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Roots! n.43 novembre 2020

Forever Alien-Chasing The Dragon

Autore: Forever Alien

Titolo album: Chasing The Dragon

Anno: 2020

Genere: IDM, synth-wave, post punk, synth pop

Città: Edimburgh

 

Componenti: Johnny Jay-hardware synthesizers

Etichetta: Dirty Beach

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/alienforeveralien

Forever Alien-Chasing The Dragon

by Simone Rossetti

Lo dico per correttezza, personalmente non amo la “musica elettronica” (brutta espressione, un pò come dire non mi piace il rock o la classica, non vuol dire nulla), più corretto sarebbe dire che non amo certa musica elettronica, tipo il tunz-tunz becero da discoteca (e non è questo il caso) o quella che viene spacciata come “trend” per non-pensanti da qualche rivista patinata di dubbio gusto, lasciamo perdere, per fortuna anche la musica elettronica (come il rock) sa essere altro, e soprattutto sa essere musica. E’ il caso di questo Chasing The Dragon ultima uscita a nome Forever Alien (per la label italiana Dirty Beach), un progetto del produttore e performer Johnny Jay, campano di nascita ma residente a Edimburgo, e diciamolo subito, un lavoro certosino sia in fase di produzione che post-produzione; prima che apriate bocca per dare fiato al vostro disappunto sappiate che questo (non solo ovviamente) è quello che si muove sotto i vostri piedi, a vostra insaputa, nelle viscere di un sottosuolo fatto anche di queste sonorità, e, che vi piacciano o meno non sono da disprezzare. Generalizzare è banalizzare, questo vale per il rock come per la classica e come per la musica elettronica, in linea di massima diciamo che qui ci si muove in territori IDM (Intelligent Dance Music, Autechre e Boards Of Canada fra i maggiori esponenti), termine forse oggi in disuso ma che rende bene l’idea di una avanguardia elettronica più sperimentale e creativa, questo almeno come attitudine ma con un approccio diverso più legato ad una sinth wave anni 80 (New Order fra i primi nomi che mi vengono in mente e di cui parliamo qui); sonorità scure, a tratti di matrice post-punk, come nella bellissima The First Time, probabilmente uno fra i brani più riusciti di questo EP, suoni avvolgenti, ritmica secca, un suono incombente, doloroso (molto dovuto anche alle parti vocali), bello (indipendentemente dal genere), sullo stesso livello si mantiene anche It’s Gone, forse ancora più spettrale, inserti elettronici non convenzionali ed atmosfere decadenti, un bel sentire; non è ovviamente tutto oro quel che luccica, ad esempio in Don’t Be Scared To Try, l’approccio è quello giusto (più dura rispetto alle precedenti) ma sembra venire a a mancare qualcosa (badate che si tratta sempre di impressioni personali e giustamente non condivisibili), compositivamente ambiziosa ma che si perde in eccessiva staticità; le cose vanno molto meglio in Shadow Above dove le sonorità si fanno più scarne ed eteree ma con un beat sempre in bella evidenza ed echi anni 80 che affiorano qua e la; The Haunted Room è discreta ma sembra smarrire il giusto tiro, un pò troppo “scontata” quando invece ci si aspetterebbe di più. Chasing The Dragon è tutto sommato un EP di “facile” (ma di facile non esiste nulla, tantomeno nella musica) e piacevole ascolto con delle ottime intuizioni e scelte non canoniche, l’unico appunto che gli si potrebbe fare è quello di non osare un pò di più, di uniformarsi a certe sonorità elettroniche più classiche, di non scavare abbastanza profondamente dentro le nebbie che ci circondano (come invece avviene in The First Time e in It’s Gone), ma trattandosi di un EP è più che perdonabile, per il momento restiamo in attesa del prossimo full length che, ne siamo certi, definirà le coordinate giuste.

 

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