che attinge sia alla fusion che a certa musica classica contemporanea e che si ascolta (forse anche troppo) con leggera piacevolezza, attenzione, non pretendiamo di avere la verità in tasca ed ognuno potrà, giustamente e liberamente, apprezzarlo in modo diverso; c’è una grande e bella interazione fra i musicisti e la si può percepire fin dalla traccia di apertura Unique Gang, una fusion armonicamente elegante e con un bel tema che acquisterà di spazialità nel suo scorrere, ottimi scambi strumentali che lasciano intuire che siamo in presenza di qualcosa di onesto e di valore; lo stesso si può dire per la più eterea ed intensa Ludvine con una prima parte lasciata alle note del piano di Wissels ed una seconda più standard ma non banale; bello il tocco di Giovanni Di Carlo ad introduzione della più notturna e malinconica A Child’s Eyes ed un bel lavoro alle spazzole di Lionel Beuvens, mentre Le Temps Du Jasmin sebbene non sia particolarmente “originale” ha quella bellezza struggente che lascia il segno, un’atmosfera piuttosto classica che potrebbe ricordare certe composizioni più intimiste di Bill Evans, pregevole, e si prosegue con Circles, un’inizio interessante che sposta il baricentro verso territori più sperimentali che sono anche quelli che preferiamo ma che purtroppo non dura ed il tutto si risolverà in più accomodanti accordi jazzati, c’è la bella Last Portrait dalle tonalità autunnali e morbide che saprà come riscaldare questi pomeriggi uggiosi. Potremmo continuare così all’infinito ma preferiamo fermarci qui e porci qualche domanda, questi ragazzi sono ottimi musicisti e quello che fanno non è cosa da poco ma, c’è un ma, che sta in quella ricerca di piacevolezza formale, “estetica”, un jazz (e parliamo in generale non nello specifico) che sembra non riuscire più a guardarsi intorno, estraneo a quello che è il mondo reale (e che non dobbiamo certo noi spiegarvi); va bene anche così e ci mancherebbe altro, sono scelte artistiche personali quindi non discutibili ma il jazz è altrove (o almeno dovrebbe), è osare, scavare, sporcarsi le mani, intuizione, scoprire se stessi ed il mondo circostante, vomito, poesia, preghiera, carne. A scanso di equivoci è bene precisare, questo lavoro di Giovanni Di Carlo merita e merita a prescindere da tutte le varie considerazioni che, giuste o sbagliate che siano, lasciano comunque il tempo che trovano, parliamo di musica e cerchiamo di farlo sempre nel massimo rispetto, il jazz era un bella storia, oggi lo è un pò meno ma non è colpa sua, è un momento di transizione (non solo per il jazz) che richiederebbe (e richiederà per uscirne) un approccio ed un guardare diverso; nell’attesa di un suo seguito mettetevi comodi e per il momento gustatevi questo ottimo A Child’s Eyes (qui o qui). Buon ascolto da Roots! 

 

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