Crea sito

Roots! n.45 novembre 2020

Gaznevada-Gaznevada
Gaznevada-Gaznevada

Gaznevada-Gaznevada

by Simone Rossetti

C’era un volta il ‘77, c’era la Bologna di Radio Alice, della Traumfabrik, di Andrea Pazienza, di Filippo Scozzari, dei carri armati, degli indiani metropolitani, della Democrazia Cristiana, del Partito Comunista, di Cossiga, di Francesco Lorusso, di un ribollire di utopie, di sogni, di slogan, di politica, soprattutto di arte e creatività in tutte le sue forme espressive. Oggi, di tutto questo, non è rimasto che Bologna, una grigia, piatta e anonima cittadina (ma sempre simpatica) come se ne possono trovare a milioni sparse per il mondo (e a migliaia in questo paese). Vi starete chiedendo perchè tirare fuori Bologna e il 1977, semplice, perchè i Gaznevada venivano proprio da qui, da questo humus vitale e libero che fece di Bologna, anche solo per poco, il centro del mondo. Alessandro Raffini (Billy Blade) alla voce e sax, Ciro Pagano (Robert Squibb) alla chitarra, Giorgio Lavagna (Andrew Nevada) voce e elettroniche varie, Marco Dondini (Bat Matic) alla batteria, Giampietro Huber (Johnny Tramonta) al basso e che in seguito lascerà il posto a Marco Bongiovanni (Chainsaw Sally) ed infine GianLuca Galliani (Nico Gamma), scomparso recentemente, al pianoforte, organo e sinth; questi erano i Gaznevada. Il loro omonimo “album” di debutto arrivò su musicassetta nel 1979 per la Harpo’s Bazar, in realtà conteneva una serie di brani che già proponevano dal vivo tra un apparizione e l’altra, ci penserà proprio Oderso Rubini (fondatore della Harpo’s) a metterli su nastro e a dare il via alla loro avventura (ci sarà anche un dopo ma ne riparleremo a tempo debito). Il classico suono da cantina, grezzo, scarno, violento, un approccio punk e post-punk ma già altamente innovativo per il suolo italico, a partire dalla strumentazione, chitarra, basso, batteria ma anche sax, organo, sintetizzatori, per un effetto alle volte straniante (e sicuramente “vintage”) ma di un fascino unico; niente sogno hippy sul quale si muovevano “ideologicamente” i movimenti del periodo (e che si infrangerà contro una realtà ben più dura) ma una distorsione acida e dissonante di un futuro che già bussava alla porta e che seppellirà tutti e tutto, definitivamente. I testi meriterebbero un approfondimento a parte, comunque restano di una “realtà” evocativa inquietante, una follia (sempre ironica e dissacrante) che sta al nostro presente ma in una situazione completamente ribaltata; erano dei bei pezzi allora e lo restano anche oggi, nonostante, appunto, siano “banalizzati” da una realtà che li supera di gran lunga. Prendete ad esempio il post punk devastante di Roipnol, la registrazione è quella che è ma i Gaz sanno benissimo quello che stanno suonando “Baby baby, se non puoi dormire, almeno lasciami guidare, hai fatto troppa Metedrina, ti ha fatto diventar cretina, oh baby spegni l’autovox, non voglio più il rock’roll, Phenobarbital” e il resto del testo sarà ancora più eloquente, o il garage punk di Teleporno T.V.Posso f are il guardone, con la mia telepornovisione”, oggi è del tutto normale, tutta le televisione è una teleporno (anche “la rete” ha capito benissimo come funziona), non è una questione di essere o meno “guardoni” ma di quello che ci viene propinato; c’è Donna Di Gomma dalle influenze reggae e con un bell’inserto di sax che la dice lunga sulle potenzialità future dei Gaz, ma c’è anche l’iconica Mamma Dammi La Benza, dove forse per la prima volta si usa la parola “mamma” in un contesto “alternativo” e comunque un istantanea perfetta di quegli anni; oggi la “benza” la passa un qualsiasi medico di famiglia, cambiano i nomi (più eticamente farmaceutici) ma la sostanza non cambia, è tutta una società che ha bisogno di “benza” per sopravvivere a se stessa (quando gli riesce), “ Mamma dammi la benza, non posso fare più senza, ne sento già la mancanza, esiste la dipendenza, oh mamma dammi la benza, non posso fare più senza”, e si chiude con Nevadagaz, uno sbilenco post punk attraversato da distorsioni no-wave e dalle note free jazz del sax di Billy Blade “A mezzanotte per le strade di Berlino Est, automi con le divise della NSA, cospargono le strade di Nevadagaz, svastiche al neon sui muri della città, si sono congelati i grattacieli di New York, si stanno suicidando gli operai della Ford”; questo è solo un assaggio dei brani contenuti al suo interno, come sempre la cosa migliore da fare è quella di ascoltare “la musicassetta” o il CD nella sua interezza, probabilmente vi suonerà un pò datato, normale, ma non è questo quello che conta (a buon intenditor poche parole); considerate questa recensione come una prima puntata, il seguito (Sick Soundtrack) sarà il loro primo trampolino di lancio nel mondo delle classifiche, ma questa è un altra storia, per il momento noi ci fermiamo qui. Buon ascolto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!