Roots! n.437 maggio 2022 Enjoyable Music – A Liturgy Of Wires

Enjoyable Music - A Liturgy Of Wires

Enjoyable Music – A Liturgy Of Wires

(2022, MO16 – Digital)

by Simone Rossetti

Roots! è un confrontarsi, uno spingersi oltre che in certi casi potrà anche non rientrare nei propri gusti personali (non discutibili) ma se non altro è quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere, e se non altro ci proviamo (senza alcuna presunzione). Questo A Liturgy Of Wires degli Enjoyable Music un album facile non lo è, tutt’altro, è un noisecore violento e brutale, questo nelle tracce che personalmente preferiamo, in altre vi troverete davanti ad una elettronica-ambient dalle atmosfere cupe e metalliche che vi riporteranno al Blade Runner di Ridley Scott (la cosa non ci dispiace ma nemmeno ci convince del tutto); influenze (digitali/sintetiche, per approccio ed attitudine) black-metal, grindcore, loop a testa bassa, di pancia, forme (umane) in dismissione, destrutturazione, non indolore e questa volta non salvifico (forse). “Non è un album facile” abbiamo detto, cosa vera solo in parte, in fondo basterà lasciarsi andare al suo flusso creativo ma c’è altro e non è una questione di “bello/brutto/piacevole/ostico” ma di “compiutezza” (termine discutibile e legato ad un sentire fin troppo personale ma tant’è), solo una sensazione e probabilmente errata. Part One. A Hyperviolent Affaire With Music traccia posta in apertura dalle atmosfere digital-ambient notturne e malinconiche eppure qualcosa ci sfugge, sembra mancare di un evolversi o forse deve essere semplicemente così (precisazione, dipende sempre da come si “percepisce” un ascolto/confronto) meglio, sempre restando in territori ambient la Part Seven. Worthless Data ma già dalla seconda traccia Part Two. Simulated Blackened Data gli scenari muteranno in un sentire altro, intermittenze soniche da un fottuto mondo in decomposizione (questo mondo, il nostro) che sembrano non far presagire niente di buono, distorsioni come se piovesse, pause, ripartenze come se non ci fosse un domani, eppure una musica estremamente vitale (sanguinante, viva, non ancora assuefatta ad un tutto). Non saranno da meno Part Three. Leaden Ejaculations (peccato per il breve minutaggio) e Part Four. Copy I, Copy II, Copy III, Mutation I, 45 secondi (troppo pochi, troppo) di devastazione totale eppure velata di una tristezza fin troppo umana. Non male per intuizioni anche Part Five. Speakers Disguised As Bird ma anche qui l’amaro in bocca resta, ripiegata su se stessa sembra mancare di uno sbocco, di uno svolgersi, mentre è un gran pezzo Part Six. Non Oracle, la summa di un tutto, “violenta” (le virgolette sono d’obbligo perché di violento nella musica/arte non c’è nulla a differenza di un vivere), destrutturata, tribale, durata 0:58 secondi, troppi? Pochi? Fate voi, noi lo sappiamo (metteteci dentro anche i 38 secondi di Part Eight. A Sunshine Made Of Piss) ed arriviamo così all’ultima traccia Part Nine. Sound Crimes Of The Future dall’incedere marziale e severo, atmosfere krautrock/post punk che non ci aspettavamo, un lento svolgersi che affascina ed allo stesso tempo disturba. Album pubblicato per l’ostinata e coerente label (dalla West Liguria) Musica Orizzontale, un “album di debutto” (in rete troverete moltissimo loro altro materile sparso) per questo duo sul quale non possiamo dirvi molto altro; e sì, la sensazione è quella di ascoltare un qualcosa di “diverso” (non tanto musicalmente quanto come possibilità in divenire), una musica con la quale confrontarsi, che poi possa piacere o meno non ha alcuna importanza, solo quella possibilità in più che ancora ci è data (e non scontata). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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