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Roots! n.124 marzo 2021

Disen Gage-The Big Adventure

Autore: Disen Gage

Titolo: The Big Adventure

Anno: 2019

Tracks: 01 Shiroyama – 02 Adventurers – 03 Chaos Point – 04 Enough – 05 All The Truths’ Meeting – 06 Selfish Tango – 07 Carnival Escape – 08 Fin

Genere: Jazz, Prog-rock , Contemporary music

Città: Mosca (Russia)

Componenti: Konstantin Mochalov (guitar e sound engineering), Eugeny Kudryashov (drums), Nikolai Syrtsev (bass), Sergei Bagin (guitar e synth) – Guests: Igor Bukaev (accordion/button, accordion in 2), Ekaterina Morozova (piano in 3 e 8), Vasily Tsirin (cello in 4), Vadim Sorokin, (mixing all tracks, synth in 6 e bass in 8)

Etichetta: [Addicted label] noname666.bandcamp.com

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/DisenGageRu/

Disen Gage-The Big Adventure

by Simone Rossetti

Qui su Roots! non abbiamo peli sulla lingua (rispetto sempre ma peli no), questo per mettervi in guardia da un approccio iniziale che sarebbe un grave errore ma andiamo per gradi. I Disen Gage, gruppo russo formatisi sul finire degli anni 90 in quel di Mosca e dedito ad una musica della quale non vogliamo anticiparvi nulla (sarebbe un pò come svelare gli ingredienti di una ricetta privandovi del piacere di scoprirli un poco alla volta); certo che recensiamo albums e non ricette di cucina ma la fretta non ci interessa né tantomeno l’usa e getta quotidiano, preferiamo prenderci il nostro tempo, quello che serve. The Big Adventure, ultimo lavoro per questi Disen Gage realizzato in un apparentemente lontanissimo febbraio 2019 e distribuito  dalla quanto mai fantomatica [addicted label], Moscow-Idaho; accennavamo ad un approccio iniziale, la prima traccia, Shiroyama, può in effetti lasciare un pò interdetti (ma è pur sempre una questione di gusti), un lento scorrere fra sonorità elettro-noise più sperimentali ed il suono grezzo e dissonante della chitarra elettrica di Mochalov, non male, anzi, interessante ma non ci convince come il tutto si amalgama e si esaurisce, attenzione, considerarlo un brano a sé sarebbe sbagliato, avete presente il titolo? Ecco, quest’album è proprio questo, “Una Grande Avventura” che vi sazierà l’anima ed il corpo di immensa bellezza ma che richiede un suo tempo necessario, lentezza e pazienza di ascolto. Segue la splendida Adventurers introdotta da una melodia sbilenca che potrebbe ricordare una filastrocca popolare ma che pian piano evolverà in un jazz rock dai profumi “latini” grazie anche alle note del bellissimo accordion (fisarmonica) di Igor Bukaev, poi di nuovo la chitarra a riprendere il tema iniziale ma su tonalità più severe in un crescendo di tale ariosità che non può che affascinare, unico appunto, il suono della chitarra di Mochalov forse troppo “presente” e che tende a mettere gli altri strumenti in secondo piano (cosa che si ripeterà per tutta la durata dell’album), ma si prosegue con il jazz elettrico di Chaos Point, un altro bell’esempio di come strutture ed approcci diversi possono confluire in una medesima composizione, si passa infatti da momenti di stampo più free ad altri di scuola avant-garde europea dove le malinconiche note jazzate del piano di Ekaterina Morozova vi incanteranno per le loro eteree armonie di rara bellezza, è una composizione visionaria e dagli incastri “folli” ma che alla fine trova un suo giusto equilibrio e funziona, “peccato” al solito per le sonorità dure, ma certamente così volute, della 6 corde a tratti troppo ingombranti e che sembrano togliere il respiro compositivo al brano (prendetela per quello che è, una considerazione personalissima); il viaggio prosegue con Enough che vi trasporterà su lidi più prog mai scontati o banali con le affascinanti  note del cello di Tsirin (peccato che non trovino abbastanza spazio); dai sapori latin-jazz è la successiva All The Truths’Meeting, una giostra di suoni, colori ed intuizioni che sembrano rincorrersi sullo stesso tema senza soluzione così come nella successiva, sfrenata, Selfish Tango, compositivamente è un grande pezzo che rimanda alle melodie senza tempo di Astor Piazzolla con la differenza che qui non vi troverete di fronte ad una musica che segue la classica forma canzone, anzi, sembra volersene distaccare il più possibile ma non sempre riuscendovi al meglio (ascoltatevi però il cambio di tempo sul finale dove finalmente anche la batteria di Kudryashov sembra prendere il volo); ed a proposito di intuizioni e di limiti Carnival Escape riassume al meglio questo pensiero, tanta e forse troppa carne al fuoco che sembra perdersi in mille rivoli e scelte che potrebbero destare qualche perplessità, qui c’è veramente di tutto, dal rock alle marcette da strada, alla musica per colonne sonore, a parti più pesantemente orchestrali fino a brevi intermezzi jazzati, insomma un calderone che se da una parte può essere geniale dall’altra potrebbe sembrare anche troppo e troppo dispersivo. Ma ecco avviarci verso la conclusione di questo The Big Adventure con l’ultimo brano in scaletta, Fin appunto, introdotto dal bellissimo solo di piano della sempre brava Morozova e che finalmente nella sua drammatica semplicità ci regala dei momenti veramente intensi, momenti che purtroppo non dureranno a lungo perchè il tutto verrà di nuovo destrutturato ed inghiottito da un voler “strafare” che alle volte sarebbe meglio non assecondare. Un album che non vi capiterà molto spesso di ascoltare e visto che ora ne avete la possibilità fatelo, potrà come al solito (e come è giusto che sia) piacervi o meno ma si tratta comunque di darvi una possibilità in più per uscire da questa mediocrità e banalità che ci circonda; i Disen Gage hanno tutto un mondo davanti, il difficile sarà riuscire a “controllarlo”, a dargli quella forma compiuta senza che tutto questo splendido chaos diventi fine a se stesso; detto questo da Roots! è tutto e qui dove potrete abbandonarvi a questa nuova esperienza di ascolto.  

 

Disen Gage-The Big Adventure

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

Here on Roots! we don’t mince words (I always respect but not hairs), this is to warn you of an initial approach that would be a serious mistake but let’s go step by step. I Disen Gage, a Russian group formed at the end of the 90s in Moscow and dedicated to a music of which we don’t want to anticipate anything (it would be a bit like revealing the ingredients of a recipe depriving you of the pleasure of discovering them a little at a time); of course we review albums and not cooking recipes but we are not interested in haste nor in the daily disposable, we prefer to take our time, what we need. The Big Adventure, the latest work of Disen Gage made in a seemingly distant February 2019 and distributed by the very elusive [addicted label], Moscow-Idaho; we mentioned an initial approach, the first track, Shiroyama, can actually leave you a little dumbfounded (but it’s still a matter of taste), a slow flow between more experimental electro-noise sounds and the raw and dissonant sound of Mochalov’s electric guitar, not bad, indeed, interesting but we are not convinced how everything blends and runs out, attention, considering it a piece in itself would be wrong , do you know the title? Here, this album is just that, “A Great Adventure” that will satisfy your soul and body of immense beauty but which requires its necessary time, slowness and patience to listen. This is followed by the splendid Adventurers introduced by a lopsided melody that could recall a popular nursery rhyme but which will gradually evolve into a jazz rock with “Latin” scents thanks also to the notes of the beautiful accordion (accordion) by Igor Bukaev, then again the guitar to resume the initial theme but on more severe tones in a crescendo of such airiness that the sound of Mochalov’s guitar can only fascinate, perhaps too “present” and which tends to put the other instruments in the background (which will be repeated for the entire duration of the album), but we continue with the electric jazz of Chaos Point, another fine example of how different structures and approaches can come together in the same composition, in fact we move from moments of a more free style to others of European avant-garde school where the melancholy jazzy notes of Ekaterina Morozova’s piano they will enchant you with their ethereal harmonies of rare beauty, it is a visionary composition with “crazy” joints but which in the end finds its right balance and works, “sin” as usual for the harsh but certainly so desired sounds of six strings at times too bulky and which seem to take away the compositional breath of the piece (take it for what it is, a very personal consideration); the journey continues with Enough who will transport you to more prog ever predictable or banal shores with the fascinating notes of Tsirin’s cello (too bad they don’t find enough space); with Latin-jazz flavors is the subsequent All The Truths’Meeting, a carousel of sounds, colors and intuitions that seem to chase each other on the same theme without solution as well as in the following, unbridled, Selfish Tango, compositionally it is a great piece that refers to melodies without time of Astor Piazzolla with the difference that here you will not find yourself in front of a music that follows the classic song form, on the contrary, it seems to want to detach as much as possible but not always succeeding at best (however, listen to the change of tempo on the final where finally also Kudryashov’s battery seems to take flight); and speaking of intuitions and limits Carnival Escape best summarizes this thought, so much and perhaps too much meat in the fire that seems to get lost in a thousand streams and choices that could arouse some perplexity, here there is really everything, from rock to marches from street, to music for soundtracks, from more heavily orchestral parts to short jazzy interludes, in short, a cauldron that, if on the one hand it may be brilliant, on the other it may seem too much and too dispersive. But here we start towards the conclusion of this The Big Adventure with the last song in the lineup, Fin precisely, introduced by the beautiful piano solo of the always good Morozova and that finally in its dramatic simplicity gives us some really intense moments, moments that unfortunately do not they will last a long time because everything will be deconstructed again and swallowed up by a desire to “overdo it” that sometimes it would be better not to indulge. An album that you will not hear very often and since you now have the opportunity to do it, you may like it or not as usual (and as it should be) but it is still a matter of giving you one more chance to get out of this mediocrity and banality that surrounds us; Disen Gage have a whole world in front of them, the difficult thing will be to be able to “control” it, to give it that complete shape without all this splendid chaos becoming an end in itself; said this by Roots! that’s all and here you can indulge in this new listening experience.

 

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