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Roots! n.54 novembre 2020

Dinosaur Jr.-Bug

Dinosaur Jr.-Bug

by Simone Rossetti

J Mascis oggi è un “ragazzo” un pò imbolsito e dai lunghi capelli bianchi dedito a pubblicare bellissimi album dalle atmosfere intime ed acustiche ma che nella prima metà degli anni 80 insieme ai suoi Dinosaur Jr. incendiò la scena underground del periodo. Un suono devastante, una colata elettrica di distorsioni, feedback e dissonanze ad altissimo volume ma senza mai perdere di vista il senso per la creazione melodica, qualcosa che fino ad allora, almeno in questi termini, non era mai stato udito. Non stiamo parlando di hardcore, punk o no-wave anche se forse qualcosa c’è ma più come attitudine che come suono, i Dinosaur Jr. suonavano alternative rock con qualche influenza psichedelica ma in un modo del tutto nuovo, contorto, distorto, alieno, è proprio vero, si nasce incendiari e si muore pompieri; si formarono agli inizi degli anni 80 ad Amherst (Massachusetts), il classico trio con J Mascis alla chitarra e voce, Lou Barlow al basso e Murph alla batteria, del 1985 il loro primo album Dinosaur, a seguire nel 1987 You’re Living All Over Me ed infine nel 1988 questo Bug per la SST Records, un album importante e “definitivo” dove composizione e suono trovano quella forma perfetta e compiuta oltre la quale è difficile andare. Anche la voce di Mascis è particolare, non ha niente delle classiche voci hardcore, punk o anche semplicemente rock, è delicata, leggera, a tratti può sembrare “stonata” (ma non lo è), sempre sul punto di “spezzarsi” eppure riesce in qualche modo a reggere, con un altra voce non avrebbero potuto esserci i Dinosaur Jr.; e allora lasciatevi percorrere dalla violenza malinconica di Yeah We Know con il suo incedere potente e melodico, dalle splendide tessiture armoniche, orecchiabili ma non certo pop o dalla splendida Budge con un intro che si fa innamorare al primo ascolto, un esplosione di suoni e colori che ha pochi paragoni, c’è la tiratissima They Always Come con un crescendo che risplende di luce propria ed un solo di chitarra che riesce a volare altissimo, oltre tutte le stronzate di questo mondo; ci sono anche anche atmosfere più cupe e opprimenti come in The Post o in No Bones ma che non rinunciano a sbocchi compositivi mai banali; Don’t è la più dura e psichedelica dell’album, può lasciare disorientati ma per quanto ostica è di una bellezza unica, distruttiva, umana, ma oltre non si va, non si può andare e allora ecco la dolce Pond Song, una ballad semiacustica più leggera con un bel refrain e richiami psy-rock anni 60, anche Keep The Glove ha una morbidezza rassicurante almeno fino all’esplosione lisergica finale; Let It Ride e Freak Scene sono altri due grandi pezzi dove si torna a pestare duro tra hardcore e un punk primordiale ma con un’approccio compositivo completamente diverso, se i riff sono duri e pesi non lo sono le armonizzazioni e le linee melodiche che anzi sembrano cavalcare un onda gigantesca con agilità e stile. Se salite su questa tavola senza timori l’oceano sarà vostro, questi sono i Dinosaur Jr., inutile aggiungere altro. (qui)

 

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