Roots! n.360 gennaio 2022 DiscoMostro – Mostropatia

DiscoMostro - Mostropatia

DiscoMostro – Mostropatia

by Simone Rossetti

Oggi bene così, domani si muore, coi pezzi di vita tra i denti, oggi bene così, ma poi è sempre così
ed è già domani.”
(tratto da Stuzzicadenti)

Vorremmo parlarvi subito di questo lavoro e farlo di pancia, di getto, di un lasciarsi andare ad un volo liberatorio ben sapendo che più in alto si vola più sarà cruenta la caduta (cosa certa ma che preferiamo all’alternativa di un misero non-esporsi), prima però un pò di “storia” o meglio, un semplice raccontare. Avevamo lasciato i DiscoMostro qui (Tutto Panx, 2021, loro ultimo Ep composto interamente da cover), 4 sole tracce che per quanto buone non potevano sfamarci reclamando altro, un “altro” che arriverà proprio in questo iniziale e come se non bastasse già pessimo 2022 (pessimo più per ottusità “umana” che per i suoi “naturali” eventi) a chiusura di un cerchio o se preferite di una trilogia iniziata nel 2016 con l’album Mostrofonia ed a seguire Mostroscopia del 2018; Mostropatia (distribuito dalla Professional Punkers e disponibile anche nel preferibile vinile e nel dubbio nessun dubbio); una prima “mazzata”, improvvisa quanto dolorosa ma di una bellezza tale che vi lascerà devastati dentro, vi arriverà dritta dritta in faccia dalla iniziale Aprile, forse ci entusiasmiamo per nulla ma stentiamo a trovare una qualche parola per descrivere questo pezzo tanto è intimamente fragile ed allo stesso tempo “potente”, solo chitarra acustica e voce ed un testo che vi riempirà di bello (desolatamente bello) quell’abisso interiore che delle nostre bassezze e miserie quotidiane si nutre, pochi minuti scarsi per un testo che crediamo meriti di essere riportato “Nasci in aprile, ma cresci sotto il peso di un eterno novembre, guance di sale scintillano, di angoscia, di vergogna, di botte, tieni il respiro per anni, sopravvivi perchè in fondo sei forte, soffia il destino, finisce che non hai più paura della morte, è così che hanno scolpito un mostro, sorridi, sei un disastro, e non sai mai come stai, è così che impari a stare al freddo, innaffi il tuo deserto, ma non sai mai come stai, sto così.” (testi e musica a cura di Carlame alla voce e già che ci siamo Il Morla alla chitarra, Manuel alla batteria ed Andy al basso). Da qui in poi si cambierà registro (musicalmente parlando), i DiscoMostro a testa bassa, ostinati contro un reale-nulla, hardcore e punk-rock senza concessione alcuna, si pesta duro ma attenzione, un “duro” che ritroverete più nei testi che nella musica; c’è il “sentire” quanto mai vero (ed amaro) di Stuzzicadenti, l’incedere di Temporale con un testo che…che nulla, non è tanto la “lettura” di una normalità/mostruosità oramai ben accetta più o meno consapevolmente da tutti (così come il sistema richiede) quanto nella drammatica esortazione finale lasciata alla voce di Carlame “Supplica che il vento non porti un temporale”, sta tutto lì, sta tutto qui. A seguire la mastodontica Troppo con un refrain in crescendo che tanto di cappello, c’è Gelato e la drammatica Diciotto dalle splendide tessiture armonico-melodiche “E forse balli per, chiedere aiuto, ma non sai ballare, e forse bevi per chiedere aiuto, ma bevi troppo e male, e ti stai consumando anche i denti, per chiedere aiuto, e non ho mai sentito.”. Treno, la piccola ma immensa Madrid ed in chiusura Chessete e PerfettoNon avere paura, se non hai nulla da perdere, non avere paura, ogni giorno muori, punto e a capo.” Che dire, arriviamo ed arriverete alla fine di questo lavoro non sazi ma completamente svuotati, svuotati da tutta la cacca (il mio cane la chiama così) che ci/vi viene propinata quotidianamente e credeteci è una sensazione liberatoria, non indolore perchè aprire gli occhi su questi fottuti tempi ed un nostro miserrimo scorrere non lo è mai ma quanta “bellezza” (e scusateci se usiamo questo termine per un “modestissimo” album di hardcore cantato in italiano). Bene, qui parliamo di musica (o almeno è quello che ci raccontiamo) poi c’è un resto, un resto che i DiscoMostro hanno il “dono” di saper (e saperci) raccontare senza filtri e del quale non se ne avrebbe mai abbastanza, non se ne avrebbe mai abbastanza; bravi, a tratti immensi nel loro “pozzo di solitudine“. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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