Roots! n.210 giugno 2021

Dinosaur Jr.-Sweep It Into Space

Dinosaur Jr.-Sweep It Into Space

by Simone Rossetti

Bug, 1988, nel suo piccolo un capolavoro (scusateci se partiamo da qui ma ha un suo perchè). Aprile 2021, Sweep It Into Space (per la Jagjaguwar), nel mezzo progetti solisti (J Mascis), reunion, nuovi album, pandemie, questo fottuto mondo ed il naturale scorrere della vita, degli anni, di quel tempo che comunque clemente non lo sarà mai. Cuore o razionalità? Entrambi, perchè così deve essere se si vuole parlare (serenamente) di musica ed allora togliamoci subito un sassolino dalla scarpa, Kurt Vile (non uno qualsiasi), qui presente in qualità di chitarrista, vocalist nonché produttore, tanto di cappello perchè è veramente bravo e lo si sapeva già ma con i Dinosaur Jr. c’entra veramente ben poco, attenzione, dipende sempre da quale punto di osservazione si ascolta questa musica; quali Dinosaur Jr., quelli di ieri o quelli di oggi? Si, perchè oggi i Dinosaur Jr. sono questi e qui ci fermiamo, cercando (come sempre e nel possibile) di vivere questo presente, Kurt Vile compreso. E l’album? E’un buon album, i brani non sono male anche se non tutti sullo stesso livello qualitativo, alcuni anche ottimi ma è il suono in generale che non ci convince, più rock, più ragionato, meno istintivo (manca soprattutto di quell’approccio punk-hardcore degli inizi), una delusione? No (o almeno in parte), in qualche brano riaffiora ancora quella spensieratezza di una gioventù che non ne vuol sapere di lasciare il passo a questo presente ma è tutto più “pop”, più annacquato, in parole povere si perde molto di quell’urgenza espressiva che caratterizzava il loro inizio carriera. Detto questo e che piaccia o meno (condivisibile o meno) l’album si apre proprio con un un pezzo nel più classico stile D Jr., I Ain’t, chitarre distorte, feedback, la sempre bella voce di J Mascis ed un rafrain appena malinconico ma senza dubbio accattivante, sembra ancora ieri eppure qualcosa non ci convince del tutto, il suono della batteria di Murph sembra “statico” così come l’insistere della chitarra solista sopra le parti vocali di Mascis, poi ci sta tutto, sono impressioni e qui nessuno pretende di avere la verità in tasca. I Met The Stones ha un intro quasi metal anni 80 che ci fatto pensare ad un qualche bug nel lettore, poi no, effettivamente sono sempre loro (con Kurt a “prestare” la sua chitarra) ma lasciate perdere si può tranquillamente passare oltre; ed ecco finalmente quel brano che ci ricorda che non tutto è perduto e che se ci siamo ancora è perchè ne vale la pena, To Be Waiting, dallo scorrere dolce e malinconico, potente e fragile insieme proprio come quell’inevitabile trascorrere (un solo di Mascis alla chitarra che è da antologia, e se poi ci emozioniamo per nulla pazienza); carina ma niente di imprescindibile è I Ran Away mentre a lasciare un segno indelebile sarà la successiva Garden scritta e cantata dal bassista Lou Barlow, una ballata elettro-acustica tutto sommato semplice ma con un refrain senza tempo, di quelli che vi prenderanno per mano e vi faranno volare altissimo sopra tutte le nefandezze di questo mondo (e si, ce lo meritiamo), tanta classe, il problema è che ci sembra più un pezzo di Barlow “prestato” ai Dinosaur Jr.. Si prosegue senza particolari sussulti con le carine Hide Another Round, And Me, I Expect It Always e Take It Back, un indie-pop-rock sicuramente piacevole all’ascolto ma che non lascia il segno, c’è N Say, più seria ma tutto sommato siamo sempre lì, meglio in Walking To You, un bel brano veramente “sentito” ed attraversato da quel senso di “disperazione” che finalmente si concilia con questo mondo; a chiudere ci pensa un altro brano sempre scritto da Barlow, You Wonder, un’altra ballata dalle atmosfere introspettive e delicate, bella ma anche in questo ci domandiamo se siano davvero i Dinosaur Jr. o dei Foo Fighters qualsiasi. Siamo così arrivati alla conclusione ed è un peccato perchè comunque dei Dinosaur Jr. non ne avremmo mai abbastanza, anche “così”, anche se un pò “annoiati”, se un pò “costruiti”, se un pò “disillusi”, ci sono ed a noi basta (forse perchè ci siamo, malgrado tutto, anche noi), Sweep It Into Space è oggi, prendere o lasciare, a voi la scelta. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

 

Dinosaur Jr.-Sweep It Into Space

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Bug, 1988, in its small way a masterpiece (sorry if we start from here but it has its own reason). April 2021, Sweep It Into Space (for Jagjaguwar), in the middle solo projects (J Mascis), reunion, new albums, pandemics, this fucking world and the natural flow of life, of the years, of that time that will never be forgiving anyway. Heart or rationality? Both, why so it must be if you want to talk (serenely) about music and then let’s take a pebble off immediately from the shoe, Kurt Vile (not just any one), present here as a guitarist, vocalist as well as producer, hats off because he’s really good and we already knew it but with Dinosaur Jr. very little is involved, attention, it always depends on which observation point you listen to this music; which Dinosaur Jr., those of yesterday or those of today? Yes, because today Dinosaur Jr. Are these and here we stop, trying (as always and as possible) to live this present, Kurt Cowardly included. And the album? It is a good album, the songs are not bad even if not all on the same qualitative level, some even excellent but it’s the sound in general that does not convince us, more rock, more reasoned, less instinctive (it lacks above all that early punk-hardcore approach), one disappointment? No (or at least in part), in some songs that light-heartedness of one still resurfaces youth who don’t want to give way to this present but everything is more “pop”, more watered down, in other words, much of that expressive urgency that characterized theirs is lost career start. Having said that and whether you like it or not (shareable or not), the album just opens with a one piece in the most classic D Jr. style, I Ain’t, distorted guitars, feedback, the always beautiful voice by J Mascis and a slightly melancholy but undoubtedly captivating rafrain, it still feels like yesterday yet something does not completely convince us, the sound of Murph’s drums seems “static” like this like the insistence of the lead guitar over the vocals of Mascis, then there is everything, they are impressions and here nobody pretends to have the truth in their pocket. I Met The Stones has an almost intro 80s metal that made us think of some bug in the player, then no, actually they always are them (with Kurt to “lend” his guitar) but forget it, we can easily move on; and finally here is that passage that reminds us that all is not lost and that if we are still there it is because it’s worth it, To Be Waiting, with a sweet and melancholy flow, powerful and fragile at the same time just like that inevitable passing (a solo of Mascis on guitar that is from an anthology, and if then we get excited for nothing patience); cute but nothing essential is I Ran Away while a leave an indelible mark will be the next Garden written and sung by bassist Lou Barlow, one electro-acoustic ballad all in all simple but with a timeless refrain, one of those you find they will take you by the hand and make you fly very high above all the wickedness of this world (and yes, we deserve it), a lot of class, the problem is that it seems more like a piece of Barlow “loaned” to Dinosaur Jr.. We continue without any particular shocks with the cute Hide Another Round, And Me, I Expect It Always and Take It Back, an indie-pop-rock that is certainly pleasant to listen to but which is not leaves its mark, there is N Say, more serious but all in all we are always there, better in Walking To You, a really nice song “felt” and crossed by that sense of “desperation” that finally yes reconcile with this world; to close another song also written by Barlow, You Wonder, another ballad with introspective and delicate atmospheres, beautiful but also in this there we ask if they are really the Dinosaur Jr. or any Foo Fighters. We have thus arrived at the conclusion and it’s a shame because we would never have enough of Dinosaur Jr. anyway, even “so”, even if a little “bored”, if a little “built”, if a little “disillusioned”, they are there and we enough (perhaps because we are there, in spite of everything, too), Sweep It Into Space is today, take or leave the choice up to you. From Roots! it’s all and as always good listening (here or here).

 

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