Roots! n.387 febbraio 2022 Etta James – Losers Weepers

Etta James - Losers Weepers

Etta James – Losers Weepers

(1971, Cadet Records)

by Simone Rossetti

Indicativamente in linea d’aria sono 2948.79 i km che separano Prattville (Alabama) da Los Angeles (California), 2068.97 miglia nel caso si volessero percorrere in auto, un viaggio di pochi secondi in termini “vinilici”; un immaginario lato A, Prattville città che ha dato le origini in un oramai lontanissimo 1941 a Wilson Pickett ed un lato B, Los Angeles, città natale di Etta James, era il gennaio del 1938. Vi siete smarriti? Non temete, siete in sicure mani (per il momento); se Wilson Pickett fosse nato donna sarebbe stato/a Etta James e viceversa, la musica no, questa sarebbe stata comunque la stessa, un immenso soul profondamente ed orgogliosamente “nero”, consapevolmente “nero” (di un politicamente corretto o scorretto non ce ne può fregare di meno, leggete quel “nero” non come un colore, se ci arrivate bene altrimenti pazienza); Etta James, siamo nel 1971 quando uscì per la Cadet Records questo piccolo capolavoro “black”, piccolo rispetto al suo più conosciuto Tell Mama del 1968 ma anche “diverso”. Dal soul e R&B di quest’ultimo ad un soul e R&B profondamente venati di funk di questo Losers Weepers; 11 tracce alla quali Etta (Jamesetta Hawkins) presterà la sua voce (e che voce) ed una propria sensibilità ma anche 11 tracce nel solco di una “devastante” sezione fiati e ritmica, cibo per l’anima, cibo per le orecchie, cibo per non mollare, per guardare a questo fottutissimo mondo e scoprirsi/reinventarsi diversi. Una carriera ricca di successi e riconoscimenti poi un resto, le difficoltà  di un colore/non colore (nata da coppia “interrazziale”), una lunga assenza durante la quale se ne persero le tracce, dipendenze varie, abissi e risalite ma un solo ed unico faro, il soul. Mollate per un attimo “un tutto” che comprendiamo benissimo, non riuscite a  mollarlo? Meglio ancora, è il momento di lasciarvi andare (di lasciare andare la vostra anima) alle note di una immnensa Take Out Some Insurance, soul, funky, R&B, un colpo dritto ed inaspettato alla base dello stomaco, un risveglio illuminante; c’è il lento crescendo soul-gospel di I Think It’s You ed una splendida (puro soul al 100%, come la pura lana vergine di una volta) di Someone mentre per Losers Weepers mettetevi il vestito buono, quello della domenica per andare a messa “Losers, weepers, finders, keepers…”; c’è la più lenta e sensuale Hold Back My Tears e quanta classe (quanto Wilson Pickett in quel ritornare sulla stessa parola) ed una jazzata For All We Know ma la voce di Etta non è quella di una Aretha Franklin o di una Sarah Vaughan, è altro ed a ciascuno (crediamo) il suo ed infine a chiudere le note di una intensa Ease Away A Little Bit At A Time che tanto di cappello. Passionale, travolgente, “esagerata”, sanguigna, questa era Etta nel 1971 e tale sarebbe rimasta fino alla sua scomparsa, il 20 gennaio del 2012; un album del quale vi innamorerete ad un primo ascolto? Non lo sappiamo né sappiamo se questa musica potrà salvarci/vi o meno il culo, forse (ed è un forse che di questi tempi ha un peso enorme) c’è una possibilità seppur minima che ciò possa accadere ma ecco che partono le note di una affascinante I Got It Bad And That Ain’t Good e ci sembra quasi che Etta sia qui in carne ed ossa proprio di fronte a noi; grazie Etta per questa musica, grazie perchè questo fottuto mondo ne ha ancora quanto mai bisogno. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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