Roots! n.470 giugno 2022 Genesis – Selling England By The Pound

Genesis - Selling England By The Pound

Genesis – Selling England By The Pound

(1973, Charisma / Atlantic)

by Simone Rossetti

The Captain leads his dance right on through the night – join the dance ….,follow on! Till the Grail sun sets in the mould., Follow on! Till the gold is cold. Dancing out with the moonlit knight, Knights of the Green Shield stamp and shout…” (da Dancing With The Moonlit Knight)

No, non è da me “recensire” un album come questo, non lo è perché (a scanso di equivoci) non ho mai amato il prog (non disdegnato ma per una semplice questione di affinità a pelle) e me ne sono sempre tenuto a debita distanza; musica “tronfia”, pensavo, tecnica e tirata per le lunghe fino all’insopportabile, pensavo, con tutti i suoi pomposi quanto inutili riferimenti classicheggianti, pensavo ma poi ecco che un giorno mi scopro forse diverso e questo Selling England By The Pound si trasformerà in quella mazzata fra i denti improvvisa e violenta rivelatrice di una cosa semplicissima quanto banale, c’è un “momento” per tutto e magari uno solo ma non è come quei treni che una volta passati non ripasseranno più, la musica resta casomai a passare siamo noi; in parole povere sono il meno adatto per poter parlare di un album iconico come questo ma tant’è, prendere o lasciare. Chiave di lettura (anzi, chiavi di lettura, due), una è lo “spessore” musicale e non saprei in quale altro modo spiegarvelo, ascoltate questo album e vi renderete conto da soli di una differnza abissale rispetto a quanto ci viene proprinato/proposto oggi, l’altra è il “tempo”, non uno scorrere “reale” ma quello legato al sogno, un tempo dallo scorrere altro. I Genesis (a quel tempo) Peter Gabriel alla voce, Steve Hackett alla chitarra, Mike Rutherford al basso, Tony Banks alle tastiere e Phil Collins alla batteria ma tanto questo (ed un suo seguito) lo saprete già; Selling England By The Pound, un capolavoro a detta dei più e c’è da crederci ma anche un album “strano”, dagli intenti non esplicitamente politici ma che ben rispecchiava un momento storico avviato verso una sua naturale e non indolore conclusione (il dopo con l’avvento dell’era Thatcher sarà ancora peggio, un peggio non evitabile, un “nuovo” sistema, un nuovo mondo, un nuovo tutto). Lato A immenso, per intuizioni, per scorrevolezza, per quell’osare e dare forma a composizioni dialtissimo livello ma sempre in tono sommesso, malinconico eppure da manuale Dancing With The Moonlit Knight, I Know What I Like (In Your Wardrobe), Firth Of Fifth e More Fool Me una bellissima ed inaspettata ballata acustica fra gli Eagles e gli America. C’è anche un lato B (c’è sempre un lato B, in tutto) ma non aspettatevi (poi tutto è discutibile) la stessa “messa a fuoco” del lato A, bello anche questo ma forse “troppo”, The Battle Of Epping Forest, la strumentale After The Ordeal, una malinconica The Cinema Show niente male anche se non proprio imprescindibile e la conclusiva Aisle Of Plenty più o meno “corridoio dell’abbondanza”, quello che oggi ci viene quotidianamente “offerto” dalla grande distrubuzione in tutta la sua ma soprattutto nostra tristezza, miseria (quella umana) ed assuefazione, e pensare che era solo il 1973. Un album di progressive rock al 100% che ha pochi eguali (ma non avendo abbastanza competenze in materia immagino che ne esistano anche di meglio), sicuramente da ascoltare (e lo dico per i più refrattari a questo genere come nel mio caso) perché lo merita, musicalmente e per comprendere un ieri ed un oggi dove qualcosa ad un certo punto ci è “sfuggita di mano” e sarà un suo seguito (punk, post punk, hardcore in particolare) a sbattercela in faccia senza alcuna inibizione…ma di una cosa ai Genesis gli va dato atto, in questo lavoro avevano già intuito molto (in salsa prog s’intende). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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