Roots! n.258 settembre 2021 Depeche Mode

Depeche Mode-Black Celebration

Autore: Depeche Mode

Titolo Album: Black Celebration

Tracklist:

1. Black Celebration

2. Fly On The Windscreen

3. A Question Of Lust

4. Sometimes

5. It Doesn’t Matter Two

6. A Question Of Time

7. Stripped

8. Here Is The House

9. World Full Of Nothing

10. Dressed In Black

11. New Dress

Membri band:

Dave Gahan-voce; Martin Gore-tastiere, synth, chitarra, voce; Andy Fletcher-synth, campionamenti, cori; Alan Wilder-synth, batteria, drum machine

Genere musicale: Elettronica, synth-wave, synth-pop, new wave

Casa Discografica: Mute Records

Sito web: Depeche Mode

 

 

Depeche Mode – Black Celebration

by Simone Rossetti

Sui Depeche Mode è stato detto e scritto di tutto, dalle origini ai primi successi, dalle problematiche all’interno del gruppo fino ad un riscontro commerciale su scala planetaria; cos’altro poter aggiungere? Nulla, personalmente (ma è pur sempre una questione di gusti strettamente personali) trovo che abbiano scritto alcuni grandi pezzi e realizzato dei buoni album (non tutti grandi album ma quasi tutti buoni) e comunque le vendite ed i live stanno lì a smentire chiunque voglia affermare il contrario; oltre a questo i Depeche Mode hanno avuto un altro grande merito (enorme) che è stato quello di dare alla musica “elettronica” (sinth-wave, sinth-pop o comunque la si voglia chiamare) lo stesso “status” del rock, la stessa empatia, lo stesso essere rock sebbene con una strumentazione diversa; forse non sono stati i primi, probabilmente non i soli ma per il pubblico raggiunto ed a livello compositivo quasi certamente gli unici. Perchè scegliere questo Black Celebration del 1986 (loro quinto album in studio) e non un altro, perchè è stato il migliore? No, perchè in qualche modo è diverso, ha un senso di incompiutezza generale, un pò come il bruco che sta per diventare farfalla, c’è malinconia ma anche dolcezza e forti richiami a quella che è la grande tradizione corale americana (gospel) pur senza perdere di vista le proprie radici “elettroniche”; che poi abbia venduto qualche milione di copie nel mondo a noi interessa il giusto, ne avesse vendute anche solo due (di numero) resterebbe un grande album e noi saremmo comunque qui a parlarne. Detto questo la titletrack è un bel brano, atmosferico ma che si può considerare “introduttivo”, il testo è permeato da un’amarezza di fondo con piccoli spiragli di luce “To celebrate the fact, that we’ve seen the back, of another black day”; Fly On The Windscreen è un altro brano dai profumi malinconici e cupi con una bella apertura nel refrain, la sensazione è sensuale ed allo stesso tempo angosciante, da ultima spiaggia; si prosegue con la dolcezza di A Question Of Lust, se non uno fra i brani migliori poco ci manca e molto bella l’interpretazione vocale di Martin Lee Gore, a seguire il brano che personalmente considero un piccolo capolavoro (sempre piccolo, il grande capolavoro non esiste), Sometimes, coro da chiesa che introduce poche note di piano e la voce di Gore, nient’altro a parte un gioco di cori che come le onde del mare si ritirano per poi fare ritorno; c’è It Doesn’t Matter Two un gioco di specchi che si apre ad una tristissima melodia dal sapore d’altri tempi per poi spegnersi desolatamente sul finale mentre A Question Of Time è più ritmata e dove si sente maggiormente il peso dell’elettronica ma ecco che parte la più riflessiva e dall’incedere irresistibile Stripped, un colpo da maestri che non ripeteranno, forse, più; c’è molta classe anche nella più semplice Here Is The House, un brano minore ma di grande personalità e con belle armonizzazioni vocali; e ci avviamo così verso la conclusione con Dressed In Black, brano anomalo e dalle atmosfere complesse, un semplice giro di synth-bass che si ripete come una malinconica litania mentre la voce di Dave Gahan (già bella di suo ma che qui ne percorre tutte le minime sfumature) sembra sempre sul punto di spezzarsi ed a chiudere New Dress, brano che ci sembra suonare estraneo (compositivamente e per arrangiamenti) al contesto dell’intero album, ma i gusti sono gusti e probabilmente molti di voi lo troveranno un ottimo brano. Domanda, Black Celebration è un buon album per iniziare ad approfondire la musica dei Depeche Mode? E’ più di un buon album ma come sempre sarebbe meglio partire da un inizio (Speak & Spell, loro primo lavoro del 1981) e seguirne il percorso temporale; Black Celebration lo si può considerare come l’inizio di un nuovo ciclo non ancora compiuto ma che si perfezionerà con i lavori successivi, il resto è storia nota ma noi per il momento ci fermiamo qui. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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