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Roots! n.226 luglio 2021

Diaspora Focii Trio-Crossing The River

Autore: Diaspora Focii Trio

Titolo: Crossing The River

Tracks: 1. Questions In Darkness 2. Old City In Words 3. Brief Conversation 4. Crossing The River

Anno: 2021

Genere: Jazz, experimental jazz, free jazz, noise

Città: San Francisco (California)

Componenti: Mika Pontecorvo (chitarra, elettroniche), Jaroba (sax tenore, basso clarinetto), Kersti Abrams (sax alto, flauto, kalimba)

Etichetta: Autoprodotto

Formato: Digitale

Sito web: Mika Pontecorvo

 

Diaspora Focii Trio-Crossing The River

by Simone Rossetti

Mika Pontecorvo, se un genio o semplicemente un folle non lo sappiamo ed in ogni caso che differenza farebbe? Diaspora Focii Trio è uno dei suoi tanti progetti (Cartoon Justice, v’Maa (Voi! Maa!), Feral Luggage solo per citarne alcuni) che si muovono fra jazz sperimentale, elettronica, noise, video sculture, libere forme interpretative, musica astratta e musica concreta; quando le note non bastano più ma è la musica stessa a farsi respiro, necessario. Dal caos organizzato dei Feral Luggage  con il loro album Diaspora Focii (2019) ed al quale non abbiamo risparmiato qualche critica a questo Crossing The River a nome Diaspora Focii Trio e pubblicato in un ancora incerto ed in divenire 2021; album dalle sonorità molto più introspettive ed intime, “più” jazz ma sempre in una forma molto libera ed aperta all’intuizione compositiva, un misto fra Ornette Coleman, Jan Garbarek, John Coltrane e Wayne Shorter, un jazz “nero” che non rinuncia alle sue radici blues ma anche onirico ed etereo tipico della scuola nord-europea, senza dubbio più “accessibile” rispetto al progetto Feral Luggage ma il punto non è questo, il fatto è che se si guarda ad un jazz “classico” ma allo stesso tempo aperto a sperimentare nuove possibilità questo è un bellissimo album. Mika Pontecorvo alla chitarra ed elettroniche, Jaroba al sax tenore e basso clarinetto, Kersti Abrams al sax alto, flauto e kalimba, un dialogo continuo, sereno, senza mai forzare la mano dove l’intuizione prende il posto del pentagramma e le note si librano leggere in nuove possibilità armonico-melodiche. Solo 4 tracce ma di un minutaggio molto lungo (anche se non se ne sente la pesantezza), evidentemente Mika (e gli altri) si prendono il loro tempo, senza alcuna fretta ed essendo una musica in divenire non può che essere così; la traccia che chiude l’album, Crossing The River, è quella che ci sembra più messa a fuoco, dalle iniziali ed eteree atmosfere a sonorità più classiche che rimandano al Coltrane di Crescent con il dialogo fra i due sax che sembrano farsi eco ed è un bel sentire. Più vicina ad un jazz nord-europeo è Old City In Words, suoni destrutturati a nascondere un tema che verrà fuori “timidamente” solo sulla lunga distanza (in tutto 23 minuti scarsi), si sente un pò la mancanza di una sezione ritmica, questione di gusti e non necessaria ma che “poteva” dare quella “varietà” in più, ad ogni modo è un bel sentire ed anche l’uso moderato di elettroniche ben si amalgama con la strumentazione acustica. Question In Darkness è forse più ostica ma ha un tema, appena accennato, bellissimo, l’importante è scoprire cosa c’è dopo (non il tema in sé), ci viene in mente Eric Dolphy anche se è solo un “sentire”, un bel pezzo dalle atmosfere notturne e malinconiche dove la chitarra di Mika apre piccoli squarci di luce, brano di grande intensità “emotiva” e strumentale, quell’osare “oltre” ben sapendo che il jazz è già stato (forse) scritto e decodificato per un uso e consumo “di massa”. Si conclude con Brief Conversation dove i paesaggi cambiano per far posto ad una natura arcaica ed ancora misteriosa, brano non semplice, anche compositivamente, si sente che il dialogo tra il flauto ed il sax qui si fa più faticoso ma va bene così, è normale, anche questa è qualità; permetteteci una riflessione, parliamo di jazz ma è prima di tutto musica, grande musica, questo Crossing The River non sarà certo un capolavoro (termine discutibile e ne abbiamo parlato qui) ma sono proprio le sue criticità, le sue possibilità solo intuite ma non ancora compiute e quel senso di umano ed imperfetto “misticismo” a farne un piccolo grande album; bravi e tanto di cappello, si può sempre migliorare ma la strada maestra è quella giusta. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui). 

Diaspora Focii Trio-Crossing The River

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Mika Pontecorvo, if a genius or simply a madman we don’t know and in any case that difference would it make? Diaspora Focii Trio is one of his many projects (Cartoon Justice, v’Maa (Voi! Maa!), Feral Luggage just to name a few) that move between experimental jazz, electronic, noise, video sculptures, free forms of interpretation, abstract music and concrete music; when the notes they are no longer enough but it’s the music itself that takes a breath, necessary. From the organized chaos of the Feral Luggage with their album Diaspora Focii (2019) and to which we have not spared some criticism of this Crossing The River in the name Diaspora Focii Trio and published in a still uncertain and in the making 2021; sounding album much more introspective and intimate, “more” jazz but always in a very free and open form to compositional intuition, a mixture of Ornette Coleman, Jan Garbarek, John Coltrane and Wayne Shorter, a “black” jazz that does not renounce its blues roots but also dreamlike and ethereal typical of Northern European school, undoubtedly more “accessible” than the Feral Luggage project, but the point it is not this, the fact is that if you look at a “classic” jazz but at the same time open to experience new possibilities this is a beautiful album. Mika Pontecorvo on guitar end electronics, Jaroba on tenor sax and bass clarinet, Kersti Abrams on alto sax, flute and kalimba, a continuous, serene dialogue, without ever forcing the hand where intuition takes the place of staff and notes soar lightly in new harmonic-melodic possibilities. Only 4 tracks but of a very long minute (even if you don’t feel the heaviness), obviously Mika (and the others) take their time, without any hurry and being a music in the making can only to be so; the track that closes the album, Crossing The River, is the one that seems to us the most fire, from the initial and ethereal atmospheres to more classic sounds that refer to the Coltrane of Crescent with the dialogue between the two saxes that seem to echo and is a good feeling. Closer to a Northern European jazz is Old City In Words, unstructured sounds to hide a theme that will emerge “timidly” only on long distance (in all 23 minutes scarce), you feel a little lack of a rhythm section, a matter of taste and not necessary but which “could” give that “variety” in plus, in any case it is a nice feeling and even the moderate use of electronics blends well with the acoustic instrumentation. Question In Darkness is perhaps more difficult but it has a theme, just mentioned, beautiful, the important thing is to find out what’s next (not the theme itself), Eric Dolphy comes to mind even if it is only a “feel”, a beautiful piece with a melancholy night atmosphere where the guitar by Mika opens small glimpses of light, a piece of great “emotional” and instrumental intensity, that daring “beyond” knowing full well that jazz has already been (perhaps) written and decoded for a use and consumption “of mass”. It ends with Brief Conversation where landscapes change to make way for nature archaic and still mysterious, not a simple piece, even compositionally, one feels that dialogue between the flute and the sax here it gets more tiring but that’s okay, it’s normal, this is quality too; allow us a reflection, let’s talk about jazz but it is first of all music, great music, this Crossing The River will certainly not be a masterpiece (questionable term and we talked about it here) but it is precisely its criticalities, its possibilities only intuited but not yet completed and that sense of human and imperfect “mysticism” to make a great little album; good and hats off, you can still improve but the main road is the right one. From Roots! it is all and as always good listening (here).

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