Roots! n.252 agosto 2021 Diamanda Galás

Diamanda Galás-Malediction And Prayer

Autore: Diamanda Galás

Titolo: Malediction And Prayer

Tracks: 1. Iron Lady 2. The Thrill Is Gone 3. My World is Empty Without You 4. Abel et Cain 5.  Death Letter 6. Supplica a mia Madre 7. Insane Asylum 8. Si La Muerte 9. 25 Minutes to Go 10. Keigome Keigome 11. I’m Gonna Live the Life 12. Gloomy Sunday

Anno: 1998

Genere: Blues, soul, spiritual, contemporary music, traditional music

Città: Varie-live

Componenti: Diamanda Galás (piano e voce)

Etichetta: Mute Records Ltd. / Asphodel Ltd

Formato: Digitale, CD, vinile

Sito web: Diamanda Galás

Diamanda Galás-Malediction And Prayer

by Simone Rossetti

Istrionica, teatrale, dotata di una personalità talmente forte da risultare ostica, difficile, disturbante ma che sentire, che immenso sentire ed immensa arte. Una voce che non è (in parte) il classico dono caduto dal cielo ma coltivato negli anni, studiando, sperimentando, spingendosi verso un oltre dove pochi altri/altre hanno osato, poi un percorso a ritroso, doloroso, aspro, drammatico, fin dove tutto ha avuto inizio; mai facile, mai scontato, mai quello che pensereste di ascoltare, blues (ma non solo). Lei è Diamanda Galás e questo è il suo Malediction And Prayer pubblicato nel 1998 per due etichette indipendenti la Mute Records Ltd. e la Asphodel Ltd, 12 tracce registrate live tra il novembre del 1996 ed il giugno del 1997 (Los Angeles, Thessaloniki, Udine, Milano, Vienna, New York, Berkeley), solo piano e voce, nient’altro ma vi assicuriamo che sarà anche troppo (per bellezza, per intensità, per quell’ascolto che si fa vita). Difficile iniziare da un “un inizio”, da un qualsiasi punto, semplicemente iniziare; dietro ad una persona c’è sempre una storia, spesso dolorosa, qualche volta di rinascita ma sono sempre cicatrici che restano e che si portano dietro un loro peso, ricordo. Volutamente (per scelta) tralasceremo la parte biografica se poi volete approfondire in rete troverete quello che vi serve, noi preferiamo concentrarci sulla musica, solo sulla sua musica e credeteci, già questo non è poco, anzi, si fa un “tutto”. Apre l’album Iron Lady, questo od un altro brano non avrebbe fatto alcuna differenza ma andate a leggervi la dedica (ad Aileen Wuornos) e la storia di questa donna, una versione di un vecchio brano di Phil Ochs del 1966, se possibile (e lo è e non poco) una rilettura ancora più cupa ed amarissima, “tragica”, le note del piano che si fanno un requiem di struggente bellezza e poi c’è questa voce, che si increspa, si addolcisce, si fa aspra e tenera insieme, un narrare senza tempo, da brivido. C’è la bella Thrill Is Gone, un pezzo blues pubblicato originariamente da Roy Hawkins e Rick Darnell nel 1951 e portato al successo da B.B. King nel 1970, che dire, spiazzante per come la Galás se ne appropria e lo fa suo, una versione che può piacere o meno ma è un’esperienza che va al di là del semplice ascolto; ed è puro soul quello di My World Is Empty Without You, successo delle Supremes datato 1965 e qui riletto in una versione più scarna ed oscura, è sempre soul ma che la voce di Diamanda trascina in quegli abissi dell’anima più “neri” (non black nel senso musicale), così come nel delta blues di Death Letter (Son House, 1965), un lamento di straziante bellezza, a tratti rabbioso, potente, eccessivo, libero, proprio come la musica della Galás. Supplica A Mia Madre è una poesia di Pier Paolo Pasolini, intima, sofferta e difficile che qui la Galás “recita” (in italiano) accompagnandosi da poche note di piano, allora (poi è pur sempre una questione di gusti, attitudini e pensieri personali), poesia immensa ed altrettanto coraggio (e personalità) da parte di quest’artista per proporre un testo poetico non certo semplice ma qualche dubbio sull’uso di una lingua non “naturalmente sua” ci viene, comunque (e proprio per questo) tanto di cappello; c’è il gospel della splendida I’m Gonna Live The Life (Thomas A. Dorsey), questa si, black fin nel midollo, un crescendo disperato che pulsa di vita e perdizione, la voce della Galás (molto vicina per timbrica a quella della grande Nina Simone) qui è inarrivabile e non per una questione di tecnica (tanta) ma perchè sanguina, è dolore, è quel volo senza difese, solo un blues. Concludiamo (a voi il piacere di addentrarvi e scoprire da soli questo piccolo capolavoro) lasciandovi alle note di un brano che è tanta ma tanta roba, Gloomy Sunday, meglio conosciuta come la “canzone del suicidio ungherese”, brano composto in un ormai lontano 1933 dal pianista Rezső Seress, chiariamo, questa storia del suicidio è una leggenda come tante altre, il brano resta però bellissimo così come anche il suo testo ed è “sublime” ascoltarlo in questa versione della Galás, un viaggio onirico (perchè solo di un sogno si tratta) dove però sarà facile smarrirsi. Malediction And Prayer è tutto questo e molto altro (come avrete modo di scoprire), è quell’ineluttabilità che ci accompagna tutti i giorni, è questo fottuto mondo con tutte le sue miserie e nefandezze ma è anche quel faro che ci fa da guida e del quale avremo sempre necessariamente bisogno, quella possibilità in più per non perdere la rotta in un “oceano” dove il nulla imperversa e si fa quotidiana ed appagante “normalità”. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

Diamanda Galás-Malediction And Prayer

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Histrionic, theatrical, endowed with such a strong personality as to be strong, difficult, disturbing but what to feel, what immense feeling and immense art. A voice that is not (in part) the classic gift fallen from the sky but cultivated in the years, studying, experimenting, pushing itself towards a beyond where few others / others have dared, then a backward path, painful, harsh, dramatic, up to where everything is it began, never easy, never predictable, never what you would think to hear, blues (but not only). She is Diamanda Galás and this is her Malediction And Prayer published in 1998 for two independent labels Mute Records Ltd. and Asphodel Ltd, 12 tracks recorded live between November 1996 and June 1997 (Los Angeles, Thessaloniki, Udine, Milan, Vienna, New York, Berkeley), only piano and voice, nothing else but we assure you that it will be too much (for beauty, for intensity, for that listening that becomes life. Difficult to start from “a beginning”, from a any point, just start, we prefer a simple suspension semicolon and here it is; behind a person there is always a story, often painful, many times of defeat, sometimes of rebirth but they are always scars that remain and that carry their weight, a remember. We will deliberately (by choice) leave out the biographical part, if you want to go deeper online you will find what you need, we prefer to focus on music, its music and believe us, already this is not a little, indeed, it becomes a “whole”. Opens the album Iron Lady, this or another song not it would have made no difference but you read the dedication (to Aileen Wuornos) and the story of this woman, a version of the 1966 Phil Ochs piece if possible (and not a little) yet darker and more bitter, “tragic”, the notes of the piano that become a requiem of poignant beauty and then there is this voice, which ripples, softens, becomes harsh and tender at the same time, a narration without time, thrilling. There is the beautiful Thrill Is Gone, a blues piece originally released by Roy Hawkins and Rick Darnell in 1951 and brought to success by B.B. King in 1970, that is, unsettling for how Galás appropriates it and makes it her own, a version that may or may not be liked but it is an experience that goes beyond just listening; and it’s pure soul that of My World Is Empty Without You, a success of the Supremes dated 1965 and reinterpreted here in a leaner and more obscure version, it is always soul but that Diamanda’s voice drags into those abysses of the most “black” soul (not black in the musical sense), as well as in Death Letter‘s Delta blues (Son House, 1965), a lament of excruciating beauty, sometimes angry, powerful, excessive, free, just like the music of the Galás. Supplica A Mia Madre is a poem by Pier Paolo Pasolini, intimate, painful and difficult that it is here Galás “recites” (in Italian) accompanied by a few piano notes, then (then it is still one matter of tastes, attitudes and personal thoughts), immense poetry and equally courage (end personality) by this artist to propose a poetic text that is certainly not simple but some doubt about the use of a language that is not “naturally his” comes to us, however (and for this very reason) hats off; there is the gospel of the splendid I’m Gonna Live The Life (Thomas A. Dorsey), this one yes, black to the core, a desperate crescendo pulsing with life and perdition, the voice of Galás (very near in tone to that of the great Nina Simone) here it is unattainable and not for one a matter of technique (a lot) but because it bleeds, it’s pain, it’s that defenseless flight, just a blues. We conclude (to you the pleasure of entering and discovering this little masterpiece for yourself) leaving you to the notes of a song that is a lot of stuff (and of which we had already mentioned here), Gloomy Sunday, better known as the “Hungarian Suicide Song”, song composed in a now distant 1933 from the pianist Rezső Seress, let’s be clear, this story of suicide is one legend like many others, the song remains beautiful as well as its text and is “sublime” listen to it in this version of Galás, a dream journey (because it is only a dream) where however it will be easy to get lost. Malediction And Prayer is all this and more (as you can to discover), it is that inevitability that accompanies us every day, it is this fucking world with all its miseries and atrocities but it is also that lighthouse that guides us and of which we will always have necessarily need, that extra chance not to lose the course in an “ocean” where the nothing rages and becomes daily and satisfying “normality”. From Roots! it is everything and as always good listening (here or here).

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