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Roots! n.148 aprile 2021

Feral Luggage-Diaspora Focii

Autore: Feral Luggage

Titolo: Diaspora Focii

Tracks: 1. Spirit Alligned Truth – 2. Mining The Radio Of Dreams – 3. North Desert Border Storm – 4. …Still Dreaming – 5. Stone-3 Sub-Saharan Control Set

Anno: 2019

Genere: Jazz, Noise, Prog, Abstract-Contemporary music

Città: San Francisco Bay Area

Componenti: Mika Pontecorvo (chitarra, elettroniche, flauto, voce), Kersti Abrams (alto sax, mbira, flauto), Adriane Pontecorvo (cello, percussioni), Mark Pino (batteria, percussioni), Elijah Pontecorvo (basso, voce, tastiere), Patrick Talesfore Jr. (batteria, percussioni), Colleen Kelly T. (cello, elettroniche, tastiere)   

Etichetta: Autoprodotto

Formato: digitale

Sito web: https://www.facebook.com/Feral-Luggage-Band-100229734778468/

Feral Luggage-Diaspora Focii

by Simone Rossetti

In the distance over dunes as a wave on an ocean…

the glint of sun on skin a blue and blinding presence on the horizon…

behold the clear sight of the First Army of People’s Liberation” (Feral Luggage)

Non vi racconteremo una cosa per un’altra, non è questo che ci interessa, nel nostro piccolo proviamo a parlare di musica, di linguaggi, di forme espressive e comunicative al di la dei soliti gusti personali, di generi e di stili, poi recensiamo, e non è la stessa cosa, richiede un certo distacco emotivo ed una sua oggettività, non sempre piacevole, non esente errori ed in ogni caso mai facile. Diaspora Focii è quell’album che nessuno vorrebbe trovarsi a recensire, attenzione, non abbiamo detto che non vorrebbe ma “trovarsi” ed il perchè è semplice, un totale e bellissimo caos libero da qualsiasi forma, schema e struttura armonico-melodica, qualcosa che potrebbe avvicinari, per intuizione, al free jazz degli anni 70, Ornette Coleman, Max Roach, Albert Ayler, non solo, questa musica si spinge ben oltre ed è tutto dire. Sul labile confine tra genio e follia ne hanno già ampiamente discusso i più grandi filosofi, pensatori, psicologi e psichiatri da che mondo è mondo (e senza venirne a capo), per quel che ci riguarda è Musica (organizzazione dei suoni, dei rumori e dei silenzi nel corso del tempo e nello spazio); un ultimo sforzo, prendete 4’33” di John Cage e per assurdo (o per logica) ribaltatela al suo opposto, questo è quello che andrete ad ascoltare (più o meno). I Feral Luggage sono un gruppo della Bay Area di San Francisco nato come sotto-progetto dei Cartoon Justice e dedito (per passione e consapevolezza) ad un free jazz-noise sperimentale e multiforme sotto la guida del suo “guru” Mika Pontecorvo, mente creativa ed instancabile al seguito di una moltitudine di progetti e collaborazioni varie ma di questo ne riparleremo. Diaspora Focii, album pubblicato nel 2020 ma registrato nel dicembre del 2019 e composto di 5 tracce dal lungo minutaggio ma questo non vi deve allontanare da un ascolto, lo sappiamo, sono tempi dove tutto è ridotto all’usa e getta, pochi secondi bastano per definire un tutto ma non è così che funziona, il tempo ha una sua necessità. Parliamo di “limiti”, parliamo del bellissimo evolversi sinuoso e ciclico di Stone-3 Sub-Saharan Control Set, un pezzo che potrebbe avvicinarsi alle ultime composizioni di John Coltrane, maestoso, ancestrale, un caos compositivo che segue un flusso ritmico-armonico non più modale né atonale ma semplice respiro, poche note di chitarra ad introdurre il tema melodico portante (in realtà una melodia vera e propria non lo è) alle quali si aggiungeranno il sax (splendido) di Kersti ed a seguire le due sezioni ritmiche, il basso, il cello, il flauto, un lento crescendo che sembra ripetersi su se stesso senza alcuna soluzione logica sotto l’incalzare dei colpi delle due percussioni, più che ascoltare dovremmo dire che “stiamo assistendo” ad un qualcosa; uno stesso percorso che ritroviamo nell’altrettanto bella e misteriosa Mining The Radio Of Dreams dall’incedere cupo ed incombente, anche in questo caso la “trama” è appesa ad un sottilissimo filo appena percettibile (dalle iniziali e bellissime note di cello) mentre il resto del gruppo si muove in una viscerale danza più ritmico-intuitiva che armonica, interessante ed un bel sentire ma vi avvisiamo, ascolto non “facile” ma che ne vale la pena, così come i colori psichedelici che sprigiona North Desert Border Storm con una introduzione quasi psycho-folk-blues che poi deflagrerà in un vortice sonoro degno del migliore free jazz di John Coltrane. A questo punto dovremmo introdurvi anche alle ultime due tracce …Still Dreaming e Spirit Aligned Truth ma non vogliamo togliervi il piacere della scoperta che solo un ascolto (e non una recensione) potrà darvi, quello che ci interessa è altro. Abbiamo accennato a dei “limiti” (virgolette non a caso), per capirsi, non muoviamo critiche (positive o negative che siano) a nessuno, sono solo considerazioni che parlando di musica, soprattutto fra chi ha ascoltato questo lavoro, alla fine vengono fuori (giuste o sbagliate che siano) e che ci sembra onesto riportare; un caos bellissimo ma anche, forse, troppo fine a se stesso ed è in quei rari momenti di apparente calma che si intuisce la bellezza del cello o del sax (come del flauto o del basso) e della loro interazione-necessaria con questa musica; la melodia, Coleman o Coltrane lasciavano “sentire” una melodia anche scarna ma potente, melodia che poi abbandonavano per inseguire altri lidi e che poi riprendevano di solito a fine brano ma era qualcosa che restava impresso e faceva da “humus” al resto, cosa che qui non accade ma è anche probabile che il senso di questa musica sia appunto ”altro” (andare oltre), restano comunque scelte artistiche personali e come tali non discutibili e che rispettiamo. Diaspora Focii è un lavoro che ben si presta sia alla follia che al genio ma anche ad una presunta normalità, alla fine è semplicemente come noi vediamo le cose o le ascoltiamo (mettetevi alla prova). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui). Fine prima puntata ……to be continued.        

Feral Luggage-Diaspora Focii

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

In the distance over dunes as a wave on an ocean…

the glint of sun on skin a blue and blinding presence on the horizon…

behold the clear sight of the First Army of People’s Liberation” (Feral Luggage)

We will not tell you one thing for another, this is not what interests us, in our small way let’s try to talk about music, languages, expressive and communicative forms beyond the usual personal tastes, genres and styles, then we review, and it isn’t the same thing, it requires a certain detachment emotional and its objectivity, not always pleasant, not error-free and in any case never easy. Diaspora Focii is that album that no one would like to be reviewing, be careful, we don’t have said that he does not want but only “to find himself” and the reason is simple, a total and beautiful free chaos from any harmonic-melodic form, pattern and structure, something that could come close, for intuition, to free jazz of the 70s, Ornette Coleman, Max Roach, Albert Ayler, not only this music goes above and beyond and that is saying something. They already have some on the vague boundary between genius and madness widely discussed the greatest philosophers, thinkers, psychologists and psychiatrists since the world (without coming to terms with it), as far as we are concerned it is Music (organization of sounds, noises and gods silences over time and space); one last effort, take 4’33 “by John Cage and for absurd (or logically) turn it over to its opposite, this is what you are going to hear (more or less). Feral Luggage is a San Francisco Bay Area group born as a sub-project by Cartoon Justice and dedicated (for passion and awareness) to an experimental free jazz-noise e multiform under the guidance of his “guru” Mika Pontecorvo, creative mind and tireless in tow of a multitude of various projects and collaborations but we will talk about this again. Diaspora Focii, album released in 2020 but recorded in December 2019 and composed of 5 tracks from the long minutes but this should not take you away from listening, we know, these are times where everything is reduced to disposable, a few seconds are enough to define a whole but that’s not how it works, the time has its own necessity. Let’s talk about “limits”, let’s talk about the beautiful sinuous and cyclic evolution by Stone-3 Sub-Saharan Control Set, a piece that could come close to the last compositions of John Coltrane, majestic, ancestral, a compositional chaos that follows a rhythmic flow-harmonic no longer modal or atonal but simple breath, few guitar notes to introduce the main melodic theme (in reality a real melody is not) to which the sax (splendid) by Kersti and to follow the two rhythmic sections, the bass, the cello, the flute, a slow growing that seems to repeat itself without any logical solution under the pressure of blows of the two percussions, rather than listening we should say that “we are witnessing” something; one same path that we find in the equally beautiful and mysterious Mining The Radio Of Dreams from the gloomy and impending gait, also in this case the “weft” hangs on a very thin thread barely noticeable (from the initials and beautiful cello notes) as the rest of the group moves in a visceral dance that is more rhythmic-intuitive than harmonic, interesting and a good feeling but there we warn, listening is not “easy” but that it is worth it, as well as the psychedelic colors it releases North Desert Border Storm with an almost psycho-folk-blues introduction that will then explode in a sound vortex worthy of the best free jazz by John Coltrane. At this point we should introduce you also to the last two tracks … Still Dreaming and Spirit Aligned Truth but we don’t want to take away the pleasure of the discovery that only a listen (and not a review) can give you, what interests us and more. We have mentioned “limits” (quotes not by chance), to understand each other, we do not criticize (whether positive or negative) to anyone, they are just considerations that speaking of music, especially among those who have listened to this work, in the end they come out (right or wrong they are) and that it seems honest to us to report; a beautiful chaos but also, perhaps, too an end in itself and it is in those rare moments of apparent calm that one senses the beauty of the cello or sax (like the flute or bass) and their necessary interaction with this music; the melody, Coleman or Coltrane they let “hear” a melody even thin but powerful, a melody that they then abandoned for chasing other shores and then usually resuming at the end of the song but it was something that remained impressed and acted as “humus” to the rest, which does not happen here but it is also probable that the sense of this music is precisely “other” (to go further), however, artistic choices remain and personal and as such not objectionable and that we respect. Diaspora Focii is a job that lends itself well both to madness and to genius but also to a presumed normality, in the end it is simply like us we see things or hear them (test yourself). At Roots! it is all and as always good listening (here). End of first episode …… to be continued.

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