Roots! n.435 maggio 2022 Darkthrone – Eternal Hails……

Darkthrone - Eternal Hails......

Darkthrone – Eternal Hails……

(2021, Peaceville Records)

by Simone Rossetti

Un album così non lo si “inventa” dalla sera alla mattina (cioè, in effetti si potrebbe ma bisognerebbe gridare al miracolo), no, la verità è che la storia, almeno in questo caso, ha un suo senso e che i norvegesi Darkthrone di storia alle spalle ne hanno a tonnellate anche se ai nostri occhi (orecchie) sembrano sempre gli stessi ragazzi di quando iniziarono a suonare death/black metal sul finire degli anni ’80 in quel di Kolbotn. Una storia molto umanamente vissuta e scritta fra alti e bassi, cambi di formazione, 19 album in studio, demo, raccolte, EP, singoli, progetti paralleli, l’Helvete (il negozio di dischi di Euronymous, chitarrista dei Mayhem), quella scena black metal che sul nascere degli anni ‘90 “incendiava” (letteralmente) l’estremo lembo di terra del Nord Europa, accuse (ma fateci il piacere) di propaganda antisemita, nazismo, ideologia ariana e chissà quant’altro. Oggi (quasi, giugno 2021) esce per la storica Peaceville Records questo loro ultimo lavoro in studio dal titolo Eternal Hails…… di acqua sotto i ponti ne è passata e tanta, ragazzi non lo sono più (né loro e nemmeno noi), il black metal è altro (ed a scanso di equivoci lo è) ma resta quella sacra fiamma dura a morire, che poi la si chiami death o black non ha importanza, ma è ciò che è sempre stato fin dalle sue origini, un Heavy Metal senza compromessi. Nocturno Culto alla chitarra, basso e voce e Gylve Fenris “Mohawkwind” Nagell alla batteria; 5 tracce dal minutaggio considerevole ma necessario perché qui si va oltre, ogni brano andrà oltre per poi tornare ad abbeverarsi alla sua fonte primordiale e più “nera”; e no, non è il classico album black metal anche se l’attitudine resterà la stessa, ripensate i Venom, i Metallica, i primi Iron Maiden, i Motörhead, i Judas Priest finanche i Black Sabbath, ripensateli in un gran bel sentire, potente (un suono crudo e senza inutili fronzoli che ci affascina), “ripensateli” oggi. Si parte con His Master’s Voice a “due volocità” (caratteristica comune a tutte le tracce dell’album) dove si pesta duro ma con un approccio “ragionato”, melodico, un sentire scuro, plumbeo ma con belle aperture armoniche e non sarà da meno la successiva Hate Cloak dall’ incedere più lento, riff di Sabbathiana memoria ma ci sarà posto anche per altro, devastante. A testa bassa Wake Of The Awakened, una discesa negli inferi di questo fottuto mondo (eppure a tratti sembrerà suonare quasi prog) per infine concludere con i 10 minuti di Voyage To A North Pole Adrift, pezzo complesso, articolato fra rigagnoli dalle molteplici influenze, non immediato ma (e ne varrà la pena) che richiederà un suo tempo e Lost Arcane City Of Uppakra, traccia che chiuderà questo Eternal Hails….. fra hard rock, psichedelia e doom, “Mystic appearance of a town that was never mentioned, Unveiling the lost from the shrouds of the iron age, Significant might, a thundering haven for heathens, A cryptic array of opinions from ancient Sweden, Uppåkra!, Desecrated by slaves of Kristi, Uppåkra!, From long before the curse of Christ..”, fate voi. Bello (poi ciascuno avrà le sue prefernze), bello perché sa di antico, di terreno, soprattutto di onesto , che poi i Darkthrone nel 2021 siano “altro” è vero ma alle nostre orecchie e cuore va bene così, quella sacra fiamma. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).      

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