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Roots! n.187 maggio 2021

Einstürzende Neubauten-Halber Mensch

Einstürzende Neubauten-Halber Mensch

by Simone Rossetti

Nuovi Edifici Che Crollano  

Un’esperienza che va oltre il semplice ascolto, se vi limitate solo a questo il rischio è quello di perdervi dopo pochi secondi, questa Musica (la m maiuscola, non è un errore) potrà sembrarvi enormemente disturbante, al limite dell’inascoltabile, una non-musica; fate una cosa, immaginatevi una tela completamente bianca, un lenzuolo nudo di fronte ai vostri occhi dove colori, suoni, rumori, ritmi, pause, prendono forma in una sequenza apparentemente casuale e folle ma terribilmente logica, quello che state ascoltando è quello che vi si mostrerà ma non finisce qui, è necessario venirne a capo ed in questo apparentemente disordinato e doloroso caos trovare una sua forma, un suo senso, non sarà semplice ma estremamente affascinante. Einstürzende Neubauten, più o meno Nuovi Edifici Che Crollano, un collettivo tedesco formatosi agli inizi degli anni 80 nell’allora Berlino Ovest, Blixa Bargeld alla voce e chitarra, N.U. Unruh alle percussioni, Mark Chung al basso, Alexander Hacke alla chitarra e F.M. Einheit alla batteria, una sensibilità musicale completamente estranea a qualsiasi etichetta di genere, un approccio sperimentale, teatrale, rumoristico, un’avanguardia classica che si nutre delle stesse nostre miserie umane e proiettata verso un oltre che lascia sgomenti e senza risposte. Vi avevamo avvisati che l’ascolto non sarebbe stato tanto facile, di fronte non avete un semplice album di musica ma una forma d’arte nell’atto stesso della sua creazione, Halber Mensch è la traccia che apre l’album “Halber Mensch, wer geteilt ist, hat nicht mitzuteilen, wir sorgen für dich, wir nehmen für dich wahr, wir sorgen für dich, wir triggern deine sinne, rauschunterdrückung”, lo sappiamo, potrebbe sembrare incomprensibile ed in effetti almeno per noi lo è, questa è una sua parziale e più o meno veritiera traduzione “Mezzo umano, chi è diviso non deve comunicare, ci prendiamo cura di te, noi percepiamo per te, ci prendiamo cura di te, attiviamo i tuoi sensi, riduzione del rumore”, poi c’è la musica, ci sono quei suoni, c’è questa litania che si ripete all’unisono “Halber Mensch”, ipnotica, devastante, cori e voci umane che si sovrappongono in una sorta di rito, siamo alla fine dell’umanità, a tutte le sue umani miserie. Yü-gung (Fütter Mein Ego) è, se possible, ancora più devastante, un viaggio in pieno acido, ritmica industrial, immobile, asfissiante, Blixa non canta, recita, è un avanspettacolo dell’orrore, dell’alienazione più totale, siamo nel 1985 (anno di pubblicazione di questo Halber Mensch), siamo (siete), dietro l’angolo di un futuro imminente, forse già questo presente, forse oltre. Z.N.S. potrebbe ricordare uno spiritual “negro” ma in una forma completamente destrutturata, una ritmica metallica attraversata da sequenze di rumori che sono pura follia umana ma il tutto seguendo una sequenza logica glaciale, mentre Seele Breent è quell’abisso ignoto che ci portiamo dentro tutti i giorni, sempre pronto ad esplodere o ad inghiottirci, una composizione cupa, chiusa, è l’implosione umana in tutta la sua alienazione, non c’è alcuna salvezza ad aspettarci, un brano durissimo ma di una bellezza lacerante, così come la successiva Sehnsucht (Zitternd), più “vicina” ad una classica forma canzone, con una linea di basso che ipnotizza e distorsioni industriali che esplodono improvvise e fuori controllo, il canto di Blixa Bargeld è a metà fra un invocazione e un lamento, qualcosa che sembra provenire da un altra epoca “Sehnsucht, sehnsucht, kommt aus dem chaos, sehnsucht, sehnsucht, ist die einzige energie, meine sehnsucht, meine sucht, sehnsucht, ist die einzige energie” approssimativamente “nostalgia, nostalgia, esci dal caos, nostalgia, nostalgia, è l’unica energia, il mio desiderio, la mia dipendenza, nostalgia, è l’unica energia”, ma non si ha il tempo di tirare il fiato che parte Der Tod Ist Ein Dandy, se possibile ancora più amara, i rumori si sposano con una litania fredda e lontana, è un limite oltre il quale sarà difficile tornare indietro, “La morte è un dandy, la morte è un dandy, la morte è un dandy a cavallo, Ciao ciao!, Ciao ciao!  Questo è stato fatto per porre fine a tutte le feste, questo è stato fatto per porre fine a tutte le feste”, un senso di solitudine che lascia sgomenti, immenso; chiude questo lavoro un brano che meriterebbe una recensione a parte, una recensione senza il bisogno di usare parole, testo bellissimo che vi invito a leggere ed eventualmente a tradurre “Ich bin das letzte biest am himmel, ich bin das letzte schöne sternentier, ich bin das letzte fiebrige gestirn, halt mich fest, halt mich fest, halt mich fest, in der, morgendämmerung”, un crescendo da brivido che però non troverà sbocchi e finirà per implodedere in poche e malinconiche note di piano. Questo è Halber Mensch, sono i Nuovi Edifici Che Crollano, è una forma umana sempre più esteriormente perfetta ma inconsistente, è un nulla solo intuito ma già “oggi”, un lascito immenso. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).  

 

2 Risposte a “Roots! n.187 maggio 2021”

  1. Bellissima recensione! Siete fantastici! La recensione è lo specchio di questi artisti francesi, stupendi! Una musica da brivido! Complimenti e auguri per tutto! Matilda

    1. Grazie per le belle e gentili parole tranne che per i “fantastici”, sa troppo di cornetto algida triplo gusto. Ciao.

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